<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss'><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909</id><updated>2010-02-05T17:31:40.123+01:00</updated><title type='text'>Personal Coaching</title><subtitle type='html'>Servizio di &lt;a href="http://www.aiuti.com/index.html"&gt;Aiuti.com&lt;/a&gt;&lt;br&gt;
Pagine di &lt;a href="http://www.ennio.martignago.name/"&gt;Ennio Martignago&lt;/a&gt;&lt;br&gt;Appunti di esperienze e riflessioni di uno psicologo,&lt;br&gt;consulente manageriale individuale e di gruppo.</subtitle><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/index1.html'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default?start-index=26&amp;max-results=25'/><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://www.aiuti.com/atom.xml'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>99</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>25</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-4789445817926367366</id><published>2010-02-05T17:29:00.001+01:00</published><updated>2010-02-05T17:31:40.129+01:00</updated><title type='text'>Topo Magnager: ecchittetocca!</title><content type='html'>La pubblica amministrazione ed il telelavoro: quanti costi in meno e quanta efficienza in più per l'organizzazione; il decurtamento degli stipendi e la decimazione dei manager della PA (ministri compresi): come dimostrare che uno stato può essere efficiente cancellando il debito pubblico.&lt;br /&gt;Invece l'idea di calmierare quei pozzi neri (o buchi neri? ma...) dei top manager (molti hanno mistificato parlando di manager che oggi è cosa ben diversa!) invece ha visto la levata di scudi di tutta la narcomafia legalizzata.&lt;br /&gt;"Magna, ammmerikano, magna: ecchi te tocca!"&lt;br /&gt;http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2010/01/27/visualizza_new.html_1678388635.html&lt;br /&gt;http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/201001articoli/51667girata.asp&lt;br /&gt;http://notizie.virgilio.it/notizie/economia/2010/1_gennaio/29/borsa_m_colaninno_tetto_stipendi_manager_ingiusto_e_inefficace,22714987.html&lt;br /&gt;http://www.mantovaeconomia.it/dettaglio/3533/tetto-agli-stipendi-dei-manager/&lt;br /&gt;http://www.bassitassi.com/dichiarazioni-tremonti-tetto-stipendi-manager/9784/&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-4789445817926367366?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/4789445817926367366/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2010/02/topo-magnager-ecchittetocca.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/4789445817926367366'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/4789445817926367366'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2010/02/topo-magnager-ecchittetocca.html' title='Topo Magnager: ecchittetocca!'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-7471200960045354647</id><published>2010-02-04T23:39:00.000+01:00</published><updated>2010-02-04T23:40:07.963+01:00</updated><title type='text'>Steve Jobs suk pacio; il perché di una ridonadanza</title><content type='html'>Premetto che per me Steve Jobs è stato e resta uno dei migliori comunicatori al mondo. Non so ricordare uno che sappia parlare con chiarezza e semplicità da fare comprendere il senso di quello che intende anche a chi non mastica per niente l'inglese.&lt;br /&gt;La sua prolusione a Stanford rimane una pietra miliare tale da fare impallidire Cicerone.&lt;br /&gt;Per lui comunicare è stato fondamentale perché ci sono ancora molti che non hanno capito neppure quello che aveva in mentre 30 anni fa.&lt;br /&gt;Che condisse con attributi macroscopici le sue "creature" era noto e funzionale, ma  capitava che esagerasse soprattutto quando non l'aveva ancora ben metabolizzato e che quindi fosse in difficoltà a illustrarlo o quando temeva fortemente che non si sarebbe potuto comprendere il suo messaggio, la gestalt del prodotto, la vision che stava alle spalle.&lt;br /&gt;Che questa volta avesse esagerato più del solito l'avevo colto, ma l'interesse per l'oggetto e l'amore incondizionato per il dio terrifico mi ci ha fatto soffermare poco.&lt;br /&gt;Il filmato che segue invece lo evidenzia in maniera persino mostruosa e anche il più sfegatato Apple lover non può non guardare attentamente questo don Giovanni del marketing al lavoro:&lt;br /&gt;&lt;object width="580" height="360"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/1ZS8HqOGTbA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;border=1"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/1ZS8HqOGTbA&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="580" height="360"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;Ringrazio Luca Ciccioni per avermelo fatto osservare all'interno del suo ottimo pezzo &lt;a href="http://www.blogcomunicazione.com/2010/02/04/apple-e-persuasione-i-segreti-svelati/"&gt;Apple e persuasione: i segreti svelati&lt;/a&gt;, nella cui prima parte sottolinea, più che l'evidente esagerazione entusiastica il meccanismo di ancoraggio reiterativo messo in atto all'unisono dai partecipanti di questo keynote.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-7471200960045354647?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/7471200960045354647/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2010/02/steve-jobs-suk-pacio-il-perche-di-una.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/7471200960045354647'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/7471200960045354647'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2010/02/steve-jobs-suk-pacio-il-perche-di-una.html' title='Steve Jobs suk pacio; il perché di una ridonadanza'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-6215612858008686617</id><published>2010-02-03T13:29:00.000+01:00</published><updated>2010-02-03T14:02:19.471+01:00</updated><title type='text'>Il vero problema di iPad…</title><content type='html'>…nonché di iPhone e iPod Touch, non è nell'hardware che sembra essere l'unico argomento ad interessare i commentatori, ma i partner.&lt;br /&gt;Il primo è forse quello più storico: Adobe con il suo post-script, il linguaggio per la stampa professionale a tutti i livelli che ha visto la nascita delle tecnologie laser, il computer design, il desktop publishing, il web publishing e anche la business presentation e il trattamento cine-fotografico. Tutto ciò anche in seguito ad acquisizioni, le più importanti delle quali sono state Aldus (Pagemaker e Freehand) e Macromedia (da Dreamweaver a Flash, passando per i mai veramente sostituiti Director e Authorware). Apple è diventata piano piano una concorrente di Adobe, mentre quella proporzionalmente si avvicinava a Windows. Anche come identità Adobe e Microsoft hanno finito per somigliarsi sempre di più sia per proposta commerciale che per elefantiasi organizzativa. Sta di fatto che programmi come Flash stavano meglio quando dipendevano dai loro creatori e forse oggi i problemi che l'affliggono non ci sarebbero. D'altronde sono rarissime le imprese a vantare manager carismatici che anche solo si approssimino alla determinazione di Jobs!&lt;br /&gt;Quando è giunta l'era della mobilità, il partner ideale per competenze e soprattutto per valori e dinamismo è diventato Google, che invece si è messo nei sistemi operativi solo apparentemente cloud-centrici. Anche i messaggi che blogger e clienti della piattaforma professionale gApps stanno ricevendo lasciano pensare ad una svolta di potere (contestuale al periodo della crisi cinese) per BigG. Anche sull'hardware l partnership si porta in Oriente con HTC. &lt;br /&gt;Sotto-sotto non è pensabile che Intel, dopo un fidanzamento che ha fatto la fortuna dei Mac accetti di buon grado la sostituzione dei suoi chip con uno fatto in casa che presto potrebbe estendersi su altre piattaforme mangiando dallo stesso piatto quando si era appena risolto il periodo AMD. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nemici questi per iSteve che potrebbero portare a conflitti per noi invisibili diversamente dalle conseguenze che potrebbero essere invece devastanti per clientela e civiltà. I più immediati sono la guerra dei browser con Flash, ma questa è solo la punta dell'iceberg. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-- Postato con BlogPress dal mio iPod Touch&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-6215612858008686617?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/6215612858008686617/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2010/02/il-vero-problema-di-ipad.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/6215612858008686617'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/6215612858008686617'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2010/02/il-vero-problema-di-ipad.html' title='Il vero problema di iPad…'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-4246348131718541377</id><published>2010-01-27T23:22:00.000+01:00</published><updated>2010-01-27T23:27:39.105+01:00</updated><title type='text'>iPad: quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;&lt;a href='http://picasaweb.google.com/mobile.ennio.martignago/MyBlogPhotos02#5431549864397385618'&gt;&lt;img src='http://lh5.ggpht.com/_jJuN_HLWdqU/S2C90vc6L5I/AAAAAAAAARY/yJOJ8FiJCw0/s288/iphone_photo.jpg' border='0' width='281' height='186' style='margin:5px'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;&lt;br /&gt;Il nome è stato il primo a girare (escluso iTablet che risale ad almeno un anno prima dell'uscita dei primi netbook. &lt;br /&gt;L'hardware è più o meno quello che si sapeva, mentre il software ci riserva qualche sorpresa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;&lt;a href='http://picasaweb.google.com/mobile.ennio.martignago/MyBlogPhotos02#5431549870939141858'&gt;&lt;img src='http://lh6.ggpht.com/_jJuN_HLWdqU/S2C91H0lduI/AAAAAAAAARc/HBKCCHWO3wA/s288/iphone_photo.jpg' border='0' width='281' height='186' style='margin:5px'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ma il vero genio sta in tre parole: a risalire per importanza: &lt;br /&gt;- la comunicaIone: nessuno sa presentate le proprie creature come Apple. Hanno venduto l'uso, non l'oggetto, parlando la lingua di tutti con chiarezza esemplare. &lt;br /&gt;- il marketing: l'oggetto più economico costa meno di un iTouch, quello più costoso meno di un iPhone. Ma il vero guadagno sta nell'indotto che ripeterà notevolmente amplificato il fenomeno dei primi iPod, oggi in caduta libera. &lt;br /&gt;- L'ecosistema: ogni prodotto che fa, Apple vende Apple, il suo modo di pensare, i suoi evangelisti, la sua filosofia, i suoi clienti affezionati; ma soprattutto un mondo già pronto per l'uso. Contratti finiti con i maggiori tabloid USA, le cui vendite sono garantite dall'appeal del prodotto e quelle del prodotto dal prestigio del giornale. Lo stesso vale per riviste, libri, film, TV, telefono, videogiochi. E tutti con i nomi più importanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;&lt;a href='http://picasaweb.google.com/mobile.ennio.martignago/MyBlogPhotos02#5431549880413186450'&gt;&lt;img src='http://lh6.ggpht.com/_jJuN_HLWdqU/S2C91rHX6ZI/AAAAAAAAARg/pXYOY379TQw/s288/iphone_photo.jpg' border='0' width='281' height='186' style='margin:5px'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;C'era qualcuno che voleva qualcosa che somigliasse ad un ebook a basso prezzo anche se valeva poco. Apple sta vendendo a basso prezzo qualcosa che vale molto. Perché? Lo stolto pensa di avere comprato il prodotto; il saggio sa che quello che è stato venduto è Apple. Non un satellite, nè un pianeta e neppure una stella: una galassia. &lt;br /&gt;Agli altri non rimane che mendicare al solito misero indotto aziendale che fa sempre più fatica a comprare e ancor meno a pagare, ma in compenso non è certo interessata ad innovare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;&lt;a href='http://picasaweb.google.com/mobile.ennio.martignago/MyBlogPhotos02#5431549884742955266'&gt;&lt;img src='http://lh6.ggpht.com/_jJuN_HLWdqU/S2C917Pq8QI/AAAAAAAAARk/iqIVSThd8yM/s288/iphone_photo.jpg' border='0' width='281' height='186' style='margin:5px'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Chi vuole vederlo può sempre recarsi su:&lt;br /&gt;http://www.Apple.com/ipad&lt;br /&gt;E probabilmente fra non molto&lt;br /&gt;http://www.Apple.com/it/ipad&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;center&gt;&lt;a href='http://picasaweb.google.com/mobile.ennio.martignago/MyBlogPhotos02#5431549892071918274'&gt;&lt;img src='http://lh4.ggpht.com/_jJuN_HLWdqU/S2C92WjCCsI/AAAAAAAAARo/CmuWnsTiZa0/s288/iphone_photo.jpg' border='0' width='281' height='186' style='margin:5px'&gt;&lt;/a&gt;&lt;/center&gt;&lt;br /&gt;Speriamo che 3Italia sia pronto all'offerta per il modello 3G. Non perdete di vista Twitter o Facebook. &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-4246348131718541377?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/4246348131718541377/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2010/01/ipad-quando-il-saggio-indica-la-luna-lo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/4246348131718541377'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/4246348131718541377'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2010/01/ipad-quando-il-saggio-indica-la-luna-lo.html' title='iPad: quando il saggio indica la luna lo stolto guarda il dito'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_jJuN_HLWdqU/S2C90vc6L5I/AAAAAAAAARY/yJOJ8FiJCw0/s72-c/iphone_photo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-6793884284850475156</id><published>2010-01-23T14:32:00.002+01:00</published><updated>2010-01-23T14:48:44.235+01:00</updated><title type='text'>È nato "Il Franti"</title><content type='html'>Come promesso è nata la pagina Facebook dedicata all'apocalisse dell'apprendimento e alla militanza clandestina dei nostalgici della formazione e dell'intelligenza non combinatoria (ovvero di quando i computer erano strumenti stupidi delle persone e non strumenti ancora più stupidi dei sempre più stupidi computer); nostalgici dei boiardi ingordi ma sazi della loro parte…&lt;br /&gt;Vorrei aggiungere che dedico la nascita di questa pagina a Giorgio Gaber (e inevitabilmente a Luporini), a titolo simbolico di uno dei tanti che ci aveva avvertito con parole fra le più belle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mi resta che dirvi come e questo ve lo metto qua sotto:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- Facebook Badge START --&gt;&lt;a href="http://www.facebook.com/pages/Il-Franti/265588413062" title="Il Franti" target="_TOP" style="font-family: &amp;quot;lucida grande&amp;quot;,tahoma,verdana,arial,sans-serif; font-size: 11px; font-variant: normal; font-style: normal; font-weight: normal; color: #3B5998; text-decoration: none;"&gt;Il Franti&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;lucida grande&amp;quot;,tahoma,verdana,arial,sans-serif; font-size: 11px; line-height: 16px; font-variant: normal; font-style: normal; font-weight: normal; color: #555555; text-decoration: none;"&gt;&amp;nbsp;|&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;br/&gt;&lt;a href="http://www.facebook.com/pages/Il-Franti/265588413062" title="Il Franti" target="_TOP"&gt;&lt;img src="http://badge.facebook.com/badge/265588413062.2915.862095397.png" width="360" height="197" style="border: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;!-- Facebook Badge END --&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S.: So che molti vedono in Facebook il grande fratello. Mi permetto di dirvi: "Dormiglioni!!! Il grande fratello è superato! Siamo già nel mondo di Terminator, o di Matrix e il clone di quello che fu l'orweliano 1984 è già impiantato nell'avatar che siede accanto a te in ufficio, che insegna a tuo figlio (e alle volte lui stesso), nel tuo vicino di casa, il lattaio… e il delatore ti guarda dalla pupilla polifemica del nulla imbecille in cui è imbevuta ogni molecola del mondo attorno a noi. Per essere meno prosaici, anche se vai in un'isola deserta tutti possono sapere cosa fai. L'unica speranza che hai è di non interessare loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma questo non è poco: è un buon punto di partenza su cui lavorare!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma su "Il Franti", naturalmente, se ti resta ancora un po' di fiato dopo questa macerazione fermentata del frullato dei tuoi gabbaisisi (citazione camilleriana).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-6793884284850475156?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/6793884284850475156/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2010/01/e-nato-il-franti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/6793884284850475156'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/6793884284850475156'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2010/01/e-nato-il-franti.html' title='È nato &quot;Il Franti&quot;'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-4542056266069928149</id><published>2010-01-23T14:15:00.000+01:00</published><updated>2010-01-23T14:17:05.098+01:00</updated><title type='text'>Rileggiamo Schumpeter</title><content type='html'>&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Schumpeter"&gt;Rileggiamo Schumpeter&lt;/a&gt;; Mentre nella grande impresa capitalistica il ruolo dell'imprenditore, creativo e diretto all'innovazione, verrà sempre più sostituito dalla mentalità burocratica e tendente all'immobilismo dei managers, nella società si affermeranno, ad opera degli intellettuali, valori contrari allo sviluppo capitalistico, facendo sì che i capitalisti stessi prima si vergognino del proprio ruolo ed, infine, rinuncino ad esso. A quel punto, una qualsiasi forma di socialismo sarà inevitabile sbocco al capitalismo monopolistico ed alla sua eutanasia. Il passaggio al socialismo non avverrà, infatti, a mezzo di una rivoluzione violenta, come profetizzato dai marxisti e realizzato dai bolscevichi, ma con un processo graduale, per vie parlamentari - ogni accelerazione rivoluzionaria, come quella sovietica, avrebbe unicamente causato innumerevoli lutti - e darà vita ad un sistema socialista compatibile con la democrazia, in cui si vedrà la concorrenza di gruppi corporativi, non più regolata dal mercato, bensì dallo stato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-4542056266069928149?