Personal Coaching

Servizio di Aiuti.com
Pagine di Ennio Martignago
Appunti di esperienze e riflessioni di uno psicologo,
consulente manageriale individuale e di gruppo.

02 novembre 2007

Separazione e sopravvivenza in coppia

Segnalo, per quanti possano esserne interessati, un nuovo scritto che compare nel mio sito dedicato al cambiamento nella vita psichica e relazionale cambiare.org.

Il tema è la coppia e la sua crisi: le cause della separazione e le regole della corretta igiene di coppia (alla luce della mia peculiare esperienza, naturalmente). Anche se non tocca direttamente l'organizzazione ma piuttosto il "personal coaching" più genuino, quanto della vita organizzativa viene influenzato pesantemente dalle conseguenze di queste dinamiche?

Il brano si intitola "Gli ingredienti della separazione (e la regola dell'irriverenza) e lo trovate a questo link…

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16 agosto 2007

Ferragosto di revival

Una scelta tipicamente estiva quella di riproporre vecchi film.
Non sono poi così vecchi questi articoli comparsi in siti mediamente importanti. Portali come Netmanager che ha cambiato più volte veste o come ApogeOnLine che ha modificato nel frattempo linea editoriale. Con questi cambiamenti sono scomparsi i miei pezzi anche se alcuni si trovano in altri siti che li hanno "ristampati". Alcuni sono, non solo a detta mia, sufficientemente interessanti da valere la riproposta.
Dopo questo "messaggio di avviso" li vedrete ricomparire ed è opportuno che chi ha il servizio su posta elettronica e magari si troverà la cassetta invasa da questi materiali possa comprendere il significato di questa messe.
Confido che alla lunga non si riveli un'iniziativa sgradita.
Ne approfitto per segnalare che materiali precedenti sono disponibili all'indirizzo di "Tracce d'autore". Anche fra questi scritti qualcuno potrà trovare considerazioni utili o ragionamenti riproponibili.

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01 agosto 2007

Esperienza ed esplorazione

Nel giro di poche ore il cinema ha perso in un colpo solo Serrault, Antonioni e Igmar Bergman.
Durante la celebrazione di quest'ultimo il telegiornale ha mandato uno spezzone istantaneo di un suo film - non so quale.
Veniva pronunciata una frase per me folgorante che nella velocità dell'articolo dai più veniva persa, ma che mi sono segnato per condividere con voi, esploratori della vita che non fate conto sulle bibbie del manager, sulle slides dei coach e sui grafici dei trend.
Eccola:

L'esperienza è l'unico dovere di una mente tesa all'esplorazione


E adesso fate silenzio dentro di voi per almeno qualche istante

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23 luglio 2007

Viaggi senza ritorno

Ci sono alcune azioni dalle quali è impossibile tornare indietro. Mentre tutti sanno che uccidere qualcuno è qualcosa di definitivo, non sempre si valutano attantamente gli effetti dei tradimenti.
  • Pubblicizzare un sito e poi dimenticarsi di aggiornarlo fa si che la gente non torni mai più a visitarlo, neppure se farai una campagna pubblicitaria impegnativa.

  • Fare delle offerte ai consumatori dietro alle quali si cela un trucco o una smentita brucia la marca per anni e anni e oltre ancora.

  • Tradire la fiducia dei lavoratori e dei collaboratori fa fuggire i migliori e instaura con gli altri un clima infernale che fa fuggire anche te.

  • Stravolgere o distruggere la cultura di un'impresa o di un'organizzazione azzera il valore dell'impresa.

  • Tradire una promessa importante stipulata con tuo figlio.

Ai primi tipi tradimenti si può sperare in qualche aggiustamento, laddove gli ultimi sono del tutto senza speranza.

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20 luglio 2007

L'illusione di alternativa

Probabilmente la maggior parte di chi mi sta leggendo non conosce Milton Erickson. Si tratta di un grande psicoterapeuta che ha rivoluzionato l'idea di terapia, di comunicazione e di quell'ipnosi che riteneva essere il suo strumento di lavoro. Diversamente dall'Ipnotizzatore che i più immaginano come colui che ti fa cadere in trance profonda suggerendo che sei stanco, facendoti osservare un pendolo e dicendoti "a me gli occhi", lui usava comportamenti divergenti che defocalizzassero l'attenzione.

