Personal Coaching

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Pagine di Ennio Martignago
Appunti di esperienze e riflessioni di uno psicologo,
consulente manageriale individuale e di gruppo.

18 gennaio 2006

I diari della motocicletta

Immaginando di percorrere la tua giornata su di una moto, vorrei che per un attimo ti domandassi che tipo di motociclista sei. Immaginando di percorrere la tua vita lavorativa come se fosse un percorso stradale potresti chiederti che tipo di strada stai percorrendo. E a questo punto potresti anche avvicinarti a comprendere quale abbiano imboccato le nostre imprese, il nostro paese e il nostro modello culturale.

Ci sono forse due o tre grandi varianti dei gusti motociclistici.
Da un lato quelli che intendono la moto come un oggetto d'amore in sé; dall'altro quelli che la vedono come un mezzo per realizzare i propri obiettivi; e poi, come sempre, quelli che stanno a metà. Questa distinzione già ci dice molto, ma ancora non ci orienta del tutto sul tipo di moto che fa per te.
L'altra utile distinzione ha a che fare con il rapporto che si ha con la velocità e quindi con l'esperienza - interna o esterna - del viaggio o dello spostamento. Premesso il senso di libertà che probabilmente accomuna tutti i motociclisti (anche se è una libertà discutibile, visti i tanti vincoli che comporta - dall'abbigliamento, alla manutenzione, ai costi...), se per te la velocità è l'esperienza che motiva l'uso della motocicletta hai probabilmente un'orientamento diverso dal caso che fosse il piacere estetico e turistico del paesaggio e del viaggio stesso a dominare.

Rimanendo nel campo motociclistico, se sei orientato al viaggio la moto che fa per te potrà essere una custom - se ami l'oggetto moto - ma anche una turistica o uno scooter - se sei uno "pratico" - o una naked se sei una via di mezzo. Se invece sei orientato alla velocità puoi sempre accontentarti di quello che hai, ma presto o tardi dovrai realizzare il sogno di una moto sportiva.

Quello che voglio dire è che un non-motociclista potrebbe pensare che stiamo parlando in fondo sempre di moto, mentre non è così. Stiamo parlando di rapporto con l'esperienza.

L'effetto immediato della velocità è il restringimento proporzionale del campo visivo. Quanto più questa sale tanto meno si riesce a vedere quello che sta intorno, fino ad arrivare a cogliere solo un punto astratto davanti a noi, che alla fine si introflette diventando un punto interno. Chi viaggia veloce in fondo viaggia dentro di sé, è sospeso nel vuoto e modula, curva dopo curva, il proprio stesso senso di equilibrio.
Per questo il viaggio per chi ama la velocità ha più a che fare con l'esperienza allucinogena: è uno spostamento all'interno del proprio mondo propriocettivo; un modo per introiettare la realtà esteriore e sentirla come una trasposizione. L'esterno non c'è più. È stato divorato dalla velocità!

Al contrario, il motociclismo turistico spinge il motociclista a uscire dalla propria realtà, a non guardare più dentro di sé, ad annullare i pensieri e a portare la propria mente nel paesaggio. Non importa quasi il fatto di arrivare e, anzi, si viaggerebbe meglio se l'unico pensiero fosse quello di trovare un bivacco per la notte per poi poter riprendere il cammino l'indomani. Se si va piano si gode più a lungo dell'esperienza del contatto con la propria moto e, soprattutto del contatto con il viaggio stesso. Nel procedere del viaggio il viaggiatore, con il passar del tempo, è sempre più orientato all'esterno, quanto nella corsa il corridore trasforma sempre più l'esperienza in interiorizzazione, una sorta di solitudine piena. Quando l'esperienza diventa esponenziale, per il viaggiatore si può arrivare al punto di non ritorno del viaggiare per viaggiare, del perdersi del tutto nella totalità dell'esterno e andare sempre avanti sospinti dalla curiosità di vedere la prospettiva dietro all'altro angolo e a quello dopo; mentre per il corridore l'insoddisfazione si traduce in fame di velocità, di incorporazione del tutto e di trascendenza della fisicità in velocità.