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/4542056266069928149/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2010/01/rileggiamo-schumpeter.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/4542056266069928149'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/4542056266069928149'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2010/01/rileggiamo-schumpeter.html' title='Rileggiamo Schumpeter'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-3898890872478067409</id><published>2010-01-23T12:45:00.002+01:00</published><updated>2010-01-23T13:13:03.403+01:00</updated><title type='text'>Siamo su Facebook!!!</title><content type='html'>&lt;!-- Facebook Badge START --&gt;&lt;a href="http://www.facebook.com/pages/Pathledge-Psicologia-del-portale/249710139290" title="Pathledge - Psicologia del portale" target="_TOP" style="font-family: &amp;quot;lucida grande&amp;quot;,tahoma,verdana,arial,sans-serif; font-size: 11px; font-variant: normal; font-style: normal; font-weight: normal; color: #3B5998; text-decoration: none;"&gt;Pathledge - Psicologia del portale&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;a href="http://www.facebook.com/pages/Pathledge-Psicologia-del-portale/249710139290" title="Pathledge - Psicologia del portale" target="_TOP"&gt;&lt;img src="http://badge.facebook.com/badge/249710139290.4022.861447179.png" width="120" height="269" style="border: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;!-- Facebook Badge END --&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è la stessa cosa di Personal Coaching,&lt;br /&gt;Ho scelto di inserire su FaceBook una sorta di Rivista critica sui trend dell'organizzazione e dei comportamenti legati a tutto quanto fa Web.&lt;br /&gt;Si richiama ad un mio sito e pertanto l'ho battezzata "Pathledge - Psicologia del Web" e penso che per molti di noi di Personal Coaching possa essere interessante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio invito è: appropriamoci di FaceBook! È ora di farlo e di smettere di fare i soliti snob pre-moderni (non è un refuso) e tiriamoci su le maniche.&lt;br /&gt;Mai come ora serve la creatività dei pochi che ne hanno ancora di vera e non di pre-manipolata!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque, se non vi fa proprio schifo iscrivervi (e la maggior parte - lo so - lo sono) fatelo con il badge in alto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se poi vi interessa qualcosa di analogo sulle nuove forme dei media ispirati, manco a dirlo da Apple, c'è anche la pagina di "iTouch-0-Logy". Cito anche per gli amici che all'occorrenza sanno anche avere la pazienza di capirmi e ogni tanto perdonarmi l'istintività, la mia pagina personale, "L'eremita". Di queste due trovate i Badge per accedervi o iscrivervi qui sotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma prima, ancora un secondo, vorrei anticiparvi un'iniziativa che nascerà forse per qualche ora, questa sì, più vicina a Personal Coaching, nata da un moto dell'animo del caro amico Umberto Santucci e che ha riverberato immediatamente in me, del tutto in sintonia con le sue parole. Spero che non me ne vorrà se estrapolo alcuni passaggi della mail:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;cite&gt;«Vogliamo organizzare in rete una rivolta dei formatori? Al grido di "basta con la formazione presa in giro, mettici una pezza, fai formazione quando non sai che altro fare!". Con la filosofia che formazione senza cambiamento è inutile, formazione con cambiamento è pericolosa perché fa tremare le gerarchie. Quindi va fatta in base a obiettivi di cambiamento e strategie per raggiungerli, con piena coscienza dei rischi di cambiamento sistemico che si corrono.&lt;br /&gt;Il koan potrebbe essere quello dell'allievo di Bodidharma che si taglia il braccio per mostrare la sua motivazione a farsi accogliere dal maestro.&lt;br /&gt;Diceva Piero Trupia in un suo seminario di aver detto alla Fiat: "se non volete che scricchioli la carrozzeria delle nuove vetture, dovete far scricchiolare il management".»&lt;/cite&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;Già questa provocazione potrebbe aprire dibattiti di tutti i tipi e probabilmente comunque sani. Ad esempio, la mia risposta:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;cite&gt;Hai proprio ragione. Infatti da molto tempo, se credo sempre più che gran parte dei sostantivi ontologici si facciano facilmente risalire all'apprendimento, oramai non credo piï¿½ ad alcun "argomento".&lt;br /&gt;L'apprendimento fa invece binomio con un altro sostantivo: volontà. Da soli i due bastano a spiegare tutto, specie se corredati da un pugno di qualità/vizi capitali: intelligenza/stupidità; modestia/presunzione; gentilezza/arroganza;saggezza/sconsideratezza; austerità/ingordigia.&lt;/cite&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel corso del week end vi invierò un analogo invito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per ora, ecco i Badge delle altre due pagine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A presto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- Facebook Badge START --&gt;&lt;a href="http://www.facebook.com/pages/iTouch-0-Logy/289127292316" title="iTouch-0-Logy" target="_TOP" style="font-family: &amp;quot;lucida grande&amp;quot;,tahoma,verdana,arial,sans-serif; font-size: 11px; font-variant: normal; font-style: normal; font-weight: normal; color: #3B5998; text-decoration: none;"&gt;iTouch-0-Logy&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;a href="http://www.facebook.com/pages/iTouch-0-Logy/289127292316" title="iTouch-0-Logy" target="_TOP"&gt;&lt;img src="http://badge.facebook.com/badge/289127292316.3121.945850503.png" width="120" height="342" style="border: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;!-- Facebook Badge END --&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;!-- Facebook Badge START --&gt;&lt;a href="http://www.facebook.com/pages/Leremita-Tracce-di-Ennio-Martignago/284067766074" title="L&amp;#039;eremita - Tracce di Ennio Martignago" target="_TOP" style="font-family: &amp;quot;lucida grande&amp;quot;,tahoma,verdana,arial,sans-serif; font-size: 11px; font-variant: normal; font-style: normal; font-weight: normal; color: #3B5998; text-decoration: none;"&gt;L&amp;#039;eremita - Tracce di Ennio Martignago&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;a href="http://www.facebook.com/pages/Leremita-Tracce-di-Ennio-Martignago/284067766074" title="L&amp;#039;eremita - Tracce di Ennio Martignago" target="_TOP"&gt;&lt;img src="http://badge.facebook.com/badge/284067766074.3029.895849076.png" width="120" height="270" style="border: 0px;" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;&lt;!-- Facebook Badge END --&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-3898890872478067409?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/3898890872478067409/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2010/01/siamo-su-facebook.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/3898890872478067409'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/3898890872478067409'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2010/01/siamo-su-facebook.html' title='Siamo su Facebook!!!'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-6823010320715078473</id><published>2010-01-22T17:59:00.002+01:00</published><updated>2010-01-22T17:59:40.865+01:00</updated><title type='text'>Duetto di ordinaria follia</title><content type='html'>Telefonata al 133.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voce che parla in lingua sconosciuta; io: "Pronto?"; lui "Sì, middica sìgnore"; "Guardi, io ho sia un INQ Chat che un Nokia e oggi da qui non funziona Internet"; lui: "Ma il telefono l'ha comprato da 3?"; io: "eh, certo, visto che lo fate solo voi e lo vendete solo voi"; lui: "ah, allora ha guardato se non ha messo la scheda di un altro operatore (pronunciato in un modo incomprensibile)?"; io: "Che ha detto? (d'ora in poi questa domanda non la riporto più perché mi tocca rifarla ogni 3 secondi e ogni volta che lo chiedo cambia frase, dicendo altro); lui ripete; io: "ma si rende conto o sta scherzando?"; lui: "Le consiglio di andare in un negozio tre a portare a riparare il telefono"; io: "Guardi che il telefono va benissimo: è internet che non va!"; lui: ma ha provato ad andare su Internet"; io "sì come quella del cappuccino e la briosche..."; lui: "si signore, se non ci è andato le spiego come si fa".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La discussione che viene qui riportata sorvola su un'infinità di passaggi simili se non peggiori, fino a che non decido di tagliare corto: "Guardi, a me basta che lei segnali che qui a Torino dev'esserci un disservizio almeno dalle celle da cui chiamavo in modo che qualcuno provveda; poi mi arrangerò in qualche modo, perché con questa telefonata ci sto lasciando un capitale"; lui: "ah lei è di Roma?"; io: "no, che centra, le ho detto Torino"; lui: "Ah, no, avevo capito la capitale"; comunque io segnalo che il telefono che mi chiama non funziona. La ringrazio di avere chiamato il Servizio Clienti 3! (stavolta pronunciato abbastanza chiaramente e con tono affettuosamente rassicurante)"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche chilometro dopo spengo e riaccendo e il tutto torna a funzionare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi, quando riaccendo, trovo un certo numero di messaggi in segreteria. Tutti ripetevano, IN SEGRETERIA TELEFONICA: "se è disposto ad aiutarci a migliorare il servizio clienti digiti 1".&lt;br /&gt;Io digito 1.&lt;br /&gt;Risponde: "Messaggio cancellato. Secondo messaggio". Idem.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono con tento... tento-tento-tento, ma tanto... tanto.tanto.tanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se i miei professori del liceo avessero saputo che sarebbe andata a finire così, almeno ci avrebbero lasciato passare le giornate a farci le canne in classe dalla sera ala mattina, mentre loro si sarebbero idrovorati interi bomboloni di narghilé.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse oggi saremmo riusciti a capire meglio il mondo in cui viviamo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-6823010320715078473?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/6823010320715078473/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2010/01/duetto-di-ordinaria-follia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/6823010320715078473'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/6823010320715078473'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2010/01/duetto-di-ordinaria-follia.html' title='Duetto di ordinaria follia'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-7006221697781066514</id><published>2009-12-01T19:31:00.001+01:00</published><updated>2009-12-01T19:31:07.840+01:00</updated><title type='text'>ATTENZIONE: Rinnovo dei locali!!!</title><content type='html'>Questo sarà l'ultimo o uno degli ultimi post di questo blog. Non significa che non toccherò più questo tema, ma solo che sto cambiando ambiente e modalità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'ora in poi tutti gli aggiornamenti di varia natura che ho curato si incontreranno nei gruppi di varia natura del mio &lt;a href="http://enniomartignagi@ning.com" target="_blank"&gt; Gazebo virtuale&lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;Venite a trovarmi li, e cioè all'indirizzo:&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;http://enniomartignago.ning.com/xn/detail/3254784:Comment:336?xg_source=activity&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E partecipate ai lavori, solo quando c'è in quanto da qualche parte.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;-- Postato con BlogPress dal mio iPod &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-7006221697781066514?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/7006221697781066514/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2009/12/attenzione-rinnovo-dei-locali.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/7006221697781066514'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/7006221697781066514'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2009/12/attenzione-rinnovo-dei-locali.html' title='ATTENZIONE: Rinnovo dei locali!!!'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-6133589373830139034</id><published>2009-10-16T09:58:00.007+02:00</published><updated>2009-10-16T11:50:37.353+02:00</updated><title type='text'>Suicidi francesi: la cultura ha tempi lunghi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.france-info.com/IMG/jpg/wenes_lombard-280.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 280px; height: 364px;" src="http://www.france-info.com/IMG/jpg/wenes_lombard-280.jpg" border="0" alt="" /&gt;&lt;/a&gt;L'ondata di &lt;a href="http://www.repubblica.it/2009/09/sezioni/esteri/suicidi-france-telecom/video-web/video-web.html"&gt;suicidi e tentati suicidi&lt;/a&gt; che sta affliggendo France Telecom e con essa la pragmaticamente coesa società francese non dà segno di interrompersi nonostante la &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=inPijGfnT_g"&gt;fuoriuscita del vicepresidente&lt;/a&gt; tagliatore di teste e l'accordo sindacale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La questione stupisce molti perché alle mentalità sbrigative dei manager viene fatto di pensare che, cancellata la causa, la malattia dovrebbe passare da sola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La spiegazione della questione è duplice:&lt;br /&gt;&lt;ol&gt;&lt;li&gt;la causa non solo non è stata cancellata, ma neppure compresa&lt;/li&gt;&lt;li&gt;le ferite della cultura d'impresa richiedono molto tempo per crearsi, ma ancor più per rimarginarsi&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla prima questione ci sarebbe molto, se non troppo, da dire; ma di tutti gli aspetti che si potrebbero tirare in ballo uno emerge chiaramente: la crisi di ruolo di quelli che un tempo venivano chiamati colletti bianchi e che oggi sempre più spesso vengono definiti manager. Negli USA - e non solo - si assite ad un diffuso rigetto del personale ad essere promosso a manager: alta responsabilità, forte esposizione a tutti i rischi, insostenibile pressione nervosa, ridotta vita sociale, disponibilità incondizionata verso aziende di cui non si comprende più il significato. Sono rimasti gli unici a dovere tutelare il funzionamento dell'impresa e a fare al contempo il boia (nei confronti dei dipendenti e della politica interna) e l'impiccato (questa va da sé). La deprofessionalizzazione e l'asservimento forzato e umiliato dei livelli intermedi crea una ferita narcisistica difficile da sanare e presto scompariranno in uno dei due modi possibili: per semplice estinzione; per cinismo strumentale (una nuova generazione di incompetenti incursori da rapina).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sotto si trova una popolazione sofferente, ma che in qualche modo ha una coesione e una tutela sindacale e giuridica giustamente attenta a sé stessa; sopra un top management più che mai autoreferenziale che cade sempre in piedi, facendo gli interessi, oltre che della propria bulimica pancia, non più dell'impresa, quanto del sistema di potere e degli azionisti, e che, passando da un incarico all'altro, &lt;span style="font-style:italic;"&gt;trattano ogni impresa come la stessa impresa&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È quello che Schumpeter intendeva quando sosteneva che sarebbe stato il governo dei top manager a fare affondare il sistema capitalistico basato sul profitto fine a se stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivando alla seconda questione dovremmo avere chiaro che l'impresa pone le fondamenta sulla propria cultura che rappresenta l'asset più importante su cui possa contare, seguito dal brand. La cultura di un'impresa è la sua riserva, la capacità di assorbire gli urti e reagire alle difficoltà improvvise. È paragonabile al sistema reticolo-endoteliale, le difese profonde, nel corpo umano, oppure alla personalità, a livello psicologico. Prima di intaccare questi livelli bisogna passare per le parti più superficiali e ignorare molti allarmi di sicurezza. Uno degli ultimi, l'ultima sottile pellicola, è il deterioramento del clima relazionale e dell'autostima identificativa. Recedere in questa fase è già impegnativo, ma quando si intacca la cultura soggiacente si è prossimi all'autodistruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad autodistruggersi in France Telecom sono i livelli intermedi. Perché?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'elemento evidente è l'estrema violenza anche raccapricciante delle azioni: come Mishima per protesta della perduta dignità nipponica, anche qui si assiste a harkiri, oltre a lanci dai cavalcavia, fino alle "semplici" impiccagioni. Sono gesti di estremo odio, dimostrazioni di disprezzo e manifestazioni di ingiustizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché, dunque, non possono venire espressi più esplicitamente?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La situazione richiama il concetto già incontrato altrove di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;double bind&lt;/span&gt; introdotto da Gregory Bateson e dal gruppo del &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Mental Research Institute&lt;/span&gt; di Palo Alto.&lt;br /&gt;L'affermazione "Sii spontaneo!!!" è un doppio obbligo, quello dato dall'imperativo, cui bisogna obbedire, e quello del compito che è reso impossibile proprio dal carattere paradossale dell'imperativo.