Uno di questi metodi era quello della cosidetta Illusione di alternative. Erickson poteva, ammaliantemente suggerire al suo cliente che non era obbligato a cadere in trance subito o dieci minuti dopo, ma avrebbe dovuto farlo lasciando l'attenzione e il ricordo sul tavolino della stanza.
Concentrando la propria attenzione sul tavolino della stanza (domandosi se sarebbe stato disposto a farlo), il soggetto non si rendeva conto che la possibilità di scegliere era un'illusione e che quindi lui stava implicitamente accettando di entrare in trance.

Questa tecnica da sempre usata da media e politici, è divenuta nell'ultimo decenni vieppiù inflazionata.

Viviamo in un mondo in cui cercano di convincerci che esistano dei poli sia a livello di partiti politici che di attori produttivi (impresa vs. sindacato) e così via fino alle squadre di calcio.

Il punto è che l'antagonismo fra squadre della stessa città interessa pochissimo i responsabili sportivi, perché la questione che veramente preoccupa è la perdita di attenzione verso il calcio che proprio l'antagonismo esorcizza. Nello stesso modo finiamo per lasciarci convincere che ci siano delle reali divergenze politiche (al di là delle tasche nelle quali ogni schieramento va poi a far riversare il denaro) fra i due blocchi, ma in realtà questo serve a fare pensare al cittadino che egli abbia ancora delle possibilità di scelta e che esista ancora una rappresentanza politica dei suoi interessi (nonostante si possa riscontrare che ogni governo abbia iniziato il lavoro che poi l'altro ha portato avanti). Le alternative più interessanti sarebbero piuttosto all'interno di ogni governo e a guardare bene ci sarebbero ministri del governo attuale che starebbero "tecnicamente" meglio in quello di segno diverso (e viceversa), se solo le appartenenze - e quindi gli interessi di destinazione - non glielo impedissero. Un pensiero di questo tipo verrebbe tacciato di qualunquismo, solo perché rompere lo schema del gioco, svelare gli impliciti significa impedire il suo perpetuarsi in assenza di alternative quando invece l'alternativa non ci è comunque data, semplicemente non esiste se non in una rumorosa apparenza che riesce a fare divergere l'attenzione dagli elementi di sostanza a quelli scenici (un Vespa per tutte le stagioni è la migliore dimostrazione dell'esistenza di un "complotto di conformismo" in atto da decenni).

Anche nei rapporti fra azienda e lavoratori mediati dai responsabili aziendali da un lato e da quelli sindacali dall'altro c'è un'illusione di alternativa. il significato dell'idea di concertazione aziendale oggi consiste essenzialmente nella conservazione della specie degli attori tradizionali dell'azienda in un contesto non-tradizionale che potrebbe funzionare anche senza di loro. Quindi il conflitto serve a fare credere che una dialettica obsoleta sia ancora necessaria e che esista ancora, non tanto una spartizione degli interessi come nello scenario politico, quanto un contraddittorio, un'alternativa di soluzioni.
La soluzione è sempre una: bisogna che qualcuno paghi e che chi paga sia qualcuno di diverso da coloro che sostengono gli attori con "competenza di interessi", e cioè la massa che comunque - come ormai dimostra l'assenteismo giunto a noi dagli Stati Uniti - incide in maniera del tutto marginale sui risultati definitivi (non è un caso che gli esiti elettorali dei paesi del blocco occidentale siano una media più o meno statistica, quasi a dire "mettetevi un po' d'accordo fra di voi, tanto vi assomigliate").

I macro-schieramenti non fanno più fede: quello che fa la differenza sono i progetti di aggregazione basati su interessi particolari con obiettivi e prodotti delimitati e concreti. Pensando ad esempio ai Sindacati, mi viene da osservare che sempre più le emanazioni dell'apparato fondate sulla gestione economica e sulla prestazione di servizi e di sostegno civile costituiranno gruppi di influenza sia economica che politica gestiti da una dirigenza tecnica che andrà a sostituirsi a quella squisitamente istituzionale politica la quale a sua volta diverrà piuttosto una derivata di questi gruppi di influenza in grado di gestire l'economia delle imprese (come soci azionisti, ad esempio) e la politica sindacale e parlamentare, essendo in grado di negoziare potere e risorse nazionali ed internazionali con le forti concentrazioni economiche.

