Tecnologie della liberazione?
di Ennio Martignago
 
L'alba della dialettica
Che il digitale occupi uno dei blocchi separati dal muro vacuo della scissura rolandica è una suggestiva ipotesi che compare nel Linguaggio del Cambiamento di Watzlawick. Un libro scritto nel periodo in cui i computer giravano ancora con le schede perforate.
A dire il vero nei laboratori Xerox di Palo Alto, un gruppo di ricercatori guidato dal padre dell'informatica "umanistica", Douglas Engelbart, già negli anni '60 aveva tradotto in comportamenti analogici sensorialmente basati le interazioni con il computer, introducendo il monitor (pensate che, ciononostante, non si utilizzò per circa 15 anni!), il mouse, le teleconferenze, i word processor, l'idea di desktop, l'interfaccia a finestre, le reti di computer, e così via. Ci volle la fine degli anni, '70 perchè Apple iniziasse a recepire parte di queste invenzioni con i primi computer personali. Quando uscirono nell'81, i primi PC dell'imperatrice Big Blue, trionfale soprannome per IBM, sembravano un costoso e goffo kit di montaggio se paragonato ai primi Apple. Nell'84, con un sincronico richiamo orwelliano, Steve Jobs, la mente che concepì Apple, in una campagna pubblicitaria fece scagliare da una olimpionica un martello sullo schermo da cui il grande fratello IBM istruiva un popolo di automi. Questo martello si chiamava Macintosh, un piccolo computer a cui all'inizio nessuno credette, che all'accensione con una vocina salutava il proprietario. Era l'apoteosi dell'analogico: il computer amico, con la carta virtuale su cui vedere immediatamente ciò che si poteva scrivere e disegnare, la scrivania virtuale, il suono, le immagini, i tavoli di montaggio da tipografo, schermo e macchina fusi insieme e facilmente trasportabili, piccolissimi, ma infinitamente più potenti di qualsivoglia PC, senza limiti di memoria, dotati dei primi floppy doppia densità (quelli che arrivarono sui PC 8 anni dopo), e in grado di pilotare le prime stampanti laser con i caratteri tipografici.
Bill Gates allora si accorse di avere trafugato il software sbagliato per IBM. Sarebbe stato comunque inutile, perché il leviatano che aveva creato il PC senza minimamente crederci, solo per fare vedere che loro potevano tutto, non avrebbe mai consentito l'inserimento di "inutili fronzoli" a una cosa così seria come l'elettronica.
Si potrebbe dire che anche l'informatica aveva i suoi due emisferi. Dopo 6 anni Microsoft tirò fuori un'imitazione di Macintosh chiamata Windows e per farlo, schernita da tutto il mondo degli informatici, dovette abbandonare IBM (che nel frattempo temporeggiava dietro un improbabile OS/2).
Nonostante dovettero occorrere altri 6 anni perché si avvicinasse abbastanza a Macintosh, mezzo mondo di schiavi aziendali dell'interfaccia di comandi mnemonici a carattere abbracciò il loro liberatore a finestre e nacque la grande fortuna del nuovo impero leggero (software) e la secessione di quello pesante (hardware).
 
Il nuovo spazio-tempo
Alla base del computer analogico troviamo la simulazione del reale, il cosiddetto "virtuale", un'altra categoria fortemente suggestionata da dimensioni umanistiche. La scrivania del computer, in fondo, era uno spazio virtuale, ma solo le reti telematiche avrebbero consentito di passare da una simulazione così circoscritta a un mondo parallelo, che ricordava quelli di G.B. Wells e soprattutto di Phil Dick.
Fu proprio uno scrittore di fantascienza, William Gibson, a coniare il termine di cyberspace.
Il prefisso "cyber" ricordava la prima scissura rolandica delle scienze dell'automazione, essendo stato coniato da Wiener che stava all'emisfero destro del cervello informatico, come von Neuman stava al sinistro. Wiener pensava ad un'informatica al servizio dell'uomo e la sua attenzione si rivolgeva prima di tutto ai problemi dei disabili, mentre von Neuman si preoccupava essenzialmente di potenziare i macchinari.
Quando nella metà degli anni ‘50 nacque ENIAC, il primo calcolatore servito da decine di dipendenti, grande un intero stabile, per concludere in tempi eterni quello che oggi fa in decimi di secondo una calcolatrice infilata gratis nel fustino di detersivo, Wiener, comprendendo di avere perso il treno, avvertì il mondo della nascita di un nuovo Golem (il mostro hiddish che a sua volta fu il primo robot).