&lt;br /&gt;Un po' come il bambino, spinto a dormire dai genitori che vogliono appartarsi privatamente con il messaggio "Vai a letto che sei stanco!", non può svelare il contenuto, ovvero il meccanismo che pure conosce, pena di contestare l'autorevolezza del messaggio, inimicandosi così i genitori, così gli intermedi non possono esprimere il loro pensiero, se non vogliono contraddire il mandato che hanno ricevuto e che li identifica senza neppure la speranza di essere ascoltati ad altro livello dove vengono visti per il ruolo che ricoprono e non per i contenuti che possono esprimere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo schema è semplice se comprendiamo che la comunicazione ha uno statuto diverso dal comunicato, la notizia dall'informazione contenuta, il veicolo dal passeggero.&lt;br /&gt;La situazione di doppio legame si verifica quando il primo livello contraddice il secondo nella stessa affermazione, all'interno di una situazione in cui questo paradosso non può essere manifestato, pena un conflitto che mette in serio pericolo i valori cui si sta aderendo e quindi la propria identità stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le ferite culturali in un'impresa quasi sempre generano tumori. La cura è difficile e quasi sempre è inevitabile la resezione chirurgica pur senza alcuna assicurazione di guarigione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nemesi delle vittime, come spiegano bene le &lt;a href="http://www.vittorionegretti.it/costellazioni.html"&gt;Costellazioni Familiari&lt;/a&gt; di Hellinger, entrano nel patrimonio genetico e sono volontà mai spente di vendetta che attraversano le generazioni, fino ad un non sempre facile atto di perdono e di penitenza sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cfr. sempre qui: "&lt;a href="http://www.aiuti.com/2007/07/dallo-sradicamento-al-suicidio-sociale.html"&gt;Anomia, La doppia faccia del suicidio sociale&lt;/a&gt;"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-6133589373830139034?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/6133589373830139034/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2009/10/suicidi-francesi-la-cultura-ha-tempi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/6133589373830139034'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/6133589373830139034'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2009/10/suicidi-francesi-la-cultura-ha-tempi.html' title='Suicidi francesi: la cultura ha tempi lunghi'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-393004047616116189</id><published>2009-10-14T11:28:00.002+02:00</published><updated>2009-10-14T12:08:18.331+02:00</updated><title type='text'>Panem et circenses</title><content type='html'>A cavallo dell’inizio secolo un grande esoterista, Rudolph Steiner, dopo aver curato la biblioteca di Goethe e di Nietzsche, ha  battezzato la sua scienza dello spirito applicata “Antroposofia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rispetto ad altri saperi esoterici, questo ha generato applicazioni concrete in moltissimi ambiti del sapere: dalla pedagogia (ispirò quella montessoriana), alla medicina (ancora oggi viene sempre più usata), all’alimentazione e l’agricoltura (l’alimentazione biodinamica fu insegnata da lui), all’arte, l’architettura, e così via. Alcuni anni fa un commentatore tutt’altro che spiritualista del Sole 24ore in un fondo sulle teorie macroeconomiche sostenne che l’unica a non venire smentita nel corso dei secoli è proprio quella di Steiner. Esiste un tratto comune in tutte queste applicazioni, ed è il modello della triarticolazione. Si tratta di una concezione originale tutt’altro che semplice da illustrarsi in poche righe. Diciamo che l’uomo (e non solo lui) ha bisogno di rappresentare ed essere rappresentato come articolato in 3 parti: 3 sono i corpi (quello fisico, quello eterico e quello astrale), 3 sono le fasi evolutive (l’incarnazione, la maturità e la disincarnazione), 3 le energie psichiche (volontà, empatia e astrazione) 3 le funzioni (sistema metabolico - assimilazione, sistema ritmico – respirazione/circolazione e sistema nervoso-sensoriale – consolidamento).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tendenza dell’uomo storico è quella di fare scomparire un elemento – in genere quello centrale – della triarticolazione, essenzialmente per semplificazione, comodità, stupidità… Così fu durante il Concilio di Nicea quando lo spirito e l’anima vennero considerati sinonimi, così il modello borghese-idealista di Hegel e poi quello comunista Marx che si basavano sulla dialettica (il principio del 2-“dia”). Così nei modelli aziendali dell'impresa piatta che ha cercato di rimuovere le linee intermedie tra decisore ed esecutivo; l'età intermedia fra il vecchio e il neoassunto, la funzione intermedia fra economica e produttiva, il pensiero intermedio fra dato e agito, e così via. Così nell'attuale governance tra legge e cittadino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle conferenze del primo decennio del secolo scorso, Steiner spiegava che, a fronte delle più che giuste istanze di giustizia e rivalsa dello spirito popolare, la risposta marxiana era in tutto e per tutto speculare, ma proprio per questo strutturalmente identica a quella della borghesia e per questo avrebbe generato un modello complementarmente identico a quello del profitto capitalistico. Il dualismo può generare solo conflitto, dubbio e paralisi. Non per niente l’esegesi del termine “diavolo” si fonda sulla radice etimologica del “due” (diavolo significa essere originato dal doppio e quindi un “essere doppio”, falso per mancanza di autenticità – dell’unicità dell’ “uno” unico – di cui il 3 della triarticolazione è la manifestazione, il funzionamento dinamico).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo modello, non proprio semplicissimo da comprendere, risulta più chiaro se integrato nella rappresentazione che Steiner dà della figura cristica. Molto del suo pensiero si innesta in quello teosofico dell’800, rispetto al quale si differenzia soprattutto per l’inserimento della figura di Cristo che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, gli attirò più di ogni altro esoterismo l’ostilità della Chiesa cattolica, da sempre radicata sul 2.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Storia sia per l’interpretazione dello Stato che per quella della Chiesa, è da sempre vista come fondata su due poteri: quello temporale (soldi e armi per soggiogare la libertà dei singoli) e quello spirituale (re-ligione come vincolo, legame che tiene uniti e al contempo schiavi). Una rappresentazione che ha un unico antagonista politico: il pensiero degli anarchici, contrari tanto allo Stato che alla Chiesa. Questo tipo di rappresentazione è una forma di prigionia proprio perché basata sul conflitto, sulla negazione e sull’illusione: “o con me o contro di me” che in realtà produce lo stesso risultato, quello dell’alternanza funzionale e complementare. Non è un caso che le Brigate Rosse avessero nel loro mirino, non tanto i "ricchi" quanto i contesti di mediazione, in maniera analoga a quello che fanno i potentati economici nei paesi poveri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal punto di vista economico e politico la rimozione del terzo prende corpo in due principi apparentemente antitetici, ma intimamente complementari: il sistema del profitto (da non confondere con quello economico che è tutta un’altra cosa) e quello della norma – l’impresa e l’istituzione, la speculazione e la burocrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finché l’uomo si agiterà su questi binari sarà eternamente prigioniero dell’aspetto sociale del velo di Maya, della malia, del “panem et circenses” del tifo nel derby, dei nazionalismi, dell’intolleranza e dell’autoritarismo, nella speranza di un’evoluzione che afferma invece una paralisi di schiavitù.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo momento storico, mentre i paesi con una democrazia più matura stanno superando il dualismo politico con i governi di larga intesa, il nostro parlamento sta riaffermando il principio del due, ovvero l’illusione di un’alternativa. Questa è una tecnica nota nell’ipnosi per distogliere il paziente dalle sue attenzioni o dalle sue convinzioni, ma è sostanzialmente la stessa usata da illusionisti e truffatori quando ti fanno concentrare l’attenzione su un punto di interesse, mentre l’azione vera avviene in un altro luogo. Finché saremo costretti a tifare fra falsi fascisti e falsi comunisti, fra imprenditori e istitutori, fra il potere dei soldi e quello delle leggi, fra azione e regola, fra speculazione e burocrazia non potremo far altro che finire prigionieri del doppio, del diavolo, dell’illusione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per tornare a Steiner, egli sosteneva che il Cristo, al di là del personaggio storico, rappresentava il punto di incontro fra due istanze antitetiche, in quanto tali, diaboliche che egli chiamava il principio luciferico e quello arimanico (identificato con il Mefistofele del Faust di Goethe).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo rappresenta l’ambizione di essere Dio, di superare la propria condizione storica e di ascendere alla divinità. Molto spiritualismo del nostro secolo si fonda su questa irrazionale presunzione che storicamente origina rigidità, autoritarismo, intolleranza, la stessa dei vari integralismi religiosi e delle violenze ideologiche. Il principio luciferico attira verso l’alto, alla negazione della vita e dell’incarnazione nella materia, al suicidio religioso, alla guerra santa o rivoluzionaria per la quale l’individuo non ha senso, è carne da cannone finalizzata alla causa o al principio: anche il marxismo e il leninismo condividono intimamente il detto di Hegel secondo il quale i campi concimati dal sangue dei morti nelle guerre tornano ad essere più fertili di prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al contrario, quello arimanico tira verso il basso, verso la pancia, verso il possesso, verso il ritorno alla materia a discapito dei principi spirituali. Sembra paradossale quanto si somiglino le istanze borghesi con quelle socialiste: le prime inneggiano a valori spirituali e praticano il dominio materiale, i secondi il “materialismo” storico e praticano l’autoritarismo normativo. Gli integralisti si fanno forti dei capitali delle Borse capitalistiche che ringraziano, mentre le multinazionali dell’energia o degli alimenti sfruttano le instabilità politiche sudamericane e dei paesi poveri in genere. In realtà sono le due facce della stessa medaglia senza che una delle forze ostacoli sostanzialmente l’altra a patto di evitare un’ingerenza comunque impossibile. Come il sole e la luna, la notte e il giorno si alternano, l’uno non può mai stare del tutto (ma nel giorno esistono le ombre e nella notte la luna e le stelle) dentro l’altro, quando invece il regno dell’uomo è nell’alba e nel tramonto, la terra di mezzo dei miti e di Tolkien.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo sostanzialmente dice Steiner nelle conferenze sull’impulso di Michele (l’Arcangelo che è da intendere, diversamente dagli insegnamenti dell’ora di religione, come un impulso spirituale, un’energia e una coscienza archetipica universale) all’inizio del ‘900. Diversamente dall’archetipo luciferico, Michele si contrappone all’istanza arimanico, non per antitesi funzionale, ma per difesa e affermazione; laddove il primo nega la materia assoluta in funzione di un’ambizione divina assoluta, questo afferma l’amore e il rispetto per la materia fecondata dallo spirito che di essa si nutre ricambiandola con l’evoluzione. Nello stesso tempo egli è liberazione dal Samsara, illuminazione e Vuoto (shunyata), il "cammino di mezzo" tantrico, il tempo del Buddha Maitreya.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Steiner in quel periodo mostrava come la fine del ‘900 e l’inizio del 2000 sarebbero stati il momento in cui le energie arimaniche avrebbero toccato il loro culmine e avrebbero rischiato di distruggere la cultura umana, tentata dai due principi distruttivi opposti: seppellirsi con il furbo, bulimico e grasso "Mefistofele" o bruciare con il fiammeggiante, anoressico astenico "Lucifero". Solo l’impulso di Michele è in grado di arginare questo rischio. Steiner spiegava che lo spirito dell’uomo avrebbe percorso il cammino che porta negli Stati Uniti dove le radici celtiche di quel paese avrebbero dato origine a benessere materiale, scoperte scientifiche e invenzioni tecnologiche che avrebbero cambiato la faccia della terra e la qualità della vita fino a ridosso della metà del secolo. Superato questo apice la sinusoide avrebbe invertito la direzione iniziando a pagare lo scotto di quest’evoluzione in termini di impoverimento della Cultura umana – intesa in senso antropologico più che accademico. La conseguenza di questa perdita avrebbe corrisposto ad un allentamento della coesione sociale e, conseguentemente, al moltiplicarsi di contagi morbosi, di indebolimento delle difese e di epidemie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando gli fu chiesto come immaginava si sarebbe verificato l’insediamento del “Re del Mondo” Arimane, presumibilmente lo stesso con cui si confrontò Gesù nel deserto, egli rispose che se lo immaginava sotto terra, intento ad una continua attività di calcolo (che similitudine con le nostre sale calcolo sempre più centralizzate e sfuggenti) per manipolare i destini dei popoli e degli uomini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non cadiamo troppo facilmente nelle sue illusioni di valori e di verità! Liberi dalle ghigliottine e dal “pane e giochi”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-393004047616116189?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/393004047616116189/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2009/10/panem-et-circenses.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/393004047616116189'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/393004047616116189'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2009/10/panem-et-circenses.html' title='Panem et circenses'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-8643696559134662092</id><published>2009-05-29T00:42:00.003+02:00</published><updated>2009-05-29T00:47:57.467+02:00</updated><title type='text'>Brunetta fa la fortuna della telefonia dati</title><content type='html'>Non so se corrisponda all’idea del dipendente efficiente e innovativo, ma dal momento che il Salvatore del cittadino, il ministro Brunetta, dopo aver suggerito di distribuire Computer giocattoli nelle scuole, ieri ha indicato nella eliminazione degli accessi a internet ai dipendenti l’ultimo grido dell’efficientamento della pubblica amministrazione.&lt;br /&gt;Dal momento che questi potrebbero per legge sedersi in braccio ai loro manager per esigere che vengano loro affidate delle attività coerenti con le loro mansioni e ruoli e visto che questi non saranno spesso in grado, nè di essere all’altezza delle competenze da guidare, nè di procurare il materiale tecnico e informativo che, da quando non c’è più formazione nè documentazione adeguata, proprio i meno fannulloni hanno imparato loro malgrado ad attingere da un internet che ha loro permesso spesso di apprendere delle nuove tecnologie che nessun boiardo foraggiatore di indotti partitocratici ha loro fornito, costoro si arrangeranno alla faccia di tutti i vice-premi Nobel.&lt;br /&gt;Ovvero, si procureranno degli iPhone o i nuovi Palm Pre che si mascherano molto meglio dei netbook che Brunetta vuole passare alle scuole. E, se vodafone che ha in mano iPhone, HTC-android e probabilmente anche Palm Pre, o Tre che promette condizioni stracciare per commercializzare il loro prossimo iPhone fossero così lungimiranti da offrire convenzioni convenienti per i dipendenti della PA che non vorranno sedersi sulle ginocchia dei loro manager, sono pressoché sicuri grandi affari, sui consumi molto più che sui cellulari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo perché, quando i fannulloni intraprendenti che coprono le spalle dei loro ossequiosi incompetenti burocrati smetteranno di collegarsi ad Internet per lavoro, lo faranno per il loro godimento invece che per la professionalità, potendosi facilmente permettere sia dispositivo che abbonamento, quando serve a non strangolarsi la giornata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grazie, ministro Brunetta: gli efficienti si daranno ai videogiochi, gli inutili bestemmieranno sullo sport foraggiato anche dal suo presidente del consiglio e le signore sfoglieranno il giornale del grande fratello, i loro capi continueranno a insalivarle le nobili natiche con un’efficienza superiore a quella di Vespa e Fede messi assieme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei si sentirà gratificato, Apple, Palm, HTC, Vodafone, Tre e tutti gli altri felici dei nuovi affari e noi senza neppure l’appoggio dei pochi competenti definitivamente omologati al rango dei loro manager, finiremo cornuti e mazziati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;– Postato con BlogPress dal mio iPod Touch&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-8643696559134662092?