Una trasformazione che dev'essere il più rapida possibile perché l'Italia non affondi soffocata da una dilagante povertà ed un'incapacità dirigenziale e di potere che la rende la Cenerentola fra le nazioni industriali. Un cambiamento che parte dal disincanto da chi cerca di farci credere alle favole e agli spiriti, come la sopravvivenza delle ideologie politiche, delle classi, delle teorie economiche, delle sociologie generali, degli schieramenti…

illusioni di alternative in un mondo sempre più omogeneizzato fra Impero e Masse, come suggerisce Tony Negri, rispetto alle quali solo le scomposizioni progettuali e funzionali e le aggregazioni in molteplicità di lobby di influenza a razionalità limitata (H. Simon) possono rappresentare delle rotture dello schema globalizzante o massificante.

Organizzazioni temporalizzate di soggetti desideranti su risultati definiti e non-continuativi.

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18 luglio 2007

Le dipendenze

Piccola parentesi sui costumi perché sono di quelli particolarmente diffusi fra professional, manager, ecc..
Se uno spinello forse fumato da un autista che il giorno dopo è uscito di strada fa tanto clamore, essere ubriachi alla guida vale proporzionalmente poco più di un buffetto, nonostante le morti provocate dagli alcolici regolarmente commercializzati sommate a quelle causate dall'uso dei veicoli a motore anche esageratamente potenti altrettanto legalmente commercializzati e abbondantemente pubblicizzati in un singolo paese subissano il totale forse mondiale delle morti per droghe proibite e condannate per legge.
E fino a qui troveremmo un certo - non larghissimo (ad esempio quanti sarebbero disposti a passare ad auto ecologiche a bassa velocità) - consenso.

Quanti di noi la penserebbero nello stesso modo a proposito dell'uso dei telefoni cellulari mentre ci si trova per strada, anche quando la si attraversa a piedi, ma soprattutto quando si è alla guida?
Ebbene, una ricerca condotta alla University of Utah dallo staff del prof. David Strayer nel 2003 ha sancito che chi guida telefonando è più dannoso di chi è in stato di ebrezza. Più di recente è lo studio dello stesso gruppo pubblicato dalla Human Factors & Ergonomics che ha confrontato un gruppo di ultra-sessantacinquenni con uno di pre-venticinquenni alle prese con un simulatore di guida per 10 minuti e un percorso di quindici chilometri, due volte usando il telefono con il vivavoce e due volte senza cellulare (dettagli sperimentali). Dovendo frenare, non si fa differenza fra i due gruppi quando sono al telefono caso in cui hanno comunque riflessi del 20% più lenti degli altri, anche perché la consapevolezza degli anziani li porta a tenere maggiori distanze di sicurezza. L'immediata conseguenza è che i tamponamenti nel simulatore si verificano un numero doppio di volte nel caso di un guidatore al telefono.

Ebbene, se te la prendi con quelli che guidano sotto l'effetto dell'alcol, non dovresti essere certo più tollerante nei confronti di chi - te compreso? - guida telefonando - anche se usando il vivavoce.

cfr.:
  • Strayer, D. L. & Drews, F. A. & Crouch, D. J. (2003). “Fatal Distraction? A Comparison of the Cell-Phone Driver and the Drunk Driver.” In D. V. McGehee, J. D. Lee, & M. Rizzo (Eds.) Driving Assessment 2003: International Symposium on Human Factors in Driver Assessment, Training, and Vehicle Design. Published by the Public Policy Center, University of Iowa
  • Strayer, Drews and Crouch, “A Comparison of the Cell Phone Driver and the Drunk Driver,” Human Factors, Summer 2006
  • All Cell Phone Use While Driving Must Be Outlawed

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17 luglio 2007

Le nuove vie del conflitto sul lavoro

Lauti affari per gli avvocati del lavoro con questi chiari di luna, se solo si mettono a imitare i loro colleghi d'oltre oceano. Lo abbiamo visto in più di un film: se degli avvocati si trovano in prossimità di un luogo di incidente qualsiasi, subito si rivolgono alla vittima facendogli comprendere che potrà guadagnare da un'infinità di spunti e pretesti. Se sei scivolato sul pavimento troppo lucido dell'albergo, perché non sfruttare l'occasione per fare causa per danni all'albergatore?