Lo stesso si disse quando Internet, da infrastruttura di supporto per nerds universitari, assurse a collante informatico del mondo. A determinarne il successo non fu tanto il suo fondamentale sostrato tecnologico, quanto la sua traduzione sensoriale analogica, generata quasi per scherzo nei laboratori del CERN di Ginevra, dove un giovane ricercatore inglese, Tim Berner Lee, pensò di rendere ipertestuali (anche qui recependo un progetto degli anni '50) i documenti dei computer di tutto il mondo, collegati attraverso il protocollo TCP/IP. Con un clic chiunque in teoria poteva andare ovunque: ovunque ci fosse qualcosa, comunque.
Questo qualcosa potenziale, potenzialmente ovunque, divenne fin da subito una rappresentazione mentale neo-kantiana: il cyberspazio fatto realtà, il mondo parallelo in cui anche i tempi, simultanei, ubiquitari e apparentemente perenni, non subivano i vincoli del mondo "reale".
Un mondo parallelo che Shelly Turkle, sociologa con trascorsi lacaniani, presto descrisse come agito dentro la persona, più che fuori di essa, al fine di arricchirla e differenziarla, consentendole di meglio identificare e far interagire le proprie parti. In fondo, stava riemergendo un filone di pensiero ancestrale, precedente allo stesso Leibnitz, arrivato a noi quanto meno fino a Maturana e Varela.
La rete poteva essere autopoieticamente nel contempo esterna e interna.
 
Nuove economie
Gli anni '90 furono pieni di suggestioni di questo tipo, ma anche di contenziosi ideologici fra il filone dei macchinisti neo-neumaniani e quello degli alchimisti neo-wieneriani.
Nel 2000 sembra che nessuno dei due abbia prevalso. Oggi le macchine hanno ridotto sensibilmente la loro crescita algoritmica (legge di Moore), almeno per quello che concerne la loro rilevanza presso i destinatari, mentre i pronostici dei teorici hanno trovato i mondi paralleli a portata di mano del nostro per meglio servirlo e il vero Golem ha utilizzato i prodotti dell'informatica per clonare gli esseri viventi.
Quando al CERN Tim Berners Lee inventò il linguaggio che generò l'idea di una ragnatela di connessione mondiale (World Wide Web), una versione semplificata dei comandi per la pubblicazione elettronica denominata "linguaggio di marcatori ipertestuali" (html), nulla avrebbe fatto presagire il fenomeno che ne conseguì.
Fu Marc Anderssen, un giovane studente dell'università del Minessota a realizzare nel '93 il programma che fece comprendere a tutti che cosa avevamo in mano. Lo fece toccare con mano e si può dire che per molti fu veramente come avere il dominio del mondo intero con la magia di un clic. Nati per Macintosh e UNIX, i primi browser non furono disponibili su PC per diversi anni. Il primo si chiamava Mosaic e, sottratto dalle mani dell'inventore, era divenuto proprietà dell'università. In pochi mesi Anderssen si prese la sua rivalsa inventando un software che lasciò tutti a bocca aperta. All'inizio il suo navigatore, Netscape, era di pubblico dominio (chi apprezzava doveva ritenersi impegnato a pagare). Quando fu pronta la versione corporate, Netscape passò le porte di Wall Street, mentre questa stava vivendo in pieno la crisi dei mercati tradizionali, con il crollo di quelli asiatici. Le sue azioni andarono alle stelle nonostante non si trattasse di un prodotto tradizionale: era tanto impalpabile da non essere ancora stata messa in commercio la versione definitiva.
Quello fu anche l'esordio della new economy e, quando altri titoli Internet, come la libreria virtuale Amazon o l'indice delle risorse di rete Yahoo, fecero altrettanto e con gli stessi esiti, nacque addirittura un listino apposito, il NASDAQ.
A sentire i giornali era la nascita della nuova era, mentre per altri era solo un fenomeno di speculazione. Per pochi ancora, fra cui lo scrivente, si trattava di un piano per annientare la più grande minaccia del sistema capitalistico-consumistico: la rete del libero scambio. Progetto che a oggi sembra almeno in parte riuscito, causa il rogo di capitali di mezzo mondo che ha originato un rifiuto verso Internet e le nuove tecnologie in genere.
Di certo la nuova economia ha originato infinitamente più neologismi in pochi anni di quante sia riuscita la psicologia negli anni 70-80.
La caratteristica di queste "e-branche" è sempre stata quella di "doppiare" una disciplina esistente: gli affari elettronici (e-business), la formazione elettronica (e-learning), l'informazione elettronica (e-content), il commercio elettronico (e-commerce), la consulenza elettronica (e-counselling), il governo elettronico (e-government), e potremmo andare avanti quasi all'infinito.