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/8643696559134662092/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2009/05/brunetta-fa-la-fortuna-della-telefonia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/8643696559134662092'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/8643696559134662092'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2009/05/brunetta-fa-la-fortuna-della-telefonia.html' title='Brunetta fa la fortuna della telefonia dati'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-3237165794335527633</id><published>2009-05-14T14:27:00.000+02:00</published><updated>2009-05-14T14:28:09.011+02:00</updated><title type='text'>La beffa dei Mobility Manager</title><content type='html'>Che gli italiani non vadano a braccetto con le nuove tecnologie è risaputo da sempre: siamo sempre stati un paese di zapaterra e faccendieri. Magari facciamo bei vestiti e orologi di lusso, ma sull'innovazione siamo il fanalino di coda. L'Europa infatti può essere divisa in paesi con un basso o alto consolidato di innovazione e con un alto o basso fattore di crescita tecnologica. In genere chi ha già molta tecnologia non ha bisogno di crescere, diversamente da quanto avviene per quelli che ne hanno poca. Noi ci distinguiamo per essere pressoché gli unici ad averne poca ma a crescere ancora meno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tuttavia siamo molto bravi a scimmiottare gli altri. Così ci sono paesi che una politica di mobilità non hanno bisogno di farla perché l'hanno già nei geni. Altri che la gestiscono con spirito di efficienza. Per gli italiani basta apparire "come se" lo si fosse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così il ministro Brunetta, che in fondo dava meno fastidio se gli avessero dato il Nobel, dice che la PA si sta svecchiando, non premiando chi innova, ma sgridando chi non aderisce all'inutilità assunta a vessillo dalla politica manageriale, e suggerisce anche alle scuole di adottare &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=BxrJxAWLxRA"&gt;un computer natalizio&lt;/a&gt; come purga per i giovani studenti ben più aggiornati di Brunetta e che quindi lo cestineranno assieme agli aborti dei progetti di rete didattica senza la quale a che serve il computer. Tutto questo mentre in USA le scuole adottano iPod Touch e iPhone per accedere ai materiali didattici push (e da noi se si crede di sapere cosa sono al massimo si pensa si tratti di Walkman di lusso).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutta questa arretratezza che accomuna le PA alle imprese che si affidano ai soliti vecchi monopolisti (i nomi non sono più di 10 e i costi superiori al bilancio delle imprese stesse), i sindacati più che riempirsi la bocca dell'abusato e stereotipato termine di "politico" non sanno fare. Come tutti gli altri, sono pieni di siti di facciata e telefoni VoIP che gli hanno venduto i soliti americani sostenuti da un qualche monopolista, ma quando si tratta di scegliere degli indirizzi più che copia-incolla non sanno fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E il copia-incolla lo hanno fatto anche le pubbliche amministrazioni con questa bella pensata del Mobility Manager.&lt;br /&gt;Che cosa significa? Che alcuni svogliati aiutanti degli assessori si sarebbero accordati con dei distratti e conformisti gestori aziendali per favorire con offerte in grado di abortire prima di nascere una certa ecologia dello spostamento urbano, ovviamente soprattutto per ragioni di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vediamo alcuni di questi innovativi e geniali progetti sottratti dall'effetto che può ingenerare l'anglismo con cui vengono battezzati:&lt;br /&gt;- mettiamoci d'accordo e viaggiamo tutti con una macchina sola, come se potendo uno non si sarebbe già arrangiato&lt;br /&gt;- facciamo un pullman aziendale che in mezza giornata carica tutti in giro per la città e i dintorni&lt;br /&gt;- facciamo lo sconto a chi compra la bici per andare a lavorare, così facilitiamo la riduzione del personale nelle aziende (dove non può la ruota riescono i fumi)&lt;br /&gt;- facciamo lo sconto per usare i mezzi pubblici, che, a parte nelle solite due città e qualche capoluogo di provincia padano, sono notoriamente pochi, lenti, mal frequentati, anti-igienici e insicuri - meglio il monopattino!)&lt;br /&gt;- usiamo le auto in affitto, magari elettriche: ce ne sono giusto qualche decina in qualche angolo della città dove magari abita un parente del giaguaro, più scomodo da raggiungere che non lo stesso posto di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In compenso le sedi si allontanano dal centro urbano e il lavoro si informatizza sempre di più.&lt;br /&gt;La prima condizione rende quasi del tutto inutili le prime proposte, mentre la seconda dovrebbe suggerire altre idee che però non vengono a nessuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovviamente stiamo parlando di telelavoro. Una soluzione di cui si sono riempiti la bocca tutti, le aziende, le amministrazioni pubbliche e i sindacati facendo a gara - tutta italiana - a chi appare di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto appaiono quanto meno ne sanno e meno che mai hanno idea di come gestirlo. Sanno solo che la UE ha deliberato da quasi un decennio che si avanzassero programmi atti a favorire l'ambiente di lavoro remoto supportato da computer. E allora noi facciamo a gara a chi è più europeo. A quel punto, a parte farsi belli con le parole, bisognerebbe anche fare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È a questo punto che le amministrazioni tacciono perché non ne sanno niente e vengono silenziate dai loro corrispondenti aziendali e sindacali. Essendo i primi replicanti normativi di cerimoniali arcaici cui partecipano i secondi, entrambi alla ricerca di vantaggi secondari con poco sforzo. Si domandano, i primi, "ma se non ce li ho qui, chi comando e a quel punto perché mi dovrebbero pagare da manager? magari mi tocca anche imparare a farlo, il manager…" e i secondi: "ma poi chi rappresento? come faccio a fare pesare gli iscritti? dovrei magari pensare a come rappresentare gli interessi dei lavoratori con mezzi che non conosco? e la politica poi dove la faccio, come e con chi?"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è la burla dei mobility manager, da sfruttare se si ha bisogno di comprare una bicicletta che costi meno di 700 euro, se si vuole pagare di meno lo stesso pullman che comunque si sta già prendendo da anni e se si abita sopra il parcheggio delle city car.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dormite tutti sonni tranquilli gestori delle apparenze che in questa crisi della sostanza nessuno si accorgerà di voi e in questa Italia, occhio non vede pancia non duole!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-3237165794335527633?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/3237165794335527633/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2009/05/la-beffa-dei-mobility-manager.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/3237165794335527633'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/3237165794335527633'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2009/05/la-beffa-dei-mobility-manager.html' title='La beffa dei Mobility Manager'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-2024331838597234256</id><published>2009-02-09T11:51:00.003+01:00</published><updated>2009-02-09T13:15:06.823+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Imprese'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Società'/><title type='text'>L'etica delle crisi</title><content type='html'>Si sa ma non si dice che, durante i grandi cataclismi, per ogni cento sfortunati che perdono tutto ce n'è almeno uno che costruisce la propria fortuna. È stato questo il caso di molti terremoti, dal Belice al Friuli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un fenomeno simile si verifica durante le crisi economiche, compreso quella terribile di Wall Street del '29.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Canetti racconta di quel sovrano che, avendo raggiunto un potere assoluto, cominciava a sospettare che sempre più persone tramassero nei propri confronti. Dopo avere giustiziato il giustiziabile, decise di tagliare la testa al toro e di fare evacuare completamente la città sparando fuori a cannonate gli irriducibili, fino a potere contemplare i tetti della città privi di alcun segno di vita. Considerazioni simili a quelle del Generale Kurtz nel meraviglioso monologo di Marlon Brando alla fine di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;Apocalypse Now&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Homo homini lupus&lt;/span&gt;, sentenziava Hobbes, per il quale l'unico vero deterrente all'autodistruzione sarebbe il contratto sociale che, lungi dal mutare la natura della specie, realizzerebbe una tregua continuativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non tutti la pensano così. L'altro lato della medaglia sostiene che la solidarietà sia alla base dello sviluppo civile che si regge sul reciproco operato, ovvero il lavoro e la creatività inventiva umana. La cultura contro la natura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non appartiene certo a questo filone la logica economica che basa tutto sulle leggi giusnaturalistiche del mercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È vero che il mercato segue un principio automatico di natura, la legge dell'adattamento meccanico fra domanda ed offerta, ma è anche vero che le leggi di natura sono del tutto sfavorevoli alla civiltà della nostra razza e a tutto ciò che noi riteniamo abbia valore. E i soldi non ne hanno in se stessi, ma caso mai in quello che consentono di fare, ma questo non dipende dalle leggi di mercato. La città costruita in mezzo alla foresta tropicale dopo avere raso al suolo la vegetazione circostante, non appena verrà abbandonata dall'uomo finirà in breve tempo divelta e seppellita dalla vegetazione che si riprenderà il mal tolto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per molte popolazioni la caccia non era altro che la vittoria sulla paura che scaturiva dalle mille minacce che la natura serbava per l'uomo. Impauriti, intimoriti nelle loro grotte erano gli scimpanzé di &lt;span style="font-style:italic;"&gt;2001 Odissea nell spazio&lt;/span&gt;. La paura è l'emozione archetipica della condizione umana e la civiltà rappresenta l'ultimo vero baluardo nei suoi confronti che le leggi di mercato vorrebbero distruggere a favore di una condizione ecologica di azzeramento e di distruzione della volontà e del libero arbitrio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diceva Gargani che il pensiero e quindi il sapere "è una paura che si è data un metodo". Anche l'economia dovrebbe esserlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La concentrazione del potere e delle risorse su un numero sempre inferiore di persone, gradualmente porterà a quell'anticamera di morte spaventata descritta da Canetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti sono utili, ma nessuno è indispensabile. Questa legge indiscutibile, che per molti ha un retrogusto pessimista, letta nell'altro senso ha un valore senza pari: non c'è bisogno di essere indispensabili, ma è molto importante rendersi tutti utili per quello che si è in grado di fare. Credere il contrario è pura follia e morte della specie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo è il caso della crisi attuale. Giornali, telegiornali, amici, colleghi… non passa giorno che tutti ci si ricordi reciprocamente che c'è la crisi e che bisogna rassegnarsi. C'è poco da fare!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gridare alla crisi ha quindi l'indubbia utilità di legittimare quanto di peggio potrà accadere senza trovare resistenza, perché si tratta di un'informazione condivisa nell'Universo Simbolico (come avrebbero detto Berger e Luckman) a cui apparteniamo. Tutti dicono che c'è la crisi e quindi la crisi è vera e non ci si può fare nulla. Durerà per anni e anni e prima o poi colpirà anche me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto ciò legittima le imprese, che pure contemporaneamente attingono al patrimonio di tutti e soprattutto delle generazioni future, ad adottare ristrutturazioni preventive. Ovvero, i soldi li guadagno e anche tanti, ma se approfitto del fatto che tutti credono nella crisi, potrò licenziare, abbassare gli stipendi, terziarizzare, speculare, chiudere le country e ricattare il consumatore, evadere le tasse e quant'altro, senza che nessuno abbia da eccepire o da chiedermi conto delle mie azioni, perché - si sa - c'è la crisi!!! Così ragiona la maggioranza, da Microsoft a FIAT, passando per banche e manager, come quelli che in USA protestano perché Obama pone la condizione che, se appartengono a quanti ricevono le sovvenzioni statali, non devono percepire stipendi superiori ai 500 mila dollari!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come dar loro torto, c'è la crisi, è vero, ma per i manager USA c'è il libero mercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno di questi in un qualsiasi paese del libero mercato pose ad un suo collaboratore la domanda se, da pater familias, lui avrebbe pagato per l'operato di uno come lui, specie in un periodo di crisi come questo. L'altro rispose di sì. Avrebbe anche potuto rispondere di no, ma allora prima di licenziare lui, avrebbe dovuto licenziare tutti i suoi capi, la cui attività sta nel coordinare gente che non c'è più, lavoro che non si fa più e che, anche se si facesse ancora, sarebbe più facile ed economico da autogestire. In più, quanto più si sale di gerarchia meno si sa lavorare (essendo l'unico talento quello di fare girare i soldi nel modo stesso che ha provocato la crisi e le perdite dell'azienda a fronte della decadenza del lavoro) e più si costa per fare male.&lt;br /&gt;Allora il capo ribatté che, ragionando così l'azienda sarebbe rimasta senza capi, senza top manager, senza amministratore delegato, senza presidente… L'altro rispose, parafrasando Gaber, "un'azienda senza niente è più leggera!" Non è forse questo quello che contrabbandate? Nessuno è indispensabile".&lt;br /&gt;"Ma in questo modo non esisterebbe più l'azienda, ribatté il manager, e neppure i suoi dipendenti."&lt;br /&gt;"Neppure l'azienda è indispensabile. Ce ne saranno altre pronte a fare il suo lavoro. E, se anche così non fosse, l'uomo potrebbe vivere in qualche modo comunque. E se anche così non fosse, gli uomini potrebbero morire, la specie intera estinguersi. Neppure la specie è indispensabile. Neppure i tuoi figli lo sono."&lt;br /&gt;"Ma dove li metti gli azionisti e la legalità, dove la metti?"&lt;br /&gt;"Pochi secoli fa non esisteva la borsa e, andando un po' più in là, neppure la legge. Per vivere o per uccidere non serve tutto ciò".&lt;br /&gt;"Ma tu ragioni come un nihilista, come un terrorista!"&lt;br /&gt;"Già, è vero, siamo in uno stato in cui in nome del terrorismo si possono intercettare le telefonate e fare ben di peggio, mentre nei confronti di chi truffa, chi evade, chi riduce alla miseria le persone per aumentare la propria già smisurata ricchezza non si può fare nulla. Anche se il terrorismo può avere ucciso qualche centinaio di persone, mentre la disonestà legalizzata ne ha uccise a milioni."&lt;br /&gt;E quindi il collaboratore terminò: "No, guarda, io penso proprio che uno come me o come un altro lo pagherei e pagherei il lavoro fino a che non mi restassero altro che i soldi per campare, perché con l'operosità di tutti, non solo io, ma soprattutto i miei figli vivrebbero meglio, mentre con quattro lire o quattro mila miliardi in un paradiso fiscale avrei merda in cambio di distruzione.&lt;br /&gt;"Forse tu non la pensi così, ma non sarai tu quello che assiste all'esodo dalla città verso la miseria e la morte. Se comunque pure dovessi essere tu quello, da quel momento in poi potresti non avere altro da fare che metterti uno specchio davanti al letto per guardarti ogni giorno diventare sempre più vecchio e infine assistere alla tua morte senza neppure chi ti somministri la morfina per non soffrire. Dopo di te, finalmente un sereno nulla darwiniano"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuno è indispensabile!!!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(oppure tutti possiamo essere utili: non c'è una verità - solo una scelta e una volontà!)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-2024331838597234256?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/2024331838597234256/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2009/02/letica-delle-crisi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/2024331838597234256'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/2024331838597234256'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2009/02/letica-delle-crisi.html' title='L&apos;etica delle crisi'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-4633615060923074647</id><published>2008-10-28T16:36:00.004+01:00</published><updated>2008-10-28T18:05:54.314+01:00</updated><title type='text'>Perché il duemilaotto non è il sessantotto</title><content type='html'>Dobbiamo parlare della legge Gelmini?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanti hanno veramente letto &lt;a href="http://www.camera.it/parlam/leggi/decreti/08137d.htm"&gt;i contenuti di quel decreto legge&lt;/a&gt;?&lt;br /&gt;Ben pochi da quanto si sente dire in giro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che la finanziaria e la gestione economica del governo Berlusconi abbia stornato fondi pubblici destinati, fra l'altro, all'istruzione per favorire realtà come l'Alitalia, portando vantaggi alle imprese che guadagneranno dai lavori per Fiera Internazionale di Milano, ha ben poco a che vedere con le tre paginette scarse e striminzite del decreto 137.