Oggi come oggi le aziende prestano il fianco ad un'infinità di occasioni per fare loro causa e in particolare da parte dei dipendenti di cui ben volentieri desiderebbero liberarsi. Il conflitto sta passando dalle aule sindacali a quelle giudiziarie. I sindacati, ormai in grado di salvarsi solo se prendono la strada della privatizzazione, non hanno ancora capito quale possa essere la nuova popolazione di lavoratori da rappresentare e così capitolano alla ricerca di una classe in una società ormai da decenni priva di classi e si abbarbicano ai lavoratori extra-comunitari.

Il vero conflitto diffuso (a parte i soliti fenomeni sommersi) sta nelle forme improprie introdotte con le ultime leggi sul lavoro da Treu a Biagi. E se di contratti ancora non ne sono stati abbastanza impugnati è per una certa timidezza da parte dei giovani che ancora ascoltano gli obsoleti consigli dei padri di fare i bravi per non pregiudicarsi possibilità peraltro improbabili di continuità d'impiego. Si vive di incursioni: così è dal lato delle imprese e così dev'essere da quello dei lavoratori. Stagisti e contrattisti devono studiare attentamente i contratti e gli avvocati devono imparare ad aiutarli per inchiodare le imprese che dissimulano formazione o reclutamenti diversi da quello che mettono in atto.

Un consiglio, ragazzi: trovatevi fin da subito molte prove e soprattutto molti testimoni!

Altro terreno fertile per i nostri avvocati è lo stress e la depressione che l'ambiente lavorativo produce a causa di demansionamenti o mutamenti delle condizioni di rapporto di lavoro. Anche in questo caso sarà importante rispettare tutta una serie di passaggi, producendo opportune copie con ricevuta di ritorno delle proprie diagnosi da consegnare al datore di lavoro. Da quel momento in poi ogni azione sarà suscettibile di essere ricondotta al rispetto di quella diagnosi.

Per chi abbia visto il film francese L'apparenza inganna, dove un impiegato lasciava a pensare di essere gay e quindi di esporsi a comportamenti discriminatori, la situazione può essere più chiara. Anche per il personale femminile le occasioni non mancano, ma sarà bene documentarsi e trovare un legale preparato.

Bisogna inoltre saper distinguere fra discriminazione con sintomi psicopatologici e mobbing in quanto i primi sono conseguenze dirette di condizioni lavorative, mentre l'altro è un prodotto derivato, secondario, e intenzionalmente preparato, una conseguenza di un comportamento ostile reiterato. E ancora non basta: parlando di mobbing, bisogna sapere distinguere fra quest'ultimo e i fenomeni ad esso apparentati, anche se meno famosi, ovverosia il bossing, lo stalking e lo straining. E occorre sapere come dimostrarlo e seguire una procedura corretta per poter ottenere soddisfazione.

Certo sono molti i casi in cui oggi è giusto che i lavoratori vessati si rivalgano sul datore di lavoro per i danni subiti. Tuttavia, per chi pensasse che queste mie possono essere solo provocazioni, non è azzardato ricordare loro di come - e non soltanto negli USA - molte donne siano arrivate al punto di scegliere il consorte in base a quello che possono spuntare dalla causa del divorzio e a come, quindi, le cause possano diventare uno strumento di profitto, una vera e propria occupazione "professionale". Non è stravagante immaginare che lo stesso possa accadere con i contratti di lavoro.

Queste competenze non spettano soltanto ai legali; è opportuno che ne vengano a conoscenza, almeno nei loro lineamenti generali, anche i lavoratori potenzialmente interessati. Il fatto curioso è che sarà bene che le conoscano soprattutto i manager. Questi infatti si trovano posti fra il martello di un lavoratore che chiede che gli vengano riconosciuti i danni e l'incudine di un'azienda che non intende farlo. Chi prevarica chi? Non è certo l'azienda ad avere intrattenuto comportamenti persecutori nei confronti del dipendente. Sarà al povero manager servile che toccherà pagare! E a ben poco servirà spiegare che non c'erano alternative, che era stato implicitamente indotto da un'altra direzione a comportarsi in quel modo, che le scelte di programmazione economica e del personale…
Tutte scuse inutili: a pagare sarà lui, anche se fino ad oggi in genere l'azienda gli ha coperto le spalle (cosa che non necessariamente continuerà ad essere).

