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Pagine di Ennio Martignago
Appunti di esperienze e riflessioni di uno psicologo,
consulente manageriale individuale e di gruppo.

11 novembre 2006

Consigli per gli acquisti

Questo sito di norma non si è mai occupato di tecnologie. A suo tempo ne ho curati diversi destinati proprio a questi aggiornamenti. Oggi penso che le tecnologie possano divenire corredo di altri argomenti magari di taglio professionale.

Negli ultimi tempi si sta assistendo ad un cambiamento nell'interesse per i computer e non solo i professionisti, ma le stesse imprese tendono a proporre macchine compiute in base al tipo di utilizzatore. Questo si traduce in un crescendo di acquisti di computer portatili, preferiti sia per la loro trasportabilità in sedi diverse, sia perché il notebook viene visto come una macchina finita in base all'uso cui è destinata.
Così l'offerta di notebook cresce e il loro prezzo scende. Tuttavia, proprio la crescita dell'offerta necessita di chiarimenti e non pochi professionisti chiedono di capirci di più quando si tratta di acquistarne uno.
Mi sembra utile quindi fornire una tavola di orientamento per la scelta che soddisfi le diverse richieste che ci arrivano.


In primo luogo, chi vuole comprare un notebook farà bene a comprendere quale sia l'utilizzo ne farà.
Chi, ad esempio, compra un portatile per sostituire il vecchio desktop, probabilmente non avrà la necessità di portarlo con sé: gli destinerà un posto sulla sua scrivania dove lo lascerà a lungo. In tale caso sarà più utile che osservi l'ergonomia del prodotto soprattutto dal punto di vista dello schermo, che sia abbastanza ampio per farci stare il numero maggiore possibile di finestre aperte contemporaneamente, curando che tastiera e trackpad siano abbastanza confortevoli e precise così da rendere agevole il lavoro di scrittura. Questa scelta consentirà di risparmiare, perché i notebook di grandi dimensioni costano proporzionalmente di meno e offrono funzioni aggiuntive (ad esempio i lettori di schede di memoria) che non faranno rimpiangere lo spazio offerto dai desktop tradizionali.
Sicuramente è una questione di estetica, più che ragioni pratiche, che spinge a scegliere per queste finalità un portatile invece di un desktop.

D'altro canto gli stessi desktop stanno cambiando in questo senso e ci sono in commercio prodotti esteticamente accattivanti e molto più pratici per trovare posto in una scrivania offrendo vantaggi ergonomici superiori a quelli dei portatili: penso in particolare ai Mac Mini di Apple, delle dimensioni di 5-6 scatole di CD sovrapposte, silenziosissimi, ma completi di tutto quel che serve, a cui si collegherà un bel video di grandi dimensioni e una tastiera e un mouse wireless molto pratici per scrivere ovunque senza avere tanti fili in circolazione.

Meglio ancora, gli iMac sono macchine molto potenti dotate di tutto quel che serve, compresa videocamera per videochat e software per l'intrattenimento, di una bellezza tale da renderli veri e propri elementi di arredamento.

Farà dunque bene a scegliere un notebook soprattutto chi avrà necessità di portarselo dietro. La scelta prefigurata sopra sarà indicata piuttosto per quelli che, più che un portatile, cercano un "trasportabile": la soluzione da portarsi dietro, magari una volta o due all'anno, quando si va in ferie o quando si abiti in posti diversi per lunghi periodi.

Tutti gli altri, e sono la maggioranza, avranno bisogno di una macchina che soddisfi alcuni requisiti critici:
- robustezza
- praticità (dimensioni e peso)
- ergonomia.

Per valutare la scelta di un notebook non bastano i dati tecnici o la pubblicità su un volantino o su Internet: dovete per forza andarli a vedere, sentire (non sottovalutate il rumore della ventola o dell'hard disk) e soprattutto toccare.