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Della Gelmini c'è ben poco da dire se non che è un compitino da insufficienza, una non-legge che non cambia nulla e quel poco che modifica è irrisorio e non merita nemmeno un'assemblea, altro che un'occupazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Invece, nell'Italia da operetta dove tutto è tifo senza sostanza, per partito preso e per appartenenze a club dell'inefficienza particolaristica, al di là delle parrocchie, si strumentalizza tutto e in primo luogo gli studenti che hanno l'illusione di stare facendo un altro sessantotto, nella speranza di incidere nella storia e di fare parte di qualche cosa che sembri autentica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sessantotto studentesco muoveva contro l'ideologia conservatrice ben rappresentata dalla classe insegnante immobilista dell'epoca. Il loro fine era cambiare quella scuola: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;affermare che il cambiamento era possibile&lt;/span&gt;. E, al di là dei libretti rossi di Mao per una Rivoluzione Culturale cinese di cui il tempo dimostrò le falsità e i veri obiettivi, la partecipazione agli scioperi e alle manifestazioni dei lavoratori rappresentava una nuova coscienza dei giovani che si rendevano conto che per cambiare il loro status occorreva che uscissero dal limbo scolastico per partecipare alle scelte politiche ed economiche del Paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo il '68 vi furono molti cambiamenti, soprattutto nelle coscienze e nei soggetti con nuovi poteri di influenzamento che solo la crisi del politico e i paradossi delle finte rivoluzioni violente interruppero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una cosa è certa; almeno in Italia, niente smosse la Scuola. Ora si studia diversamente, è vero, e ci sono insegnanti diversi qua e là; scuole sperimentali, modi di gestione diversi. Ma tutto ciò sono mosche bianche. Gli insegnanti e i presidi coraggiosi non sono molti e hanno come nemici, non il governo, ma in primis i loro stessi colleghi e non di rado il gruppo dei genitori. Chi efficienta finisce per favorire i parassiti che guadagnano in soldi e potere dalle capacità degli altri. E non è un problema di tutte le Istituzioni nel mondo. In molti altri paesi non funziona così. Prendiamo gli esempi giusti, come quelli dei paesi scandinavi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto è che nessuno è riuscito a cambiare la Scuola italiana. Per essere più precisi, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;è stato sempre impossibile fare passare l'affermazione che la Scuola potesse cambiare&lt;/span&gt;, che fosse possibile un'&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;autentica&lt;/span&gt; riforma scolastica. Da quando, più di trent'anni fa, entrai per le porte del liceo e presi coscienza della situazione, ad oggi vige sostanzialmente &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;la stessa organizzazione del sistema scolastico&lt;/span&gt; che si contestava, risalente essenzialmente alla riforma Gentile del periodo fascista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella Scuola, chiunque cerchi di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;cambiare&lt;/span&gt; viene ostacolato e combattuto, al di là della parte politica che rappresenta, essendo strumentalizzato dall'altra parte per fini che esulano gli obiettivi di cambiamento. La classe insegnante per difendere i propri privilegi fa come il figlio di divorziati che si rivolge a mamma quando papà non dà l'assenso, salvo poi fare l'inverso quando non gli convenga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scuola è fatta di alcuni insegnanti e presidi e tecnici e bidelli coscienziosi, onesti e coraggiosi, l'abbiamo detto, che però - sui grandi numeri della maggioranza conformista e opportunista - sono un'esigua minoranza. E ora, chi ha risparmiato ed efficentato paga il fatto che gli altri non l'abbiano fatto, continuando a mungere la mucca strizzando ancor più duro, se mai fosse possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La qualità dell'insegnamento è fuori discussione e l'orientamento al cliente e il miglioramento continuo fanno ridere tanto il professor Aristogitone di Salò che la professoressa Cheghevara del loft.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutto il paese si parla di tagli e di efficientamento in quanto indispensabile, ma ci sono luoghi, come i ministeri, la burocrazia, la sanità, le università e le scuole dove questi ragionamenti non si possono fare. Noi dobbiamo pagare le tasse per garantire i privilegi dei baroni, la noia dei bidelli, l'indotto come l'editoria anti-tecnologica, l'analfabetismo dei maestri raccomandati, l'anti-pedagogia degli insegnanti non valutabili intoccabili per i provveditorato, l'impotenza dei presidi irrisi dai consigli dei docenti…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno chiama tutelare tutto questo marciume: "difendere il diritto allo studio e la scuola pubblica". Persino &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=NR_Uz4o8Bmg"&gt;i giullari&lt;/a&gt; si mettono a sentenziare dai varietà televisivi per il fatto di avere fatto parte di una casse protezionistica e parlano a frasi fatte occultando ben bene le stanze delle vere colpe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il duemilaotto non è il sessantotto, perché oggi i giovani, manipolati da partiti, genitori e anche insegnanti, in maniera contrapposta a quelli dell'epoca, stanno combattendo il cambiamento.&lt;br /&gt;Mi spiego meglio: come ho già detto, il decreto Gelmini non cambia niente e i fondi stanno in un'altra rubrica. Tuttavia, qualsiasi affermazione di cambiamento dovrebbe spingere, non a difendere lo status quo, ma piuttosto a &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;mettere in discussione il cambiamento stesso per cambiare di più e meglio&lt;/span&gt;. Questo sarebbe, però, per la classe insegnante e per i para-scolastici, un danno ben peggiore della Gelmini. Quindi combattere il decreto 137 è sbattere il mostro in prima pagina per distrarre, in maniera in realtà utile ad entrambe le parti (gli insegnanti conservatori, sornioni, stanno a guardare), l'attenzione dai veri problemi e dai veri obiettivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per chiarire, torno indietro nel tempo, quando Luigi Berlinguer, ministro dell'istruzione di un governo di centro-sinistra, propose che si introducesse la valutazione periodica del corpo insegnante e l'incentivazione per chi otteneva risultati di valore, pur senza penalizzare gli incapaci (!!!!!!). Ebbene, l'allora ministro (che oggi lamenta dal Sole 24ore di sabato 25 ottobre argomentando in maniera simile a questa, stando fuori dalle parti di questa contrapposizione fasulla e strumentale) si prese tante di quelle sberle, insulti e torte in faccia da dovere tacere per sempre, anticipando di un ventennio l'effetto Bersani con le sue liberalizzazioni stroncate in maniera bi-partisan. Perché l'Italia è in mano alle lobbies - il vero potere è là: che siano Notai o Insegnanti, non riuscirebbe a toccarli né Stalin, né Hitler, figurati un Berlusconi o un Veltroni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma i giovani ci possono e ci devono provare a difendere il loro diritto di avere un servizio pubblico efficace ed efficiente; hanno diritto di chiedere, non solo al governo dove manda i soldi (perché il vero problema non è "quanti", ma piuttosto "in che tasche"), ma anche ai provveditori e ai presidi, dove li fanno finire e come li usano. Hanno diritto di vedere gli stipendi degli insegnanti e dei bidelli, di fotocopiarli e di confrontarli con quelli dei genitori immersi nella crisi e senza tutele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Hanno soprattutto diritto di chiedere quali garanzie sono date loro e che questa scuola dove sono finiti non sia altro che un sadico bacino della disoccupazione a valle del quale spetta loro la vergogna del lavoro nero dei tirocini (manipolati dall'associazione a delinquere scuola-impresa) e lo sfruttamento del precariato e del lavoro a progetto delle leggi bi-partisan (create a sinistra e perfezionate da destra, entrambi intenti a spiegarci che non è andata così).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giorno in cui ci sarà uno sciopero generale dei lavoratori, quelli che veramente stanno soffrendo questa crisi, allora sì che i giovani dovrebbero scendere in piazza per difendere il loro futuro e non oggi per vicariare gli insegnanti nella negoziazione dei loro contratti di lavoro. Quegli stessi che il più delle volte nulla fanno per favorire il cambiamento e l'autonomia di spirito dei giovani e sempre difendono la scuola dalla possibilità di cambiare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si paventa che si voglia favorire le scuole private e si agita un fantasma che non è chiamato in causa da nessun decreto di legge, ma al più da affermazioni di politicanti. Le scuole private soffrono come, se non più di quelle pubbliche e anche quelle andrebbero cambiate in meglio. Ma il vero obiettivo è spendere bene i soldi per cambiare tutto ciò che va cambiato al fine di rendere efficiente l'istruzione di qualsiasi ordine, grado e gestione. Di studiare per un futuro e di preparare un mondo che non ha più bisogno di queste farse bi-partisan, ma invece di un cambiamento di cultura e di costumi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, si sa, i giovani hanno delle priorità, come la socializzazione e il divertimento e forse delle occupazioni protette, perché addirittura qua e la consentite come degli after hours da insegnanti e presidi, sono ottime occasioni per stare insieme, al di là degli slogan: così era dopo il maggio del sessantotto, così sarà in questa simulazione pretestuosa del duemilaotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A noi, vecchi disillusi, non rimane che cantare assieme a Giorgio Gaber, "&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=IVnPotcVkFQ"&gt;Non insegnate ai bambini&lt;/a&gt;".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-4633615060923074647?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/4633615060923074647/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2008/10/perch-il-duemilaotto-non-il-sessantotto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/4633615060923074647'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/4633615060923074647'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2008/10/perch-il-duemilaotto-non-il-sessantotto.html' title='Perché il duemilaotto non è il sessantotto'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-2909357967190741350</id><published>2008-10-27T09:18:00.005+01:00</published><updated>2008-10-27T11:09:06.081+01:00</updated><title type='text'>Facebook: un fenomeno tutto italiano</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.aiuti.com/uploaded_images/facebook-778834.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0px auto 10px; display: block; text-align: center; cursor: pointer; width: 400px; height: 128px;" src="http://www.aiuti.com/uploaded_images/facebook-778693.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La comunità italiana di &lt;a style="font-weight: bold; font-style: italic;" href="http://www.facebook.com/"&gt;FaceBook&lt;/a&gt;, il "libro delle facce", ha superato i 2.250.000 (a parole suona meglio: due milioni duecentocinquantamila) iscritti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per capire con che cos'abbiamo a che fare immaginiamoci di mettere insieme tutte le facce - appunto - della città di Roma con uomini, donne, vecchi e bambini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il villaggio globale preconizzato da Herbert Marshall McLuhan nella metà del secolo scorso non è mai stato tanto evidente come dall'avvento dei programmi e dei siti di social network.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'inizio, anche se non fu proprio il primo, cominciò ad avere successo LinkedIn, il sito di condivisione di reti professionali. Da allora ci provarono in tanti: Google con Orkut, Neurona e poi Xing o Netlog per i più giovani…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure mai nessuno era arrivato ai risultati di FaceBook.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora sono in tanti ad interrogarsi sul senso di questo successo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pietro Gentile e con lui Vittorio Pasteris sostengono che si tratti di un sito per giovani americani diventato presto uno strumento per adulti italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure su Facebook ci sono nomi famosi statunitensi cui è possibile richiedere di fare parte della propria rete di contatti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono in molti a pensare che si tratti di un fenomeno completamente inutile, ma la sua improvvisa virulenza lascia qualche dubbio in proposito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al di là dei tanti meccanismi di funzionamento e della ricchezza delle applicazioni, quello che emerge non è il programma, ma il comportamento d'uso. Ci si comporta tenendolo sempre aperto come un ambiente in background che ti fa percepire che cosa sta avvenendo nella rete di persone che conosci, proprio come se fossero nello stesso luogo assieme a te. Non ci si scambia neppure molti messaggi, anche se è possibile ogni tanto chattare con qualcuno che hai visto disponibile. Ma ben difficilmente può essere considerato il luogo di appuntamenti amorosi, in quanto, fra l'altro, è troppo esposto e il target è ben diverso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È la percezione di comunanza simultanea che fa la differenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con quasi due milioni e mezzo di iscritti ci trovi un po' tutti: amici che avevi perso di vista, compagni di scuola insospettabili…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non vai su FaceBook per uno scopo, come nel caso, ad esempio, di LinkedIn: ci vai solo per andarci e può accadere che avvenga qualcosa in genere del tutto imprevisto. Il bello è proprio questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci metti le tue foto, un video di YouTube che ti è piaciuto o un link interessante e non ci pensi più; non ti preoccupi di chi possa essere interessato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, il primo elemento interessante è proprio questa &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;condizione del tutto stocastica, incidentale, casuale del mezzo&lt;/span&gt; ad essere del tutto originale. Diversamente da un Instant Messenger, come MSN, ad esempio, o da un programma di comunicazione integrato come Skype, FaceBook si caratterizza come un &lt;span style="font-style: italic; font-weight: bold;"&gt;ambiente&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda, e personalmente ancora più interessante, considerazione è che questo "Ambiente" si distingue per &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;privilegiare una dimensione locale&lt;/span&gt;, un po' com'era per le vecchie BBS, gli ambienti virtuali creati nel computer di qualche amico della tua città e spesso del tuo giro - solo che quello era per nerd, per smanettoni, mentre questo è facile per tutti e attira soprattutto quelli meno pratici per la sua semplicità. Per la prima volta si torna a vedere su Internet qualcosa di simile alle &lt;a href="http://www.hackerart.org/corsi/aba02/utopie/sitolorenzo/index.htm"&gt;comunità della Baia&lt;/a&gt;, quella di S. Francisco, descritte nell'ispirato "&lt;a href="http://www.rheingold.com/vc/book/1.html"&gt;Comunità Virtuali&lt;/a&gt;" di &lt;a href="http://www.mediamente.rai.it/biblioteca/biblio.asp?id=291&amp;amp;tab=bio"&gt;Howard Rheingold&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è perché FaceBook sia bello che si sono iscritti tanti Italiani, ma piuttosto &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;è perché si sono iscritti tanti Italiani che la gente si iscrive a FaceBook&lt;/span&gt;. Io ci ero entrato circa un anno fa e poi non c'ero più tornato, perché era un ambiente staunitense (oltre che allora piuttosto grezzo) e sentivo che non avrei avuto nulla a che fare con tutto ciò. Oggi è un mondo diverso: conosco molte persone e trovo esperienze che mi dicono qualcosa in una lingua con cui mi sento a mio agio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;la gente sente meno il bisogno di potenza&lt;/span&gt; della rete delle reti che ti dà l'illusione di avere sottomano il mondo, nello stesso modo in cui sta conoscendo il piacere di consumare di meno, e per un senso di ecologia, di pulizia mentale, non solo perché costretta a risparmiare. Quello che desideri è stare a casa tua, di parlare la tua lingua, di potere contare sulla comprensione che deriva dal fare riferimento alle stesse esperienze e allo stesso modo di pensare condiviso in una mente locale, invece che globale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è raro ricevere richieste dal resto del mondo, ma quello che colpisce è che la maggior parte di queste è costituita da gente che ha il tuo stesso cognome e che desidera ricostruire una comunanza, una vicinanza, delle radici e ricreare il borgo dell'appartenenza com'era un secolo fa nelle comunità contadine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Social Network mostra il bisogno del ritorno ad una dimensione umana, al "villaggio esteso" di tipo naturale più che al "villaggio globale" potenzialmente infinito. Esprime il bisogno di occuparci più della scuola dei nostri figli o delle possibilità di aprire progetti di lavoro o associazionistici nella tua città, piuttosto che nella tua regione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si fa sempre più difficoltà a sentire il parlamento o il governo come un soggetto che ci appartiene, figuriamoci quale voglia abbiamo di interessarci di chi sarà il presidente USA o dei nuovi ricchi russi. Ce li troviamo fra i piedi e sappiamo che la nostra vita è condizionata anche da quei fatti, ma non abbiamo più voglia di disseminarci in quel villaggio globale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Preferiamo di gran lunga, ne sentiamo anzi un bisogno sempre più prepotente, percepirci in una comunità di vicinanza, di quartiere e di condivisione della storia del tutto locale. Chiederci che tempo fa, come va la scuola di tuo figlio, che cos'hai fatto nel week-end, se hanno aperto il nuovo negozio vicino…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Abbiamo bisogno di una vita qui e ora, di una piazza del paese, di abitudini quotidiane, della percezione della comunità del borgo…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo stanchi del Mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E la tecnologia di successo e quella che finalmente ci consente di "tornare a casa".