Tutti noi sappiamo che dopo le faccende Enron, Wordcom e Parmalat le imprese sono corse ai ripari con una serie di azioni essenzialmente di facciata, come i bilanci di sostenibilità e i codici etici d'impresa.
Il manager che abbia partecipato ad un corso di quest'ultimo tipo o che abbia firmato di aver ricevuto quel materiale è già implicitamente nei pasticci. Non solo perché l'azienda si laverà le mani dal rischio di essere chiamata in causa per alcune delle tante azioni non propriamente trasparenti che praticamente quasi tutte si trovano a far compiere ai loro manager che vogliano rimanere tali. L'altro rischio è quello di essere in prima persona reso unico responsabile dei comportamenti persecutori dai quali l'azienda, dopo aver fatto il corso e fatto firmare per la consegna del codice etico, prende una volta per tutte le distanze, anche se avrà messo il suo funzionario nella condizione di non sapere come comportarsi diversamente per ottemperare agli obiettivi organizzativi.

È d'altronde vero che molti manager sono impreparati e spocchiosi nei riguardi di tali questioni presumendo di non dovere mai pagare e, grossolani e spesso volgari come sono, finiscono per metterla cantando la testa nelle fauci del giudice. Potrà invece loro essere utile non frequentare i corsi sul codice etico e rispedire al mittente il documento per cui ci si aspetta la firma.
Questo però non basterà e potrà essere bene che si informino, che cerchino dei consulenti in grado di guidarli nelle relazioni di lavoro e magari che se lo cerchino loro un bel corso, non sul codice etico, ma su come evitare di essere chiamato a rispondere di persecuzione nei confronti dei collaboratori.

Qualche anima pura si starà domandando: "Ma dove sono le human resources, le relazioni interne, la comunicazione interna e gli stessi sindacati?"
Bella domanda!…
Io un po' di risposte ce le avrei, ma penso di aver fin troppo scoperto le carte.

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15 luglio 2007

La sfida della semplicità

Caro diario,
sono in vacanza sulla Costa Azzurra (che per le persone normali è un posto come un altro) e, invece di stare come tutti spaparanzato al sole, non riesco a fare a meno di darmi al consumismo. Tecno-consumista o intellettual-consumista, sempre un tossicodipendente sono. Mi consolo pensando che poteva andare peggio e invece, a parte qualche sigaretta, i miei vizi finiscono qui. Era una buona scusa per inforcare la moto e fare un giro fino a Monte Carlo dove c'è la FNAC, vera istituzione francofona nel settore. Dopo un inutile pellegrinaggio fra i gadget e una prima delusione negli scaffali informatici (ancor più smagriti e colonizzati dei nostri dall'innocuo fenomeno-Vista), mi indirizzo verso il secondo vizio.

A parte lo sviluppo di un'intera area dedicata allo "Sviluppo personale" stupefacentemente ricca di volumi fra i quali spiccano una quantità di titoli con la parola coach (-ing), e la invece più smunta zona dello "psi-", ho curiosato in quella ancor più povera dedicata all'organizzazione e alla consulenza d'impresa. Ho frugato fra le pagine alla ricerca di un libro che "avesse un'anima" tale da suggerirmi pensieri o riflessioni se non proprio nuove, almeno con un certo respiro. Quello che ho trovato sono soprattutto libri che cercano ognuno di fare passare una propria formula come una teoria o una tecnica inedita o originale. Non ho avuto l'impressione che ce ne fossero molte. Si sprecavano gli upgrade o le revisioni di temi di moda, primo fra tutti - come da un bel po' - l'intelligenza emotiva. Non sono comunque riuscito a trovare un libro ben organizzato in capitoli e paragrafi chiari che mi suggerisse di comprarlo.
Eppure di formule ce n'erano tante e sfogliando meglio ho scoperto quante fossero le teorie e le tecniche di cui ignoravo l'esistenza. La considerazione più triste era che, considerando l'età e i tanti percorsi intrapresi e poi messi da parte, c'erano troppe informazioni che ignoravo proprio in quelle teorie e tecniche che ero stato fra i primi a studiare, ad applicare e in molti casi a contribuire a diffondere e che quindi mi piccavo di conoscere ed utilizzare.