Che si tratti anche qui di un bicameralismo?
Direi proprio di no.
 
Vederci doppio
Fare confusione, avere le traveggole, essere ubriachi: questo è "vederci doppio". Tuttavia, il mondo riorganizzato sulle fondamenta della telematica ha fatto di questo stato la propria presunta fortuna. Una fulgida stella cadente iperbolica, tanto veloce ad accendersi e altrettanto repentina nell'incenerirsi. Sembrava che "il futuro fosse lì", in Internet, e che avesse abbandonato il "qui" dei poveri mortali.
Sembrava, e c'è chi ancora lo sostiene, che la formazione tradizionale avesse fatto i suoi tempi, travolta dal neo-modernismo dell'e-learning. Poi ci si è accorti che per come veniva pensata la formazione online poteva a malapena sostituire l'istruzione programmata e i materiali didattici tradizionali. Potrebbe essere di ausilio ai modelli più innovativi, se solo fossero gli esperti di questa formazione, invece degli speculatori e degli informatici a realizzarla. Così facendo, scopriremmo che i mezzi di Internet, lungi da sostituirla, potrebbero potenziare la formazione dinamica.
La relazione clinica consulenziale a distanza non potrà mai sostituire il rapporto diretto, come in un primo tempo si temeva. Proprio chi ha di questi timori rischia di impedire lo sviluppo di interessanti esperienze di setting virtuali di tipo complementare. Ricercatori seri, invece di favellare su timori e speranze farebbero molto meglio a studiare le proprietà e le peculiarità del setting distale.
Quello che invece si può dire con quasi totale certezza è che i servizi online rendono evidente la relazione diretta di valore da quella inefficace e da quelle addirittura negative. Creare del counselling online gestito da professionisti con personale certificabile e soggetto a una severa supervisione può offrire servizi di buon livello che potrebbero, proprio perché condotti alla luce del sole, creare problemi a non pochi operatori improvvisati o privi di aggiornamento. Questo a vantaggio dei clienti, favoriti da un ausilio serio e attendibile, che in molti casi risolverebbe i bisogni di base, e dei professionisti di valore o dei maestri che vedrebbero meglio riconosciuto il loro ruolo, la loro efficacia e quindi il loro valore. Essi si vedrebbero risparmiate le richieste meno significative, mentre e potrebbero addirittura usare questi servizi da screening o per sperimentare tecniche di sostegno (forti proprio delle peculiarità spazio-temporali).
Anche le esperienze meno sottili, come l'e-commerce o l'e-procurement (acquisiti e appalti online) hanno dimostrato che a vincere non è la sostituzione o il doppio, ma la continuità e l'integrazione: buoni professionisti della vendita o della negoziazione possono farsi forti delle relazioni privilegiate, rendendole più remunerative proprio grazie agli strumenti di rete, che li sollevano dagli incarichi dequalificanti rivalorizzando quelli particolari e non riproducibili in serie - con o senza computer.
 
L'era dell'Acquario
Il doppio virtuale-reale è fittizio come quello digitale-analogico. Si tratta di stratagemmi atti a mascherare un'incapacità interpretativa o una strumentalizzazione faziosa e speculativa.
Questa finta dialettica della rivoluzione sostitutiva nasconde quanto di vero è realmente avvenuto in questi anni e che si tende a nacondere dietro il finto fallimento delle nuove economie.
Oggi, disponendo dei mezzi, possiamo comunicare dovunque con chiunque. Dal poterlo fare dipende la disponibilità dei mezzi  e questi li abbiamo soprattutto per essere occupati a farlo.
Sto scrivendo questo articolo durante le ferie dal mare. A mio padre, negli anni '60 non sarebbe mai passato per la testa di farlo e che suo figlio un giorno l'avrebbe fatto. Uso un computer portatile basato su Windows CE, non particolarmente potente in termini assoluti, ma straordinariamente potente da un punto di vista relativo, perché misurato in rapporto alla flessibilità, al peso, alla leggerezza e alla completezza rispetto alle situazioni d'uso. Per averlo devo disporre di una certa cultura, di un certo reddito. di una certa competenza. Avere tutte queste condizioni mi costringe ad usarlo mentre viaggio, mentre sono in pausa, quando aspetto il mio turno, in vacanza, la notte. Ho un telefono che mi consente di comunicare ovunque con chiunque, ma anche di essere raggiunto ovunque da chiunque, compreso chi mi dà ordini o mi chiede servizi, anche quando sono in bagno. Certo, potrei spegnerlo, ma a quel punto non apparterrei più a quel gruppo di persone a cui serve quel telefono con quanto ne consegue. Il mio telefono e il mio computer possono comunicare fra loro attraverso la porta infrarossi che, pur non essendo il massimo dell'efficienza, mi consente di trasferire questo articolo a casa, nel mio sito o ai destinatari del lavoro. Probablimente guadagnerò poco o nulla da esso, ma mi consentirà una visibilità che a comprarla mi costerebbe moltissimo. Questo significa che vivo equamente di baratto e di stipendio. Significa anche che se non avessi quel minimo di elasticità che mi consente di comprendere che questa logica consente la reciprocità, sarei un vero schiavo del lavoro.