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-2909357967190741350?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/2909357967190741350/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2008/10/facebook-un-fenomeno-tutto-italiano.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/2909357967190741350'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/2909357967190741350'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2008/10/facebook-un-fenomeno-tutto-italiano.html' title='Facebook: un fenomeno tutto italiano'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-8195728078641201931</id><published>2008-10-21T14:31:00.003+02:00</published><updated>2008-10-21T16:43:15.033+02:00</updated><title type='text'>La Rana e l'Occidente</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Per chi non vuole leggere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dal momento che in molti confessano di non avere voglia di affrontare la lettura delle mie sempre più lunghe filippiche, ho deciso di farle precedere da una sintesi contenente i principali passaggi, affrontabile in pochi secondi. Il resto è di corredo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Estratto dell'articolo.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-size:85%;" &gt;La crisi in corso è culturale e sociale prima che economica. La buona notizia è che ben difficilmente le cose torneranno come prima. La speranza è che ci si avvii a una cronaca dell'economia reale come l'unica economia possibile. A forza di un passo in avanti e due indietro, ci stiamo abituando a un cambiamento che avverrà inesorabile senza vere e proprie rivoluzioni, proprio come capita alla rana nelle mani del cuoco. Se il cuoco prende la rana e la getta a cuocere nell'acqua calda, questa al primo contatto schizzerà fuori e farà di tutto per non farsi riacchiappare. Quando invece il cuoco la stende nella pentola piena di acqua fresca, magari in compagnia di altre sue simili, la rana si troverà a suo perfetto agio. Apprezzerà piuttosto il fatto che l'acqua diventi sempre più tiepida ed essendo il fuoco molto lento, l'animaletto si troverà bello e bollito, essendo trapassato più o meno dolcemente senza mai accorgersi di dove si trovava e di quello che stava accadendo. In modo simile il mondo occidentale non vedrà mai il giorno in cui si sarà passati da una cultura socio-economica ad un'altra. Civiltà vuol dire comprendere che il lavoro è l'operato che un cittadino realizza a favore di altri cittadini e non il mezzo per generare del profitto fine a se stesso. Civiltà e potere sono termini antagonisti ed è quindi giusto che chi mira al potere non debba godere della civiltà. Queste sono le coordinate dell'unico mondo nuovo che molte generazioni dopo di noi potranno vedere al termine della lunghissima crisi che verrà. Credo che se dovessi dare un'indicazione unica sarebbe quella di smettere di guardare al mondo troppo in grande. La mente umana è fatta per essere locale e non globale. Solo a sapere separare il Paese e i suoi problemi, nel mio paese e nei miei problemi questi potranno tornare ad essere affrontabili. Perché in questo Paese e in questo mondo un uomo locale come sono io e come con ogni probabilità sei anche tu ormai non può più riconoscersi e non può più determinarsi e contribuire allo sviluppo comune. Per questa ragione la recessione non è di tipo economico, ma prima di tutto di percezione e di riconoscimento e successivamente di investimento civile.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;hr /&gt;&lt;br /&gt;Disorientati dalle mille informazioni e commenti - compreso questo! - seguiamo la soap opera a sfondo drammatico della crisi economica in attesa che sia passata la nottata.&lt;br /&gt;La buona notizia è che ben difficilmente le cose torneranno come prima. La speranza è che ci si avvii a una cronaca dell'economia reale come l'unica economia possibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I sali e scendi delle notizie, come delle quotazioni, ci rendono abitudinari. Eppure i rialzi sono spesso pilotati da un mondo fatto di persone che fino a ieri con queste oscillazioni costruivano delle fortune fantamiliardarie e che oggi sperano almeno di continuare a camparci. Questa vita, tuttavia, si regge sulle speculazioni e sulle alterne fortune, per cui chi investe oggi per fare salire i numeri, domani svuota il salvadanaio, sperando di acchiappare più investimenti possibili dai pochi ottimisti e dai meno veloci a vendere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A forza di un passo in avanti e due indietro, ci stiamo abituando a un cambiamento che avverrà inesorabile senza vere e proprie rivoluzioni, proprio come capita alla rana nelle mani del cuoco.&lt;br /&gt;Se il cuoco prende la rana e la getta a cuocere nell'acqua calda, questa al primo contatto schizzerà fuori e farà di tutto per non farsi riacchiappare. Quando invece il cuoco la stende nella pentola piena di acqua fresca, magari in compagnia di altre sue simili, la rana si troverà a suo perfetto agio. Apprezzerà piuttosto il fatto che l'acqua diventi sempre più tiepida ed essendo il fuoco molto lento, l'animaletto si troverà bello e bollito, trapassato più o meno dolcemente senza mai accorgersi di dove si trovava e di quello che stava accadendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In modo simile il mondo occidentale non vedrà mai il giorno in cui si sarà passati da una cultura socio-economica ad un'altra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A guidare la transizione ben difficilmente potranno essere scelte finanziarie, ma piuttosto di quella economia che è ancora imparentata con le sue matrici filosofiche; potrà essere la psicologia o la sociologia a dare una mano, ma mai i mercati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima dovranno morire gli speculatori dell'&lt;span style="font-style: italic;"&gt;apres moi le déluge&lt;/span&gt;, quelli per cui il mondo può affondare dopo di me, ma io devo guadagnare comunque sempre di più. Questi non potranno facilmente scomparire per un decreto politico o per un rivolgimento di popolo, quanto piuttosto perché il terreno si fa bruciato attorno a loro. Come recitava un vecchio film di Landis, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Una Poltrona per Due&lt;/span&gt;, nulla può essere peggiore per un ricco che la prospettiva della povertà. Quando saremo tutti meno ricchi i più pesanti affogheranno affondando per il loro stesso peso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le malattie italiane del periodo sono facilmente individuabili e spesso stanno nello scarto fra quello che si ottiene per quello che si fa, in una prospettiva di civiltà molto prima che di economia.&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;«Mi si è chiesto nel passato di fare dei sacrifici personali per far sì che il paese intero diventi più civile e moderno, per il bene di tutti coloro che hanno investito in questo. Poi scopro che i frutti di queste rinunce sono confluiti nelle tasche di pochi che fanno entrare indiscriminatamente (ovvero senza "discrimine") clandestini da sfruttare, perché le persone civili non si farebbero sfruttare andando a distruggere le conquiste del mondo del lavoro». È la sindrome dei rifiuti urbani: chi ne produce di più li manda a casa d'altri e dice che gli altri sono incivili a non accettare. Crederemo a chi pensa il contrario quando porteranno i campi nomadi nei quartieri residenziali, invece che in quelli abitati da gente che deve confrontarsi ogni giorno con la propria speranza di sopravvivenza. Gli abitanti delle periferie non sono concittadini della Nazione, ma dello Stato trasversale degli abitanti delle periferie.&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;«Devo insegnare ai miei figli ad essere onesti quando poi il modello del vincente che scorgo dai vari scandali e gossip è quello del disonesto legale che può permettersi anche di prendere in giro i poveri coatti dell'onestà». Com'è possibile credere nella giustizia di questi magistrati e di questi avvocati e di questi politici? Meglio insegnare ai propri figli a rubare e magari anche a uccidere nella legalità per avere un futuro che ora è loro negato all'insegna dello sfruttamento giovanile dei tirocini, del precariato e delle leggi sul lavoro. Meglio non credere a questo paese dove non esiste certezza della condanna e, peggio ancora, non esiste certezza delle pene (che, in nome delle democrazia dei demagoghi, vanno tagliate perché troppo costose per il paese). Chi paga per l'indulto è lo stesso cittadino periferico che non ha i soldi per versare quelle tasse evase da ricchi e clandestini.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;«Per tanti anni ci hanno detto che dobbiamo diventare il paese dei servizi e del terziario avanzato e, ora che c'è la crisi, con il ripatteggiamento di Kyoto stiamo scoprendo che eravamo il paese del manifatturiero… Allora non è vero che la produzione si fa nell'Est allargato perché il lavoratore italiano costa troppo caro?». Tutti i governi parlano di abbassare le tasse e se la cavano con qualche voce che incide poco nelle tasche ma molto nel portafoglio del paese. Le tasse che andrebbero tolte sono invece quelle sui lavoratori. Allora il lavoratore italiano costerebbe molto meno di quello dell'Est.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;«Ma se togli le tasse dai lavoratori, dove li vai a prendere quei soldi?». Quello che l'automazione ha prodotto in questi ultimi decenni è la realizzazione di profitti generati, non dal costo della produzione, ma dalla domanda del mercato. Questo significa che ci sono molte cosiddette imprese che, grazie a programmi informatici o processi di mercato, realizzano guadagni da favola, molto superiori di fabbriche che impiegano centinaia o migliaia di dipendenti, senza occupare neanche un lavoratore in più di quelli che stanno attorno al padrone. Questi, e sono tanti, non pagano tasse e l'unico modo perché questo possa accadere sarebbe di tassare gli introiti reali. Nessuno è mai riuscito in tale proposito perché si ha paura che queste imprese vadano all'estero. E ce ne sono già che hanno fatto questa scelta, personaggi che vivono in Italia avendo il loro business all'estero. Uno stato forte - non pensiamo alle dittature, ma anche solo a paesi come Israele o il Giappone - introdurrebbe il dazio sui pre-lavorati e tasserebbe la ricchezza in maniera cospicua e non alla Valentino Rossi (cifre alte per noi, mance per loro). Personalmente sarei per l'esilio forzato degli impenitenti dalle ricchezze facili, perché se porti il lavoro fuori vai anche a fare il ricco là dove produci e non in un paese di cui sfrutti soltanto i servizi costosi per chi paga le tasse davvero. Questo naturalmente vale per molti liberi professionisti, ma anche qui si rende la vita difficile ai lavoratori a progetto, assimilati a notai, chirurghi e baroni vari che ci dicono persino di essere - poverini! - impossibilitati ad evadere. Un'altra alternativa molto più aggiornata ai tempi di quanto non siano leggi che risalgono a prima che l'Italia fosse una Repubblica fondata sul lavoro (come adesso non è più), sarebbe tassare l'automazione (dal robot, all'e-commerce, ai KMS dei call center, agli ERP come il SAP…) &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;in ragione del full-time-equivalent&lt;/span&gt; che sviluppano. Pensate quanti soldi entrerebbero nelle casse statali!&lt;/li&gt;&lt;li&gt;«Ci dicono di non sprecare, quando il modello di vita è basato sullo spreco». Si pensi ai costi dei trasporti derivati dalla centralizzazione delle sedi delle società. Orde di incravattati managerotti e tecnici attraversano ogni giorno i cieli del paese per Roma o per Milano. Colonne di auto intasate di dipendenti che ogni mattina e ogni sera vanno e vengono dalle loro abitazioni sempre più extra-urbane per passare una giornata davanti a un computer per nulla diverso da quello che hanno in casa, quando potrebbero tranquillamente evitare ogni spostamento per fare lo stesso lavoro in remoto dalla propria abitazione. Esistono innovazioni tecnologiche, come gli ERP, ad esempio, che non hanno faticato ad entrare e altre come il telelavoro che non trovano il loro giusto sviluppo. Esistono sprechi che non si "devono" evitare. L'innovazione si fa anche cambiando i rapporti di lavoro. Lavorare per obiettivi significa riconoscere lo spreco del lavoro ad orario, invece che a risultati. Se sono in grado di ottenere gli stessi risultati lavorando di meno, perché valuti il mio lavoro sulle ore che mi costringi a fare spesso a prescindere dal mio operato? Lavorare di più, con meno ore e lavorare tutti. Un vecchio motto applicato oltr'Alpe, mai tanto valido come in questi momenti di cosiddetta-crisi.&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Civiltà vuol dire comprendere che il lavoro è l'operato che un cittadino realizza a favore di altri cittadini e non il mezzo per generare del profitto fine a se stesso. Civiltà e potere sono termini antagonisti ed è quindi giusto che chi mira al potere non debba godere della civiltà. Queste sono le coordinate dell'unico mondo nuovo che molte generazioni dopo di noi potranno vedere al termine della lunghissima crisi che verrà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel frattempo, alla luce di tutti i punti fin qui espressi che alcuni potrebbero ritenere bolscevichi e altri qualunquistici o reazionari, ma che sono consapevole che non verranno mai attuati, servirebbe una formula semplice, una per tutte per vivere alla meno peggio i giorni che ci si prospettano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo che se dovessi dare un'indicazione unica sarebbe quella di smettere di guardare al mondo troppo in grande. La mente umana è fatta per essere locale e non globale. Se anche è vero che ci sono solo 6 punti di prossimità fra me e il presidente degli Stati Uniti, è anche vero che una volta arrivato a lui non avrei proprio nulla da dirgli. Ho bisogno invece di un ecosistema sociale intorno a me sereno; di una vita culturale e affettiva ricca con le persone che mi sono vicine; di potermi rappresentare mentalmente un ambiente a me noto e familiare; e di vedere l'origine e la fine del mio operato e del mio lavoro per sapere chi servo ed essere conosciuto per quello che ho fatto per il mio prossimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiamo localismo questo modo di pensare, ancor prima che federalismo. È la mia &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_della_Gestalt"&gt;gestalt&lt;/a&gt;, il &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Field_theory_%28psychology%29"&gt;campo sociale&lt;/a&gt; nel quale mi muovo a dare ragione della mia esistenza e a permettermi di governare la mia vita in comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo a sapere separare il Paese e i suoi problemi, nel mio paese e nei miei problemi questi potranno tornare ad essere affrontabili. Perché in questo Paese e in questo mondo un uomo locale come sono io e come con ogni probabilità sei anche tu ormai non può più riconoscersi e non può più determinarsi e contribuire allo sviluppo comune. Per questa ragione la recessione non è di tipo economico, ma prima di tutto di percezione e di riconoscimento e successivamente di investimento civile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-8195728078641201931?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/8195728078641201931/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2008/10/la-rana-e-loccidente.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/8195728078641201931'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/8195728078641201931'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2008/10/la-rana-e-loccidente.html' title='La Rana e l&apos;Occidente'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-9076351295470835622</id><published>2008-09-29T12:06:00.016+02:00</published><updated>2008-09-30T09:38:43.686+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Società'/><title type='text'>Siamo al comunismo</title><content type='html'>Per chi non se ne fosse ancora accorto, l'Occidente sta arrivando al Comunismo. Lo dicono i fatti, non le fedi ideologiche: che ci piaccia o no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Probabilmente questo non avverrà oggi: magari entro quel 2012 che gli astrologi come Barbault indicavano essere il momento di rivolgimento, la fine della spirale ciclica astrale e del periodo della grande congiunzione, oppure l'inizio dell'anno solare degli Inca o dell'Era dell'Acquario… Sta di fatto che il periodo segnato dagli esoteristi combacia con quello che vediamo in TV: o si cambia, sovvertendo un modello culturale umano, o inevitabilmente si soccombe come gli Atlantidei dell'antichità mitologica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si osserva tanto l'avvento del comunismo politico, quello andato in crisi con la caduta del muro di Berlino e che oggi è, al più, cosa per nostalgici di una rivoluzione di classi che hanno smesso di esistere. Piuttosto il comunismo economico, quello del Marx del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Capitale&lt;/span&gt; da tempo preconizzato da quello che è forse il più marxiano-non-marxista degli economisti italiani, il &lt;a href="http://www.giuliotremonti.it/pubblicazioni/visualizza.asp?id=76"&gt;Giulio Tremonti&lt;/a&gt; che oggi è Ministro dell'economia e delle finanze di un governo liberale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si sa, per chi non funziona a slogan, che esistono due Marx: uno, quello politico, autore del &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Manifesto del Partito Comunista&lt;/span&gt;, uomo del suo tempo che ha manifestato quelle che nei suoi anni potevano essere scelte cui credere e il cui testimone fu raccolto da politici come Lenin o Trotsky; l'altro, il padre del modello macroeconomico evoluzionistico neo-giudaico che nell'opera &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il Capitale&lt;/span&gt;, oltre a riassumere in chiave economicistica la storia dell'uomo, disegnò lo scenario prevedibile per il futuro delle Nazioni più evolute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sbagliano quelli che sostengono fallita quella visione alla luce dei destini degli Stati che si richiamavano al Comunismo, perché proprio il principio evoluzionistico dell'economista tedesco sanciva che solo dove si fosse verificata la transizione che dal feudalesimo passa agli stati borghesi e a quelli del capitalismo privato si sarebbe potuto realizzare il passaggio al Comunismo, non tanto come ribaltamento violento, quanto come trasformazione naturale di un modello in un altro, in linea con il pensiero di Schumpeter. Ne consegue che le Nazioni che si sono richiamate al comunismo non potevano essere considerate comuniste, perché non erano ancora passate per il capitalismo privato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi viene da dire che quel giorno è arrivato e proprio nello stato dove il modello capitalistico è più evoluto e radicato: gli Stati Uniti d'America.