Personal Coaching

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Pagine di Ennio Martignago
Appunti di esperienze e riflessioni di uno psicologo,
consulente manageriale individuale e di gruppo.

16 agosto 2007

Il Tempo del Coaching (NMG 005 - 8-01-05)

Lezione o seduta, tutto subito o finché morte non vi separi, smettiamola di pensare al coaching come un programma già scritto e alle persone come replicanti della stessa storia vincente per forza

Quanto tempo deve durare la mia sessione di coaching?

Se ne raccontano di tutti i colori in proposito, ma non ha senso un tempo standard. Il coach che pensi al suo lavoro come uno stampino da replicare, ancora prima di domandarci che contributo possa dare agli altri, mi ispira la stessa compassione di quei clienti afflitti da una vita ripetitiva, da un lavoro sbiadito in una grande notte dove tutte le mucche sono fatalmente nere.

Quanto peso hanno in questo i clienti e, prima ancora, i committenti?

“Ho visto John Smith fare queste cose nell’azienda di fianco. Potrà fare altrettanto anche lei?”
“Il mio amico ha partecipato a un gruppo con lei e dice di essere un uomo nuovo. Può fare altrettanto con me?”
“Voglio che questa gente cambi mentalità in funzione della nostra prossima fusione e penso che serva proprio un corso così e così...”

Il cambiamento può nascere da uno scambio di parole casuale, come pure da un feeling particolare che dev’essere coltivato per qualche incontro ogni tanto, ma il più a lungo possibile, con la certezza che l’uno ci sarà sempre per l’altro. Oppure, nel caso di un lavoro da svolgere con assiduità, le persone possono prediligere un’ora-due regolarmente o una sessione di uno o più giorni per poi riparlarne quando serve. O ancora l’azienda potrà decidere di mandare solo alcuni manager in gruppi finalizzati, un’intera area organizzativa per una full immersion o più semplicemente pagare cicli di sedute ad hoc ad un loro executive.
Il lavoro potrà essere congegnato con dei manager o degli specialisti di un’azienda, del personale eterogeneo di un distretto industriale, un gruppo di commercianti, un singolo libero professionista, un dipendente che vuole un supporto per passare da un’azienda all’altra, da un progetto di vita a un altro.

Come potrebbe essere possibile avere un all-in-one buono per tutte queste situazioni? Che tristezza dover dire a queste persone “lo mandi” oppure “venga a uno dei miei seminari: ho giusto un posto il mese…”

D’altro canto, quanta fatica costa spiegare al responsabile HR del gruppo tal dei tali che non puoi fargli un progetto a catalogo prima di avere costruito insieme a loro e al loro personale uno stile di rapporto e una modalità di relazione condivisa; un sentimento temporale tale da dar tempo ai più affiliativi di abituarsi e di non temere la separazione; la possibilità di fuggire ai più fobici; ai più critici quella di contraddire, mettere alla prova e, all’occorrenza, liquidare il tutto.
Come fare a cercare un linguaggio comune e degli oggetti di transizione su cui imbastire gli scambi. Come dire in anticipo quanto tempo serve? Non fraintendiamo: siamo tutti in grado di farlo, ma perché farlo? È giusto farlo?

Sarà maledettamente retorico, ma il tempo del coaching assomiglia a quello dell’amore: se lo consumi dando per scontato che porti al letto o al matrimonio fra tre ore, tre mesi o tre anni, non potrai che passare da un’insoddisfazione all’altra, fino a muoverti come uno stanco, consumato attore di una commedia fasulla. Se lasci che sia quel tramonto, quell’aperitivo o quella musica a ispirare le tue parole, se non ti aspetti niente da questa notte o da quella persona... la buona notizia è che saprai di stare vivendo la tua vita senza recitare una parte e poi, se l’altra persona la prenderà come te, se riuscirai a farglielo sentire, beh allora potrà nascere qualcosa di inedito e di stimolante.

Che cosa sarà stato avrete tempo di dirvelo quando sarà finito. Perché perdere tempo di vita per dare titoli a una storia ancora da inventare, che si forma mentre si scrive?

Se poi non c’era sintonia, perché non rinunciare felicemente con una cordiale, anche se a volte unilaterale, stretta di mano?

Il tempo del coaching è un tempo da gentiluomini e gentildonne, anche se talora avventurieri e tal altra gente di casa. I loro ritmi, i modi e le aspettative sono rispettosi, determinati ma anche disponibili e aperti alla vita e agli altri.

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