Invece ho stabilito che per me non esiste più la separazione fra tempo di lavoro e tempo libero: accetto di buon grado il lavoro come momento di vita e mi creo spazi indipendenti o flessibili nei momenti dedicati al lavoro. Parlo di famiglia in ufficio e di ufficio in famiglia, porto mio figlio in ufficio e mentre sono con lui prendo appunti di lavoro.
Sono allienato?
Forse sono sempre lo stesso che ha messo in discussione i ritmi che ritenevamo sacri per trovarne altri.
Durante la rivoluzione industriale l'unico tempo libero era la breve pausa del sonno. Nelle campagne le cose erano meno ansiose, ma anche più rischiose e comunque queste separazioni sacre non esistevano.
La macchina sta da una parte e l'uomo dall'altra? Chi l'ha detto? Forse uno che torna a casa presto per lucidare l'automobile prima di partire per portare i figli a Gardaland o quella che prende l'ansiolitico perché stasera non va in onda la soap opera che rappresenta l'agognato momento di libertà e distrazione?
L'uso che ognuno di noi individualmente fa delle proprie risorse e non le regole o i tipi di risorsa determinano la qualità della vita. Se le tecnologie aumentano le alternative offrono, al pari, più possibilità di schiavitù e più possibilità di liberazione.
La persona del "futuro" è un navigatore fessibile, leggero, nomade, ermafrodita, immemore, meditativo, visionario, non-possidente, dalle proprietà transitorie.
Internet e le nuove tecnologie sono il vero esordio dell'era dell'Acquario. Il signore di questo segno è Urano, patrono della tecnologia, dell'innovazione e dell'originalità. Simbolo della liberazione dal giogo dell'autorità, l'Acquario segue la via di Prometeo per portare il fuoco degli Dei alle creature per liberarle dalla fredda notte della schiavitù e dell'ignoranza. La bicameralità propria dei segni doppi come il Pesci, i cui eone abbiamo abbandonato, si trasforma in un continuum, nel fluire dell'acqua del tempo che unisce e consente, non senza rischio la comunicazione fra i paesi che separa. Un mondo di fratellanza, ma anche meno caloroso, come la carta della Temperanza nei Tarocchi che rappresenta proprio l'acquario, ovverosia l'angelo che versa l'acqua, indica una virtù amorevole e paziente, ma anche meno passionale e meno presente. Siamo tutti più sincronici, ma anche più soli. La madre attaccherà meno al seno le proprie creature e questi ameranno la famiglia come una delle tante familiarità possibili, la prima da cui prendere le distanze per affermare la propria libertà e la propria individualità.
Internet è l'intelligenza collettiva che Pierre Lèvy mutua da Bateson, e DeKerchkove da entrambi chiamandola intelligenza connettiva. Un fluire egualitario e universale di pensiero, ma anche il disinteresse verso chi a questo non appartiene e un certo strumentalismo macchiavellico in cui il diritto appartiene alla pragmatica.
Meno dipendenti dall'età e dal tempo, saremo sempre meno in momenti o luoghi distinti (famiglia-ufficio, ferie-tempo lavorativo, soli-in compagnia, qui-altrove, dare-avere, ...) e sempre più in un continuum. Starà a noi fare la vita a nostra misura, senza aspettarci meriti o premi che non siano il fattore stesso di partecipazione alla condizione comune.
Un mondo nomade, inattuale perché astorico, rapido, povero di confini e definizioni, libero e proprio per questo temibile: e vi sarà chi chiederà la liberazione dalla libertà. La Tirannide (non la tirannia) nell'età antica venne intesa proprio come la liberazione dalle dissoluzioni della dialettiche repubblicane in stato di avanzata decomposizione.
Nulla l'uomo teme di più che la libertà e la mancanza di confini: l'angoscia esistenziale dell'indeterminato che accomuna il senso del tutto a quello del nulla.
Il diverso e lo stesso come due facce della medaglia: il senso del futuro passa dai significati dell'oggi.