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Pagine di Ennio Martignago
Appunti di esperienze e riflessioni di uno psicologo,
consulente manageriale individuale e di gruppo.

03 agosto 2005

Creativo o Creatore

Valutando i tratti di personalità e il potenziale del personale nelle aziende fra i termini che vengono usati c'è quello di "creativo".
Eppure un distinguo va posto fra personalità "creativa" e "creatrice".

Creativo è colui che trova soluzioni originali per far risaltare un prodotto o un lavoro. A predominare è il lato estetico e giocoso, la capacità di mettere in gioco la fantasia. Laddove un reparto o un dipartimento hanno la tendenza a farsi appesantire e ingrigire dalle abitudini e dalla burocraticità, l'apporto di figure creative può contribuire al rinnovamento. Gli stessi creativi sono poi ben noti nell'ambiente pubblicitario e in tutte le attività alla moda.

Tutt'altra storia quando si parla di "creatori". Questi sono personaggi condannati dal desiderio di fecondare qualsiasi cosa, donne, terreni, idee, aziende...
Nella teoria dei tipi psicologici jungiani corrispondono all'intuitivo, quello che, secondo l'analista svizzero, vede il futuro, avendo doti di insight e capacità di cogliere dritto all'essenza dei fatti e dei problemi. Quello anche che, sempre all'inseguimento del cambiamento, non ama fermarsi, passando, come la ben nota "pietra rotolante che non fa muschio", da un'innovazione all'altra, lasciando ad altri di far maturare e poi cogliere i frutti. Non si tratta necessariamente di geni, quanto di "imprenditori", proprio perché amano l'impresa ai suoi esordi. Se nei "creativi" è la fantasia a lavorare, i "creatori" lavorano con l'immaginazione, secondo una distinzione approfondita da E. A. Poe. Chi rappresenta magnificamente questa dote è J.L. Borges che nel racconto "Le rovine circolari" descrive un mago che per dar vita a un uomo lo genera da un proprio sogno, scoprendo presto che non basta fantasticarlo: bisogna generarne l'immagine pelo per pelo, poro per poro, odore per odore, cellula per cellula. L'immaginazione è il lavoro e la disciplina dell'immaginario, uno sforzo di concentrazione tenace e ficcante per gettare un ponte fertile sul futuro.
Il creatore ha anche diversi difetti: prima di tutto la sua visione lo porta a passare sopra la quotidianità e a non accettare compromessi; spesos è difficilmente comprensibile e le sue sfide sono rischiose. Forse il futuro gli darà ragione o forse no, comunque sia i frutti non verranno raccolti così presto.

Nonostante questo, proprio i tempi che stiamo vivendo avrebbero bisogno di creatori, eppure sono gli ultimi ad essere ricercati. Pochi - meglio se tanti, maledetti, sicuri e subito: altro che fecondazione. Le aziende non vogliono figli; a guadagnare sono vecchi stanchi che si circondano di giovani inesperti e obbedienti, oltre che sottopagati. La speculazione richiede furbi, forse creativi, ma mai creatori.

Non di rado li vediamo quandi migrare in attività no profit, magari in paesi "in via di sviluppo", come si diceva una volta. Che il futuro stia là, come lasciava presagire qualche anno fa anche Drucker?

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