Sono uscito da quel negozio sconfortato e disorientato. Davvero!
Mi dicevo: "Ecco, vedi che non servi più a niente. Sei un vecchio archibugio e non puoi neppure andare a dire in giro che sai fare delle cose, mentre non sai fare nulla perché non sei aggiornato su niente. Per troppo tempo ti sei detto «impara l'arte e mettila da parte», ti sei convinto che quello che sai è in quello che sei e non in quello che hai imparato. Ti sei dato l'alibi che non c'era bisogno di altre tecniche o sistematizzazioni, perché quello che conta è il tuo esempio e alla fine la saggezza (o, come la chiama Piero Ferrucci, la Gentilezza) che fai trapelare nelle relazioni oppure le risorse che consenti alle persone di far scaturire da loro stesse. Forse è il caso che ti pensioni e che vivi di quel poco che ti basta in un angolo sperduto del mondo".
A parte quest'ultima considerazione che mi sembrava comunque abbastanza saggia da non venire trascurata troppo a lungo, me ne sono tornato alla mia spiaggetta con le orecchie basse.

Con il passare delle ore però la mia autostima si è poi ricomposta e ho deciso che avrei potuto sopravvivere a questa presunta ignoranza o vecchiaia intellettuale. A quel punto mi sono idealmente complimentato con i nuovi autori, i nuovi consulenti e i nuovi coach e ho augurato buona fortuna a tutti.
In seguito mi sono però domandato chi fossero i loro clienti. Manager e organizzazioni in crisi di identità, spesso disorientate, povere di idee, in un momento di cambiamento che non hanno ancora ben compreso. Ho immaginato anche che ne avessero provate tante e che avessero anche poca voglia di investire del proprio in revisioni interne e che quindi la via più semplice consistesse nella ricerca dell'ultima novità nella speranza che funzionasse meglio delle vecchie. E ho immaginato che anche i consulenti finiscano per adeguarsi a questa tendenza tirando fuori dal cilindro tecniche, terminologie e commistioni le più azzardate al confine del patetico pur di far immaginare di avere qualcosa di nuovo da proporre.

La speranza di tutti è che esista un deus ex-machina che fornisca una formula per nuove ricchezze, nuovi mercati, un ritorno di fortuna…
Effettivamente questa è una storia che non mi appartiene e non dipende dall'età o dagli aggiornamenti, ma dalle mie convinzioni più profonde. Il fatto che mi occupi di ipnosi fa sì che debba negare il mio aiuto a molte persone che con sempre maggiore frequenza al telefono o per e-mail mi dicono: "Lei fa ipnosi e allora può risolvermi questo o quel problema senza che debba far fatica e soprattutto senza il mio coinvolgimento cosciente, imponendosi alla mia volontà impenitente, portandomi a fare quello che non vorrei solo perché ho deciso che dev'essere così…". Queste storie non esistono: non esiste il lavoro senza impegno e senza fatica, al massimo quello per cui il coinvolgimento seppur faticoso è gradito; i risultati senza programmazione, coinvolgimento e onestà sono solo di due tipi: o rari colpi di fortuna, come vincere al Super Enalotto, oppure speculazioni, furti più o meno legittimati da un sistema sempre più fortemente parassitario che in genere non durano più del tempo di un arrembaggio; non esiste il fare gruppo senza coinvolgimento, né l'incentivazione del singolo senza incentivi, anche se tutti ci provano solo perché è l'ultima volpata del vicino di stanza.

Soprattutto non esiste una consulenza senza un consulente che metta in gioco se stesso - e non le sue slides, le sue esercitazioni e i suoi trucchi - e senza un'organizzazione o una persona che metta in gioco se stessa per quello che è e non per quello che vuol far vedere di se o fantastica di diventare senza fondamenti concreti.

