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Pagine di Ennio Martignago
Appunti di esperienze e riflessioni di uno psicologo,
consulente manageriale individuale e di gruppo.

14 maggio 2009

La beffa dei Mobility Manager

Che gli italiani non vadano a braccetto con le nuove tecnologie è risaputo da sempre: siamo sempre stati un paese di zapaterra e faccendieri. Magari facciamo bei vestiti e orologi di lusso, ma sull'innovazione siamo il fanalino di coda. L'Europa infatti può essere divisa in paesi con un basso o alto consolidato di innovazione e con un alto o basso fattore di crescita tecnologica. In genere chi ha già molta tecnologia non ha bisogno di crescere, diversamente da quanto avviene per quelli che ne hanno poca. Noi ci distinguiamo per essere pressoché gli unici ad averne poca ma a crescere ancora meno.

Tuttavia siamo molto bravi a scimmiottare gli altri. Così ci sono paesi che una politica di mobilità non hanno bisogno di farla perché l'hanno già nei geni. Altri che la gestiscono con spirito di efficienza. Per gli italiani basta apparire "come se" lo si fosse.

Così il ministro Brunetta, che in fondo dava meno fastidio se gli avessero dato il Nobel, dice che la PA si sta svecchiando, non premiando chi innova, ma sgridando chi non aderisce all'inutilità assunta a vessillo dalla politica manageriale, e suggerisce anche alle scuole di adottare un computer natalizio come purga per i giovani studenti ben più aggiornati di Brunetta e che quindi lo cestineranno assieme agli aborti dei progetti di rete didattica senza la quale a che serve il computer. Tutto questo mentre in USA le scuole adottano iPod Touch e iPhone per accedere ai materiali didattici push (e da noi se si crede di sapere cosa sono al massimo si pensa si tratti di Walkman di lusso).

In tutta questa arretratezza che accomuna le PA alle imprese che si affidano ai soliti vecchi monopolisti (i nomi non sono più di 10 e i costi superiori al bilancio delle imprese stesse), i sindacati più che riempirsi la bocca dell'abusato e stereotipato termine di "politico" non sanno fare. Come tutti gli altri, sono pieni di siti di facciata e telefoni VoIP che gli hanno venduto i soliti americani sostenuti da un qualche monopolista, ma quando si tratta di scegliere degli indirizzi più che copia-incolla non sanno fare.

E il copia-incolla lo hanno fatto anche le pubbliche amministrazioni con questa bella pensata del Mobility Manager.
Che cosa significa? Che alcuni svogliati aiutanti degli assessori si sarebbero accordati con dei distratti e conformisti gestori aziendali per favorire con offerte in grado di abortire prima di nascere una certa ecologia dello spostamento urbano, ovviamente soprattutto per ragioni di lavoro.

Vediamo alcuni di questi innovativi e geniali progetti sottratti dall'effetto che può ingenerare l'anglismo con cui vengono battezzati:
- mettiamoci d'accordo e viaggiamo tutti con una macchina sola, come se potendo uno non si sarebbe già arrangiato
- facciamo un pullman aziendale che in mezza giornata carica tutti in giro per la città e i dintorni
- facciamo lo sconto a chi compra la bici per andare a lavorare, così facilitiamo la riduzione del personale nelle aziende (dove non può la ruota riescono i fumi)
- facciamo lo sconto per usare i mezzi pubblici, che, a parte nelle solite due città e qualche capoluogo di provincia padano, sono notoriamente pochi, lenti, mal frequentati, anti-igienici e insicuri - meglio il monopattino!)
- usiamo le auto in affitto, magari elettriche: ce ne sono giusto qualche decina in qualche angolo della città dove magari abita un parente del giaguaro, più scomodo da raggiungere che non lo stesso posto di lavoro.

In compenso le sedi si allontanano dal centro urbano e il lavoro si informatizza sempre di più.
La prima condizione rende quasi del tutto inutili le prime proposte, mentre la seconda dovrebbe suggerire altre idee che però non vengono a nessuno.

Ovviamente stiamo parlando di telelavoro. Una soluzione di cui si sono riempiti la bocca tutti, le aziende, le amministrazioni pubbliche e i sindacati facendo a gara - tutta italiana - a chi appare di più.

Tanto appaiono quanto meno ne sanno e meno che mai hanno idea di come gestirlo. Sanno solo che la UE ha deliberato da quasi un decennio che si avanzassero programmi atti a favorire l'ambiente di lavoro remoto supportato da computer. E allora noi facciamo a gara a chi è più europeo. A quel punto, a parte farsi belli con le parole, bisognerebbe anche fare.

È a questo punto che le amministrazioni tacciono perché non ne sanno niente e vengono silenziate dai loro corrispondenti aziendali e sindacali. Essendo i primi replicanti normativi di cerimoniali arcaici cui partecipano i secondi, entrambi alla ricerca di vantaggi secondari con poco sforzo. Si domandano, i primi, "ma se non ce li ho qui, chi comando e a quel punto perché mi dovrebbero pagare da manager? magari mi tocca anche imparare a farlo, il manager…" e i secondi: "ma poi chi rappresento? come faccio a fare pesare gli iscritti? dovrei magari pensare a come rappresentare gli interessi dei lavoratori con mezzi che non conosco? e la politica poi dove la faccio, come e con chi?"

Questa è la burla dei mobility manager, da sfruttare se si ha bisogno di comprare una bicicletta che costi meno di 700 euro, se si vuole pagare di meno lo stesso pullman che comunque si sta già prendendo da anni e se si abita sopra il parcheggio delle city car.

Dormite tutti sonni tranquilli gestori delle apparenze che in questa crisi della sostanza nessuno si accorgerà di voi e in questa Italia, occhio non vede pancia non duole!

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