&lt;br /&gt;Lì, la crisi dei mutui sta mandando in rovina proprio i quartier generali dell'economia tradizionale, le banche private. Una dopo l'altra stanno crollando come tessere di un domino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo l'intervento della Banca Centrale riesce ad operare per impedire la loro rovina. Non si può tuttavia pensare che questo tipo di intervento possa durare in eterno e se, alla fine, le risorse che sostengono le poche banche sopravvissute saranno le stesse per tutte, che cosa saranno queste ultime se non le filiali di un'unica agenzia, di un unico Capitale, quello degli abitanti della Nazione? Una situazione simile ad oggi fu quella che portò all'IRI nel pieno del fascismo della crisi economica e poi in quella del dopoguerra, ma qui la situazione internazionale è ben diversa e quello che è in ballo non sono due o tre aziende in crisi, ma l'intero capitale e il futuro delle Nazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco, quindi, che si realizzerebbe quello che intravedeva Marx, ovvero la concentrazione di tutto il Capitale in una cassa statale. Tali fondi dovrebbero innanzitutto sanare gli effetti di questa rivoluzione evoluzionistica, ovvero gli squilibri sociali e culturali che essa ha generato, garantendo in primo luogo la soddisfazione dei bisogni primari della popolazione (probabilmente intervenendo prima o poi anche nella sperequazione socio-economica). Ben poco potrebbero i capitali privati a questo proposito, perché il rivolgimento è talmente grande da vanificare il potere dei singoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un "comunismo" ben lontano da quello dei partiti comunisti del recente passato, una transizione spontanea (Schumpeteriana, appunto), quasi naturale che però lascia aperte molte domande. In primo luogo il rapporto con la situazione internazionale, dove il potere economico è in mano a paesi che per la prima volta stanno sperimentando ancora il capitalismo privato. La trasversalità transnazionale delle condizioni economiche e sociali che porta a far somigliare meno gli americani, ad esempio, con gli altri americani, quanto i loro poveri con i poveri di tutti i paesi industriali, e così via. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Mai come ora è importante difendere la Pace&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il destino del lavoro, dopo le bolle dello yuppismo e del post-yuppismo virtuale: andare oltre l'economia che produce reddito dallo scambio di titoli, invece che dalla produzione di beni e servizi (l'attuale crisi delle borse). Un capitale centrato più sullo scambio del lavoro che su quello della valuta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'uso delle risorse e la riduzione dello spreco e dell'inquinamento. Il rispetto della Terra e la ricerca sostenibile come formula per il futuro. Un modello di vita meno orientato al profitto e più al recupero della socialità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'utilizzo evoluto delle tecnologie, rivolte all'empowerment delle risorse delle persone e non all'automazione di modelli automatici di standardizzazione di un paradigma socio-economico che non ha più nulla da dire o da dare. Lo sviluppo della collaborazione e di nuove forme di socialità basate su uno stare insieme felice, più che su un consumismo del superfluo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Il &lt;/span&gt;&lt;a style="font-weight: bold;" href="http://www.martignago.com/altro/peacelink/mentelocale.htm"&gt;recupero del localismo&lt;/a&gt; dopo una sbronza di globalizzazione imperialista alienante e spersonalizzante. Non si tratta né di abbandonare una prospettiva di internazionalismo dei confronti e della cooperazione, né di concedersi ad un nostalgismo degli antichi nazionalismi abbattuti assieme alle frontiere, ma casomai di approfittare dell'allargamento per rivolgersi al piccolo, ad un federalismo (l'unico ritorno possibile alla Politica ormai morta) che renda percepibili le scelte individuali, valorizzandole invece di ridurle all'impotenza di una visione troppo estesa e per questo schematica e banale. Seguire un &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Glocal_Forum"&gt;modello "glocal"&lt;/a&gt; (vedi anche &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Glocalizzazione"&gt;qui&lt;/a&gt;) avrebbe fatto sì che le banche europee, e quindi italiane, non finissero compromesse dall'esposizione al capitale statunitense. Il localismo è sostenibilità ed è il principio per cui è bene costruirsi attorno all'economia del piccolo ("Piccolo è bello").&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'elenco potrebbe proseguire a lungo, ma quello che conta oggi è guardare alla crisi, non come a una fine, ma come a un inizio e pensare alla qualità reale e non immaginaria della nostra vita, a partire da un &lt;a href="http://www.martignago.com/altro/peacelink/baratto.htm"&gt;cambiamento di schemi coatti&lt;/a&gt;. Un Marx che porta allo &lt;a href="http://www.aiuti.com/2007/08/missing-culture.html"&gt;Steiner&lt;/a&gt; &lt;a href="http://www.rudolfsteiner.it/editrice/list.php?v=list&amp;amp;categoria_id=59"&gt;socio-economico&lt;/a&gt;, in cui &lt;a href="http://www.aiuti.com/2007/07/dallo-sradicamento-al-suicidio-sociale.html"&gt;l'uomo non è quello che mangia&lt;/a&gt;, ma un essere che crea le condizioni di vita migliori per lo s&lt;a href="http://www.aiuti.com/2007/10/per-lera-di-michele.html"&gt;viluppo della propria natura nobile&lt;/a&gt;, della propria spiritualità.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-9076351295470835622?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/9076351295470835622/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2008/09/siamo-al-comunismo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/9076351295470835622'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/9076351295470835622'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2008/09/siamo-al-comunismo.html' title='Siamo al comunismo'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-8146364348221477444</id><published>2008-06-02T11:02:00.004+02:00</published><updated>2008-06-02T16:29:22.550+02:00</updated><title type='text'>WikiMania e trust-based organizations</title><content type='html'>&lt;strong&gt;Le origini del Wiki&lt;/strong&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px;" src="http://blog.infotel.it/wp-content/mani_escher.jpg" border="0" alt="" /&gt;La storia che porta al &lt;em&gt;Wiki&lt;/em&gt; in azienda è particolarmente lunga, nonostante non siano pochi quelli che oggi gridano alla novità assoluta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per i pochi rimasti a non sapere che cosa sia &lt;em&gt;Wiki&lt;/em&gt;, sia detto in pochissime parole che si tratta di un misto fra un software destrutturato e dei siti basati sulla collaborazione condivisa.&lt;br /&gt;Il software originario non era un gran che e il suo successo iniziale si basava fondamentalmente sul fatto che non c’erano regole e quindi chiunque poteva inserire o modificare tutto quello che voleva.&lt;br /&gt;Ci si potrebbe invece chiedere quanti senza &lt;em&gt;Wikipedia&lt;/em&gt; si sarebbero accorti del Wiki. Com’è ormai arcinoto, l’enciclopedia libera più importante del mondo che sfrutta un software Wiki si basa su contributi che chiunque può inserire e parimenti modificare. All’inizio sembrava pura follia: “chissà che assurdità ci finiscono dentro! e poi chi è interessato a scrivere, non dico senza guadagnarci, ma senza neppure che appaia il tuo nome di contributore?…”&lt;br /&gt;Invece ha funzionato e, pure a fronte di diverse inesattezze e partigianate, &lt;em&gt;Wikipedia&lt;/em&gt; è un esempio di straordinario successo basato sulla fiducia: vanta l’aggiornamento, la completezza e la varietà che nessuna enciclopedia al mondo potrebbe permettersi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A qualcuno è venuta dunque spontanea l’idea che si potesse fare lo stesso in azienda, dove per azienda intendiamo tutto quello che va dal gruppo di lavoro fino alle holding, alle reti di imprese. L’idea di fondo va dalla base di conoscenze condivise fino a sostituire qualsiasi archivio, in particolare quello della posta, con il &lt;em&gt;Wiki&lt;/em&gt;: non più workstation e hard disk, ma reti di conoscenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Il Groupware da Notes a Groove&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;La storia della collaborazione tramite reti di computer affonda le sue radici nell’ormai lontano 1984, quando &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ray_Ozzie"&gt;Ray Ozzie&lt;/a&gt;, oggi &lt;em&gt;Chief Software Architect&lt;/em&gt; in Microsoft, iniziò lo sviluppo del primo software di Workgroup, dando origine alla categoria di programmi detti di Groupware, con &lt;em&gt;Notes&lt;/em&gt;, programma che vide la luce per l’università come spesso capita per poi venire acquisito dalla &lt;em&gt;Lotus&lt;/em&gt; del visionario &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jim_Manzi"&gt;Jim Manzi&lt;/a&gt;, finendo per stimolare gli appetiti di Big Blue che fece propria l’intera Lotus proprio per accaparrarsi &lt;em&gt;Notes&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non pochi sono stati gli emuli di &lt;em&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lotus_notes"&gt;Notes&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;, partendo dal più brutto è anche il più diffuso: &lt;em&gt;Microsoft Outlook&lt;/em&gt; (o &lt;em&gt;Entourage&lt;/em&gt; per Macintosh). Poi ci sono &lt;em&gt;Groupwise&lt;/em&gt; di Novel ed &lt;em&gt;Evolution&lt;/em&gt; per Linux, anche se forse il migliore fra tutti gli epigoni rimane il canadese &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.firstclass.com/"&gt;First Class&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;, divenuto famoso soprattutto nell’ambito degli ambienti di e-learning e in quello delle BBS (da OneNet alla Reti Civiche, prima fra tutte &lt;a href="http://www.retecivica.milano.it/"&gt;quella di Milano&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cultura della condivisione del sapere ha invece trovato sviluppi nelle &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Learning_organization"&gt;learning organization&lt;/a&gt;, prima, e nel &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Knowledge_management"&gt;knowledge management&lt;/a&gt;, poi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A 24 anni di distanza, &lt;em&gt;Notes&lt;/em&gt; si conferma uno dei programmi più longevi nonostante Ozzie abbia preso le distanze da quel progetto per fondare &lt;em&gt;Groove&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Groove&lt;/em&gt; è sicuramente il secondo passaggio della storia della collaborazione e indubbiamente quello più completo. Oggi acquistato da &lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Groove_Virtual_Office"&gt;Microsoft, Groove&lt;/a&gt; ha superato il principio dell’archivio condiviso per arrivare alla condivisione degli spazi di lavoro. Il tutto con una ricchezza di strumenti impressionante. si passava dalla condivisione delle mappe mentali, per arrivare a quella delle scrivanie, ovviamente dei documenti, dei database e dei fogli di calcolo, fino a quella delle &lt;a href="http://www.blogger.com/Nuovi%20%20%20%20spazi%20virtuali"&gt;classi di apprendimento&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come mai, allora, &lt;em&gt;Groove&lt;/em&gt; non ha ottenuto fin da subito il successo sperato? E come mai neppure dopo essere stato acquistato da Microsoft che ha fatto del suo ideatore addirittura il responsabile dello sviluppo software si sente parlare di società che funzionano con &lt;em&gt;Groove&lt;/em&gt;?&lt;br /&gt;Forse perché si tratta di un prodotto così strategico da diventare un segreto competitivo da far pagare per la sua unicità?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, penso piuttosto a delle ragioni più semplici.&lt;br /&gt;In primo luogo, il successo di programmi meno ricchi e completi, anzi, decisamente inadeguati come Outlook ci racconta di aziende e persone che vedono ancora come &lt;strong&gt;troppo complesso un ambiente di lavoro basato sul software&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;In secondo luogo, &lt;strong&gt;la condivisione e la perdita di proprietà del lavoro fanno parte della fantascienza&lt;/strong&gt; per ancora troppe realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riguardo alla prima opzione probabilmente &lt;strong&gt;il Wiki rappresenta un compromesso perfetto fra completezza e semplicità&lt;/strong&gt;. Per l’impiegato comune probabilmente anche il Wiki è ancora troppo complicato: non così per lo specialista, in grado ormai di trovarsi a proprio perfetto agio in un ambiente che condivide posta, documenti, programmi, comunicazioni, web…&lt;br /&gt;Gli stessi Wiki Software sono diventati meno casuali e anarchici per favorire una &lt;strong&gt;strutturazione amministrata&lt;/strong&gt; con livelli gerarchici e permessi differenziati. Sono nati insomma i programmi per il Wiki aziendale (come &lt;a href="http://www.atlassian.com/software/confluence/"&gt;Confluence&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://www.socialtext.com/products/"&gt;SocialText&lt;/a&gt;) e questi sono in grado di fare la differenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Le Organizzazioni Trust-Based&lt;/strong&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;img style="float:right; margin:0 0 10px 10px;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px;" src="http://www.scuolaribaldone.com/Foto%20AL1%202006/Prova%20di%20Fiducia.JPG" border="0" alt="" /&gt;Ben diversa è invece la questione che riguarda &lt;strong&gt;la fiducia delle persone le une verso le altre e tutte verso le direzioni d’impresa&lt;/strong&gt;. Qui occorre che qualcosa cambi in due direzioni:&lt;br /&gt;&lt;ul style="list-style-type: disc"&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;quella del &lt;strong&gt;contratto sociale&lt;/strong&gt;&lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;li&gt;quella della &lt;strong&gt;cultura d’impresa&lt;/strong&gt; e del clima di lavoro&lt;/li&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/ul&gt;Come al solito si cerca di fare scaturire il dio dalla macchina e forse di quando in quando ci si riesce anche.&lt;p&gt;&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;A fronte dell’inadeguatezza d’impresa a questo proposito, il Wiki sta incontrando un certo successo nelle imprese innovative dove i ricercatori sanno di poter contare su un certo rispetto e una onesta condivisione dei risultati, ma solo in quelle. E là dove così non fosse, &lt;strong&gt;il Wiki&lt;/strong&gt; stesso può essere facilmente bypassato e il web insegna che &lt;strong&gt;può diventare facilmente vittima dello stesso rischio che corre Wikipedia: disinformazione, plagio, manipolazione, strumentalizzazione&lt;/strong&gt;, e chi più ne ha più ne metta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è il software, ma la gestione della condivisione a estremizzare componenti che il controllo formale nelle aziende dove il rapporto fra le parti è regolato da strutture, contratti, norme, procedure… consente di governare in tranquillità, ma che diventano precarie in ambienti trust-based, dove &lt;strong&gt;è la fiducia a governare&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La non assunzione di questa dimensione e l’indifferenza per l’acquisizione di tutte le competenze necessarie allo scopo rendono l’adozione di strumenti per la condivisione come il Wiki estremamente pericolose. E non è certo un bilancio di sostenibilità a vincere la paura degli effetti Exon o Parmalat.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che sembra interessante è questa nuova configurazione che grazie a questi strumenti sembra prendere vita:&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;l’organizzazione trust-based che si pone all’estremo opposto di quella erp-based&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Innanzitutto perché quest’ultima si rivolge alla corporate allargata,  tendendo ad assimilare le risorse come se il fattorino producesse lo stesso vantaggio competitivo del ricercatore o del manager di punta, mentre la prima si rivolge a gruppi come se fossero affrancati dalle logiche massificanti delle HR burocratiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In secondo luogo, laddove gli ERP (primo fra tutti SAP) hanno fatto fare passi indietro di trenta - quaranta anni alle scienze delle organizzazioni e del management, i Wiki e i software collaborativi offrono a queste discipline scenari del tutto innovativi e impossibili a creare senza lo strumento informatico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La loro nascita, tuttavia, fa tornare in auge &lt;strong&gt;l’attenzione per le tecniche e le metodologie organizzative, psicosociali e di relazioni industriali evolute&lt;/strong&gt;, anche se a proposito di trust-based organization non si può invero riscontrare una diffusa preparazione delle società e dei professionisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisogna quindi cominciare dai gruppi e farlo con metodo, serietà e creatività, senza dare nulla per scontato, mettendo da parte i trucchi del mestiere, le vecchie e fruste categorie di comodo e i conigli da far scaturire dal cilindro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Occorre un’osservazione condotta senza pregiudizi e la capacità di generare modelli originali per organizzazioni fuori standard.