Già, ma per te che in moto non ci vai proprio e non sei neppure interessato all'argomento, a che cosa può valere questa discussione?

Il punto è che nella "moto della tua giornata" ci sei sempre. La tua vita va troppo lenta o troppo veloce? Inglobi l'esterno nella tua esperienza interiore o esteriorizzi tutto nelle tue relazioni con il mondo? vivi focalizzato sul tuo obiettivo o ami di più l'oggetto della tua esperienza? per te l'esperienza della noia emerge quando vai piano o sei fermo oppure quando non hai stimoli esterni?

Siamo, è vero, in un mondo che va sempre più veloce... o meglio, che si dota di apparati che spingono sulla rapidità, ma non tutti siamo così interessati alla velocità.
Se dovessimo mettere in un quadrante l'ordinata della focalizzazione (orientamento all'obiettivo o al mezzo) e l'ascissa dell'esperienza (corsa o viaggio), incontreremmo quattro tipi uno dei quali potrebbe essere più vicino a noi nel nostro modo di vivere l'ambiente di lavoro, la nostra quota personale relativa di managerialità diffusa.

La velocità porta a vedere sempre solo quello che ti sta davanti e a far riferimento sempre più soltanto alla tua stessa persona, dimenticando tutto quello che ti sta attorno, o meglio, fagocitandolo, metabolizzandolo e assimilandolo nella tua esperienza, trovandogli lo scopo in quello che vivi. Di fianco a te un amico ti racconta di quello che ha sperimentato e tu ti chiedi a cosa può servirti, tuo figlio se ne sta andando ma tu non te ne accorgi perché è fuori dal tuo campo visivo. Se sei focalizzato sulle tue competenze sarai un po' come un artigiano, concentrato sull'amore per il suo lavoro e su quello che stai realizzando in questo momento, mentre se è il fine ultimo, l'obiettivo a orientarti sarà poco importante come lo realizzi: è fondamentale arrivare, soprattutto che tu arrivi. Alla fine della strada, non sarà strano che tu venga a scoprire nient'altro che un'esaltazione solitaria.

D'altro canto il viaggiare per viaggiare ti porta, è vero, a guardarti attorno e a scoprire quanta varietà le persone e le situazioni offrano. Osservi e ti intrattieni. Ti prendi il tempo ed esplori. Il tuo collaboratore o il tuo capo ti stanno soffiando i meriti di quello che fai, ma poco importa perché la tua esperienza ti sta dando soddisfazioni. Stai al lavoro, curi il cliente e le relazioni con i colleghi e non ti chiedi dove stai andando perché, parafrasando Gaber, "il lavoro è partecipazione". Se sei orientato al mezzo costituirai, o farai parte di un gruppo che tiene alla sua creatura più che al fine che questa può far conseguire, mentre se sei orientato all'obiettivo il tuo progetto sarà un susseguirsi di tappe e soprattutto un adattamento al trend aziendale del momento, una continua occasione per esprimersi, tu e chi sta con te (che comunque preferiresti interpretasse le tue istanze più che le sue).

Ecco. A te ora la scelta di dipingere a quale tipo di motociclista o, più frequentemente, a quale via di mezzo assomigli.
Non solo. Potremmo giocare a chiederci a quale tipo di motociclista assomigli l'attuale modello di sviluppo dell'impresa italiana.
L'obiettivo di tutto ciò? La consapevolezza, innanzitutto. La consapevolezza è sempre il principale enzima per la riequilibratura e il riorientamento. L'attuale disamore per la moto, ad esempio, potrebbe essere anche solo una stanchezza per la velocità; oppure l'attuale rigetto per il mezzo potrebbe essere solo una perdita di interesse per l'obiettivo del viaggio...

La primavera è vicina e si può usare la moto in tanti modi, anche molto piano, senza mai perdere la soddisfazione di far strada.

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