Cosa rimane a me e a quelli, che credo non essere così pochi, che la pensano come me?
Probabilmente, la pazienza e la costanza, l'onestà e la gentilezza, la sobrietà e la modestia, l'autenticità e la semplicità, l'utopia e la strategia. Una parola che preferisco per riassumere tutti questi ingredienti penso sia proprio la semplicità.
Pensi, caro diario, che dopo tante sbronze di onnipotenza drogata si possa ripartire da lì?

Due passaggi di un noto Nazzareno con cui, caro diario, mi piacerebbe concludere queste riflessioni sono, citate alla bell'e meglio: "Siate candidi come colombe e astuti come serpenti" e "Siate come gli uccelli dei campi".

P.S.: però, non farle sapere in giro altrimenti non troverò più un lavoro da nessuno, neanche a pagarlo.

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24 luglio 2006

A proposito di solitudini...

...più o meno in questi giorni, correva il 1999, scrivevo per l'Intranet dell'azienda in cui operavo un articolo dal titolo post-bertolucciano "Io corro da solo".
Si trattava di una riflessione sul cambiamento della cultura organizzativa per quanto attiene l'etica del lavoratore e del manager (che alla fine era e sempre più è diventato un lavoratore come altri).
Questa è un'istigazione a leggerlo "sette anni dopo" (e per alcuni amici a ri-leggerlo) per confrontare il disappunto di allora con l'indifferenza di oggi. Che sia un po' come la storia della rana che messa nella pentola a freddo si lascia cuocere diversamente da quanto farebbe se la si buttasse nell'acqua bollente?
Oppure erano tutti piagnistei immotivati e la nave va...?
Sarei curioso di conosce la vostra prospettiva personale (come al solito inseribile in commento).
Un pensierino per le ferie o per appesantire la canicola. Prima di ricominciare perché, si sa, "Roma rinascerà più bella e più superba che pria".

Chi ha voglia di leggere il pezzo lo trova qua

Per gli altri, qualche breve estratto.
"La cultura della mediazione e della dialettica é la piú avversata dal liberismo capitalistico estremo nello stesso modo in cui é combattuta dai brigatisti. Se Menenio Agrippa fosse vissuto oggi sarebbe stato giustiziato da un nucleo armato plebeo o ridotto ad accattonare dalle lobbies capitalistiche patrizie. E qualcuno pensa che sarebbe stato meglio cosí."
"Allora io corro da solo, fra delusioni giovanili e impotenze senili.
Corro da solo senza un'anima che mi guardi, che mi dica se ciò che faccio è male o bene; nessuno che mi mostri quello che ha fatto lui, o che prenda a discutere del lavoro comune o dell'azienda a cui si apparterrebbe.
Corro da solo il mio rally fermandomi sempre meno, su auto bollenti e rumorose dai sedili di ferro, dopo avere licenziato il navigatore in modo da avere tutta la gloria per me e rendere sempre piú soddisfatti gli spettatori sugli spalti, affamati dello spettacolo che solo la sofferenza e la morte possono offrire, e per arricchire un team delle corse fatto di gente che neppure conosco.
Io corro da solo, pigiando a fondo sull'acceleratore, ebbro della vertigine del mio destino che mi aspetta dietro una qualsiasi di quelle curve e che ora assorbe del tutto la mia dolorosa mente stanca.
Io corro da solo, e la velocità cancella il mondo attorno e la vita davanti."