&lt;br /&gt;Una sfida le cui promesse sono direttamente proporzionali ai rischi da parte di tutti gli attori.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-8146364348221477444?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/8146364348221477444/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2008/06/wikimania-e-trust-based-organizations.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/8146364348221477444'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/8146364348221477444'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2008/06/wikimania-e-trust-based-organizations.html' title='WikiMania e trust-based organizations'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-1065106013762377676</id><published>2007-11-10T10:43:00.000+01:00</published><updated>2007-11-10T10:50:10.642+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Persona Coaching Alert'/><title type='text'>Ipnosi passiva e attiva…</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;…è il titolo del nuovo articolo pubblicato su &lt;a href="http://www.cambiare.org/"&gt;cambiare.org&lt;/a&gt;, dedicato agli utilizzi dell'ipnosi nella psicoterapia e nel coaching, con particolare riferimento alle finalità e al coinvolgimento che viene richiesto dai clienti e offerto dai professionisti.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.cambiare.org/psicoterapia/psicoterapia/ipnosiattiva.html"&gt;Vai all'articolo...&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-1065106013762377676?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/1065106013762377676/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2007/11/ipnosi-passiva-e-attiva.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/1065106013762377676'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/1065106013762377676'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2007/11/ipnosi-passiva-e-attiva.html' title='Ipnosi passiva e attiva…'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-4174807414616175007</id><published>2007-11-02T18:43:00.001+01:00</published><updated>2007-11-02T18:52:12.130+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Personal Coaching'/><title type='text'>Separazione e sopravvivenza in coppia</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.cineboom.it/immaginiarticoli/the_war_of_the_roses.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.cineboom.it/immaginiarticoli/the_war_of_the_roses.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Segnalo, per quanti possano esserne interessati, un nuovo scritto che compare nel mio sito dedicato al cambiamento nella vita psichica e relazionale cambiare.org.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tema è la coppia e la sua crisi: le cause della separazione e le regole della corretta igiene di coppia (alla luce della mia peculiare esperienza, naturalmente). Anche se non tocca direttamente l'organizzazione ma piuttosto il "personal coaching" più genuino, quanto della vita organizzativa viene influenzato pesantemente dalle conseguenze di queste dinamiche?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il brano si intitola "Gli ingredienti della separazione (e la regola dell'irriverenza) e lo trovate &lt;a href="http://www.cambiare.org/relazione/relazione/ingredienti.html"&gt;a questo link…&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-4174807414616175007?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/4174807414616175007/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2007/11/separazione-e-sopravvivenza-in-coppia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/4174807414616175007'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/4174807414616175007'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2007/11/separazione-e-sopravvivenza-in-coppia.html' title='Separazione e sopravvivenza in coppia'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-4465782972149481188</id><published>2007-10-18T10:48:00.000+02:00</published><updated>2007-10-18T11:21:31.145+02:00</updated><title type='text'>Lo One Minute Management di Tex Willer</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.napolicomics.com/vetrina/Tex%20-%20Lo%20sceriffo%20di%20Durango.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.napolicomics.com/vetrina/Tex%20-%20Lo%20sceriffo%20di%20Durango.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Penso che ben pochi della mia generazione non conoscano Tex Willer, almeno per sentito dire. Per quanti lo conoscono di meno mi piace ricordare che il pensiero del personaggio creato da Gianluigi Bonelli è stato un punto di riferimento che ha unito il paese dagli anni '50 fino alla fine della politica: la sinistra lo considerava un suo eroe, nonostante un certo profilo autoritario giustizialista lo volesse a destra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ultimo, le sue strategie possono essere considerate anche un modello di pensiero manageriale, ancora presente soprattutto in certe imprese medio-piccole del nostro paese. E, alla fine, come si può dar torto al Tex-pensiero, soprattutto a fronte di tante chiacchiere managerial-modaiole che non smettono di imperversare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È dunque fra il serio e il faceto che vi propongo una chicca,&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; tratta dalle ristampe in corso per Repubblica-L'Espresso, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;della filosofia gestionale del nostro eroe alle prese con la dissacrazione di un modo di dire fino ad allora sacrosanto e indiscutibile:&lt;br /&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;blockquote&gt;Tex: "E se la fortuna ci aiuta, forse ritroveremo anche le bestie dei Miller!"&lt;br /&gt;Carson: "Ottimista!"&lt;br /&gt;Carson: "Tanto Varrebbe sperare di trovare il classico ago nel pagliaio!"&lt;br /&gt;Tex: "Beh, la cosa non è poi tanto difficile, Amico!"&lt;br /&gt;Tex: "Basta bruciare il pagliaio e poi passare tra le ceneri una buona calamita!"&lt;br /&gt;Carson: "Peste, che idee!" (G. Bonelli, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il segreto di Esmeralda&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Tex - &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Collezione storica a Colori, Vol. 37, pag. 132)&lt;br /&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-4465782972149481188?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/4465782972149481188/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2007/10/lo-one-minute-management-di-tex-willer.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/4465782972149481188'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/4465782972149481188'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2007/10/lo-one-minute-management-di-tex-willer.html' title='Lo One Minute Management di Tex Willer'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-7316489911415058559</id><published>2007-10-08T01:25:00.000+02:00</published><updated>2007-10-08T01:38:34.290+02:00</updated><title type='text'>Per l'Era di Michele</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: verdana;"&gt;Dobbiamo sradicare dall'anima tutta la paura e il timore di ciò che il futuro può portare   &lt;br /&gt;    all'uomo.&lt;br /&gt;Dobbiamo acquisire serenità in tutti i sentimenti e sensazioni rispetto al futuro.&lt;br /&gt;Dobbiamo guardare in avanti con assoluta equanimità verso tutto ciò che può venire.&lt;br /&gt;E dobbiamo pensare che tutto ciò che verrà ci sarà dato da una direzione del Mondo piena&lt;br /&gt;   di sapienza.&lt;br /&gt;Questo è parte di ciò che dobbiamo imparare in questa era: a saper vivere con assoluta &lt;br /&gt;   fiducia nell'aiuto sempre presente del Mondo Spirituale.&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-weight: bold;"&gt;In verità nulla avrà valore se ci manca il coraggio&lt;/span&gt;. &lt;br /&gt;Discipliniamo la nostra volontà e cerchiamo il risveglio interiore tutte le mattine e tutte le notti&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: verdana;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;a href="http://www.antroposofia-roma.org/SanMichele.htm"&gt;Rudolf Steiner, &lt;/a&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: italic;"&gt;&lt;a href="http://www.antroposofia-roma.org/SanMichele.htm"&gt;Per l'era di Michele&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-7316489911415058559?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/7316489911415058559/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2007/10/per-lera-di-michele.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/7316489911415058559'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/7316489911415058559'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2007/10/per-lera-di-michele.html' title='Per l&apos;Era di Michele'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-7184518785727318266</id><published>2007-09-20T09:06:00.000+02:00</published><updated>2007-09-21T11:50:21.965+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Imprese'/><title type='text'>A Cernobbio</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Il 27 e il 28 settembre chi scrive e "Aiuti Human Sharing - Innovazione strategica delle risorse umane" saremo presenti al &lt;a href="http://www.biponline.it/index2.php3?sezione=349&amp;amp;lang=it"&gt;BIP - Borsa Internazionale del Placement&lt;/a&gt; che si terrà alla Villa Erba di Cernobbio fino al 29.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La BIP è un'occasione per i manager e i professional delle Risorse Umane per confrontarsi sulle strategie di recruiting, coaching ed employer branding soprattutto in considerazione delle necessità che il mercato sta esprimendo anche in termini di talenti e competenze per il cambiamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nostra presenza è assicurata per i giorni 27 e 28, appunto, presso lo stand di &lt;a href="http://www.mercatis.it/"&gt;Mercatis&lt;/a&gt;, mentre è possibile, ma non ancora sicura (per saperne di più scrivetemi) la partecipazione nel giorno successivo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Spero di avere l'occasione di incontrarvi per scambiare idee e informazioni direttamente di persona.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-7184518785727318266?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/7184518785727318266/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2007/09/cernobbio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/7184518785727318266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/7184518785727318266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2007/09/cernobbio.html' title='A Cernobbio'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-9704909.post-7834197732679561885</id><published>2007-09-20T08:42:00.000+02:00</published><updated>2007-09-20T08:48:37.798+02:00</updated><title type='text'>Quale manager per il futuro?</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Un'utile ricerca promossa dal Sole 24 ore che delinea le necessità percepite dai lavoratori per le figure che dirigono il personale evidenzia due tipologie di manager intermedio qui definite di Team Player e di Work Planner.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Laddove il primo è concentrato nel coinvolgere il proprio gruppo perché vengano raggiunti risultati competitivi, il secondo si preoccupa soprattutto di pianificare le attività perché vengano eseguite diligentemente, controllando il corretto utilizzo delle risorse.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;La notazione interessante è che il diligente pianificatore, rassicurante e ordinato, attira quasi il 40% dei giovani, mentre l'intraprendente coach, dalle sfide motivanti, raccoglie le speranze di più del 70% dei senior.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Questo significherebbe che gli over 50 sono la risorsa del lavoro più sensibile al cambiamento e alla competizione, oltre che allo spirito di squadra, mentre le speranze rivolte alla nuova generazione riposano su una popolazione più individualista, bisognosa di rassicurazione e continuità, giusto l'opposto di quanto il mercato del lavoro e le forme di competizione di mercato offrono.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Ma la ricerca evidenzia anche altri aspetti non meno interessanti, primo fra tutti l'identikit del capo, che delinea un senior cinquantenne con gli attributi, tanto coinvolgente quanto coraggioso, ma soprattutto attento all'innovazione, con una caratteristica cognitiva rivolta alla sperimentazione e all'innovazione. Capace di inventare soluzioni non ovvie e competente nelle nuove tecniche gestionali e nelle tecnologie trasformative, deve sapere riconoscere e premiare quadri e professional e deve farsi carico delle scelte e delle responsabilità senza scaricare su impiegati e operai i rischi che non vuole assumere.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Quali riflessioni fare alla luce di queste informazioni? Che domande porsi? &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Dove si troverebbe questo tipo di capo è il punto critico della questione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Si tratta con ogni probabilità di una razza in via di estinzione con poco spazio nelle incertezze imprenditoriali attuali con pretese inadeguate dei vertici. Molto più facile è trovare un poco competitivo work planner, più schermato nei confronti dei rischi a cui il top management vorrebbe il più delle volte esporlo, ma anche impermeabile alle responsabilità verso gli sviluppi professionali del gruppo, essendo attento soprattutto ai dati e alla propria sicurezza personale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Il work planner è il ligio prodotto della generazione delle aziende delle tabelle, dei numeri per i numeri, delle piattaforme gestionali, degli ERP, e dei sostituti decisionali informatizzati (DSS). Figlio dei consigli di amministrazione accentranti e centralizzatori degli ultimi anni, non propone e non stimola, interpretando aziende sempre meno competitive e per nulla innovative, disinteressate alla propria rigenerazione, che puntano più sull'assistenzialismo delle lobbies e dei governi che sulla propria forza imprenditoriale e inventiva.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;L'altro, il Team Player è un personaggio sempre più di altri tempi a cui si finisce per chiedere di essere boia e impiccato e di garantire la botte piena e la moglie ubriaca; un leader sempre più sofferente e impaziente, che dietro la porta sogna un'onorevole pensione.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Una figura anche che è sull'orlo della crisi di nervi e soprattutto sulla soglia della rivolta.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Stretti a tenaglia fra un vertice dalle esigenze irragionevoli e dagli obiettivi non commensurati sulla realtà, da un lato, e una base disorientata e spesso allo sbando, incapace di offrire contributi e costantemente bisognosa di rassicurazioni e di certezze impossibili, dall'altro, i quadri intermedi, sempre meno riconosciuti per ruolo e per ritorni, stanno sviluppando, non solo indifferenza per i destini dell'azienda, ma addirittura un astio e un atteggiamento di rivolta verso le direzioni che per le imprese è come una malattia silenziosa nel suo incedere, pronta ad esplodere senza preavviso, violenta e verosimilmente difficile da curare e tendenzialmente irrecuperabile e distruttiva soprattutto per le aziende più precarie e prive di risorse in panchina.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: verdana;"&gt;Imprese, quelle che escono da questo disegno, sempre più popolate di giovani precari, senza risorse né piani a lunga distanza, non apprezzati né riconosciuti dal personale, soprattutto da quello femminile e quello con più anzianità, che non riescono a far altro che eseguire il compito e che, con poche aspettative per il futuro e per la carriera, sono pronti più ad abbandonare che a combattere. Giovani che sono cresciuti orfani della generazione precedente, non essendo mai stati messi in condizione di raccogliere il testimone da un Team Player, anche perché i criteri del loro inserimento non prevedevano questi sviluppi e perché a partire dagli anni '90 si è preferito lasciare estinguere il personale costoso, sull'onda della moda della cancellazione delle fasce di coordinamento intermedie.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/9704909-7834197732679561885?l=www.aiuti.com%2Findex1.html' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/7834197732679561885/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2007/09/quale-manager-per-il-futuro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/7834197732679561885'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/9704909/posts/default/7834197732679561885'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://www.aiuti.com/2007/09/quale-manager-per-il-futuro.html' title='Quale manager per il futuro?'/><author><name>Ennio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:extendedProperty xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' name='OpenSocialUserId' value='16992435856804380298'/></author><thr:total xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'>0</thr:total></entry></feed>