Quando andate in un negozio per scegliere, non cominciate dal prezzo: anzi cercate proprio di evitare di guardarlo per non farvi condizionare.
Per prima cosa prendeteli in mano, uno dopo l'altro, e saggiatene il peso e la praticità a manipolarlo. Tenendo chiuso lo schermo, reggetelo di sotto con le punte delle dita di una mano e osservate quanto sta in equilibrio seguendo i vostri movimenti. Poi aprite lo schermo e fate lo stesso.
Valutatene la consistenza "pinzandolo" con le dita ai bordi anteriori, ai lati estremi dell'area d'appoggio dove si trova anche il trackpad, comprimendolo per valutarne la robustezza. Immaginate che cosa accadrebbe se dovesse cadervi dalle ginocchia dove lo state usando.
Valutatene il peso, pensando di dovervelo portare dietro quando andate a fare shopping con altre borse in mano, e l'ingombro, nel caso doveste usarlo per strada o in una sala d'attesa.
Poi appoggiatelo su uno scaffale e ponete i polsi sui bordi esterni provando a digitare: saggiate la risposta dei tasti e la comodità delle dita, verificando se siete pratici ad usare la trackpad o se vi imbrogliate fra il tasto destro e quello sinistro.
Osservate infine la luminosità dello schermo, più che le sue dimensioni, e cercate di immaginarvelo in situazioni di maggiore illuminazione, tenendo presente che nessun notebook è leggibile sotto il sole di mezzogiorno in estate, ma che molti potrebbero darvi problemi anche con l'illuminazione diurna di una stanza assolata.
Soprattutto non cadete nell'errore di apprezzarlo in base alla grandezza: un oggetto portatile è tanto più buono quante più attività consente di sbrigare in uno spazio piccolo senza far rimpiangere un oggetto di dimensioni superiori. Per questo i 12"-13" sono le macchine perfette per i viaggiatori e i 17" quelle per chi lavora con le immagini o con i filmati (chi guarda i film in viaggio farà meglio a prendere in considerazione piuttosto un lettore DVD portatile che consuma meno e funziona meglio).
Se, infine, doveste essere indecisi fra la praticità del trasporto e la comodità domestica, ricordatevi che la maggior parte di queste macchine è pensata per funzionare come una CPU indipendente a cui collegare monitor e tastiere esterne di dimensioni ampie e comode.
Notate che non ho preso in considerazione la velocità del processore perché questa in genere dipende dal sistema operativo e dal software che si utilizza. I processori in commercio sono generalmente tutti buoni, ma alcuni invecchiano più tardi (nel momento in cui scrivo sono sconsigliati i Turon e i Celeron, mentre i più attuali sono i Core Duo 2 che non costano eccessivamente di più). Di spazio disco più ce n'è e meglio è, ricordandovi che ci sono sempre più offerte di memorie esterne economiche e di basso consumo, in quanto sostituibili facilmente (quindi non solo hard disk 2,5" autoalimentati, ma soprattutto flash card da 2, 4 e più GB, veloci e affidabili). Di RAM, ovvero la memoria di lavoro, invece ne servirà almeno per 1 GB (considerando che i computer che montano le memorie più recenti avranno incrementi di prestazione sensazionali se usate una coppia di schede della stessa dimensione: 512 MB + 512 MB, oppure 1 GB + 1 GB). Ci sono poi altre informazioni importanti, ma meno generalizzabili, come la durata della batteria, che lasciamo sullo sfondo.

Detto questo posso anche spingermi a identificare due modelli di riferimento che potrebbero essere fra i migliori prodotti ad offrire soddisfacenti performance fra quelle fino a qui indicate. Personalmente l'eccellenza - al di là dei prezzi - dei notebook attuali per me va:



1) agli Apple MacBook 13" e i MacBook Pro 15" e 17".




2) Ai Sony Vaio Serie N a 15", la Serie C a 13" e la la Serie TX a 11".




Siamo infine alla questione della dotazione software.
Ci sono due soluzioni possibili:
- l'utilizzo di un solo sistema operativo sulla stessa macchina (oppure una macchina per sistema operativo)
- l'utilizzo di più sistemi operativi sulla stessa macchina.
Oggi come oggi la seconda soluzione è fornita solo dai nuovi Apple (quelli con i processori Intel).
Chiaramente la seconda scelta offre non pochi vantaggi, anche se solo a chi ha voglia o necessità di sfruttarli. Soprattutto facilita la sperimentazione da parte di chi vorrebbe provare delle alternative al sistema attualmente in uso, ma non sa rinunciare tutto subito alle abitudini attuali o a certi programmi dedicati del vecchio computer.
Il sistema operativo si valuta poi sulla base:
1. della funzionalità del sistema in sé
2. della compatibilità con gli standard globali
3. della varietà di soluzioni applicative offerte (e del target di riferimento - ad industriale vs. individuale)
4. dell'economicità e dei costi di aggiornamento (e quindi del rapporto fra invecchiamento della macchina in relazione all'adeguamento del software).
Probabilmente si può dire - anche se so che molti non saranno d'accordo con me - che al punto 1 emergono i sistemi Mac, al 2 e al 3 Windows e Macintosh, per ragioni differenti, al 4 le distribuzioni Linux - la mia preferenza va ad Edubuntu - e, un po' più lontano, Macintosh.

Questi stessi ultimi criteri valgono anche per la dotazione software. Sull'onda del "monopolio" di fatto di Windows, anche la suite di applicativi da ufficio di Microsoft sembra una scelta obbligata, mentre così non è. Per le necessità della quasi totalità degli utilizzatori, OpenOffice.org 2.X, la suite d'ufficio libera nata dalla comunità OpenSource con il determinante supporto di SUN, offre piena compatibilità con la maggior parte dei prodotti di mercato e soprattutto consente aggiornamenti gratuiti. Ci sono poi delle soluzioni realizzate da programmatori indipendenti che si adattano magnificamente alle esigenze di ognuno di noi, per ognuno diverse, a dei costi estremamente contenuti o addirittura assenti. Il mio consiglio è quello di provarle, magari documentandosi prima.
Chi scrive, infatti, non solo non adotta più quasi nessun prodotto delle grandi software house, ma neppure suite o applicativi pantagruelici come gli Office - compreso quelli gratuiti. Il software lo pago, non quando lo provo, ma quando ne faccio veramente uso e lo faccio volentieri perché so che va a della gente che veramente crea e lavora e non a imprese che vivono del volume di potere che sono riuscite a generare.

Per concludere, che il professionista scelga liberamente la macchina che più fa al caso suo, ma che lo faccia senza farsi condizionare dalla pubblicità dei supermercati o del vicino smanettone e neppure dalle scelte delle aziende con cui collabora, ricordandosi che spesso, anche quando l'azienda te ne passa uno sottolineando che "a caval donato non si guarda in bocca", è meglio avere un notebook personale da portare in giro, lasciando quello della ditta in ufficio. È un modo anche questo per ricordarsi che per un knowledge worker il sapere è la vera risorsa e che questa non va lasciata in azienda né condivisa con chi, oggi come oggi, non gli offre già più nessuna garanzia e meno ancora gliene garantirà in futuro.

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