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16 luglio 2006

Non sei solo

Come ogni mattina esci di casa e non vedi la gente intorno a te. Pensi a quello che devi fare e non sai come farai a farcela, un altro giorno ancora.
Le persone che passano sono anche loro probabilmente immerse in pensieri come i tuoi, oppure a loro va bene così e sei solo tu che sei un satellite uscito dall'orbita. Ti sfiora lontano un ricordo dell'infanzia: una strada bianca tuo padre e tua madre giovani accanto a te e ti senti stretto da un abbraccio anche quando siete lontani perché il loro sorriso è dentro di te. Lasci allora che questa memoria dolce si giri in nostalgia e rimpianto per quello che è perso e non tornerà.
Adesso invece nulla riesce a darti quella sensazione, neppure la tua famiglia. Tutto il resto è invece fatica, un insieme di eventi che complottano contro di te. Dai capi ai colleghi di lavoro, dalle tasse ai ladri, dalla città sempre meno sicura all'incertezza sul giorno di domani, gli avvocati e i medici…
Tutte le cose pesano sopra di te come un ciclopico amante che ti schiaccia e vuole tutto di te, a cominciare dalla tua anima.
Ci sono giorni che nascono così e sembra impossibile fermarli. Eppure il giorno dopo o forse anche qualche ora dopo, non appena qualcosa torna a giocare a tuo favore, diventa tutto più facile, anche se dentro di te ti ripeti che non durerà.
E ci sono giorni che si susseguono così, pesanti, e neppure la notte ti salva perché continui a sognare la tua persecuzione. Allora pensi che non ci sia più speranza, che alla condanna di Sisifo non ci sia scampo. E rinunci e ti viene voglia di gridare, di scappare, di uccidere e di fare qualsiasi cosa o di non fare definitivamente più nulla.

E ora io che voglio e che posso fare in tutto questo? Probabilmente non molto, perché alla fine capita così anche a me. Quello che conta è piuttosto quello che possono fare le risorse che sono in te.
Così voglio chiederti di leggere con lentezza quanto segue, più piano di come stai facendo adesso, perché c'è bisogno che trovi dentro di te il corrispettivo delle mie parole, l'esperienza dalla parte della tua esperienza, la memoria buona della tua esistenza.
Desidero solo chiederti di fermarti per un attimo, di sederti comodo e di non pensare più. Di sorridere anche se non ti hanno raccontato una barzelletta e non ti sembra ci sia nulla da sorridere. Sorridi e lasciati prendere più che puoi tutto il tuo corpo da quel sorriso lieve.
E poi diventa consapevole che sei sempre esistito, probabilmente da un'infinita serie di vite. Che ti è già successo di tutto e che ogni volta pensavi che quella volta lì non ce l'avresti proprio più fatta. E invece poi magari è peggiorata ulteriormente. E nonostante questo sei sopravvissuto. Pensa che anche oggi stai diventando ciò che sei e che non devi essere più perfetto di ciò che sei. E pensa che l'imperfezione di ciò che stai divenendo è la tua perfezione, ed è bella, comunque sia.
Poi guarda attorno a te con gli occhi della mente. Sorridi e sfuoca lo sguardo. Se osservi bene scoprirai di essere circondato da fantasmi felici.
Sono le figure che ti hanno amato e che ancora ti amano. Bambini, donne, uomini, anziani… nonni e nipoti, amici e amanti, compagni di viaggio e incontri casuali di qualche minuto…
Le persone di quei fantasmi possono essersi perse, scomparse, oppure possono addirittura averti poi tradito o ferito, ma quelle immagini ancora ti amano e fanno parte di te. Non cercare mai di ucciderle o di farle scomparire! Sono vive e sono sempre esistite, perché fanno parte di te.

Ora te ne puoi accorgere: non sei solo! Non sei mai stato solo! E nei momenti più bui, quando lo scoraggiamento ti sembrerà universale, neppure allora sarai mai solo. Non sarai mai stato solo neppure per un attimo di tutte le tue vite.
Le figure che hai incontrato e che incontrerai sono qui e la guida che abita in te le conosce tutte ed è consapevole della loro forza. Attorno a te navigano le energie dei maestri che accompagnano gli uomini e le donne da quando sono bambini fino a quando non calcano più il terreno. E la tua anima viaggia sempre abbracciata a loro e sa di non essere sola neppure quando la tua mente si dispera e annega nel buio della mancanza di fiducia.
Ogni volta che ti racconterai la bugie che nella vita conta questo o quello, che se non arrivi lì nulla sarà mai importato, che tu hai dei problemi reali e concreti e che tutte queste sono favole senza realtà… ogni volta che lo farai - e lo fari, stai certo, se mai non lo stessi facendo già - la guida che è dentro di te (puoi chiamarlo inconscio, se vuoi) ne sarà consapevole e con una botta in testa quando meno te lo aspetti, ti costringerà a fermarti e cercherà di fartelo ricordare, di fartelo ammettere.

Sappilo sempre!
Non sei solo, non lo sei stato mai e mai lo sarai.

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