Grandi scenari dei nuovi equilibri - Apple vs. Google & c.
Sat, Feb 13 2010 01:29 | Titoli

Che iPad abbia fatto tremare alle fondamenta il mondo dell'elettronica, dell'informatica, di internet e delle comunicazioni non c'è alcun dubbio, anche se a sentire alcuni sembrerebbe dover essere una porcheria inutile.
Vorrei ricordare che reazioni simili se non peggiori avvennero all'uscita dell'iPhone, quando - una per tutte - Nokia sbeffeggiò il nuovo prodotto bollando il produttore di non sapere fare telefoni e che loro, non solo non erano preoccupati, ma che non si sarebbero spostati di un centimetro dalla loro direzione. A pochi anni di distanza la stessa casa scandinava apre il suo Symbian per non perderlo, fa accordi con Microsoft per avere un salvagente con Windows Mobile e non disdegna di mettere gli occhi su Palm. Nel frattempo, Palm, che non va dimenticato essere costituita dalle migliori menti fuoriuscite da mamma Apple (così come a suo tempo nacque da una fronda del laboratorio di Newton (sempre Apple) non sta deludendo la mia prima impressione che si trattasse della migliore ed originale alternativa a iPhone - e continuo a credere che il design interattivo dell'oggetto sia la versione "telefonicamente orientata" del melafonino, mentre WebOS fa mangiare polvere alla grande al Linux da smanettoni di Android, pur sapendo di stare attirandomi tutti gli strali possibili di periti e ingegneri. Peccato che manchino loro i fondi indispensabili e per il momento fanno fatica a respirare.
Si fanno avanti addirittura voci fortemente accreditate di sospensione della produzioni della telefonia e che l'unico prodotto a sopravvivere sarà una cineseria in stile INQ Chat nota come Pixi (che fine ha fatto Dixi?). Anche la TelecomItalia statunitense AT&T sembra tirare i remi in barca dagli investimenti su questa piattaforma. Tutto questo a me suggerisce però soprattutto manovre sotterranee per acquisti sottobanco e, se avessi da giocare in borsa starei pronto a investire lì.
Lasciamo Palm agli odori di betulle e aringhe affumicate e torniamo in casa Apple.
Non credo che faccia bene alla salute di Steve Jobs l'agitazione di questo momento. Grandi manovre che fanno oscillare Cupertino fra i suoi principali amici-nemici, ovvero Google e Microsoft.
Del primo si sa che è stato il principale partner dell'iPhone che poi avrebbe usato questa partnership per realizzare il suo principale concorrente, così come accadde con la Microsoft di Gates.
Noto per l'incoerente alternarsi di lunghi silenzi e grandi esplosioni, Jobs avrebbe dato segnali di ritorni a Seattle dove una nuova leadership si starebbe affacciando, quella di Ray Ozzie. Per ora di certo ci sono segnali di interesse per una versione iPad di Office: naturale, visto che quella di iWork deve averli fatti spaventare non poco. L'altro e più importante busines sarebbe legato al motore di ricerca Bing che si diceva avrebbe potuto prendere il posto di Google come browser di default.
Tuttavia, Google, soprattutto con il suo apporto nella ricerca dello sviluppo delle piattaforme iTouch, varrebbe per Apple un introito fisso di 100 milioni di dollari l'anno, cifra a cui è difficile rinunciare così come è difficile accettare che i frutti di queste ricerche e la fuoriuscita di informazioni potrebbe essere ben più dannosa, considerando la liquidità di Cupertino e la sua posizione di quinto rivenditore di elettronica nel solo suo paese. Questa bagarre sta già modificando lo scenario di santi e demoni che oggi, al posto di Microsoft, vede Google come il principale rivale di Apple e fa nascere altrettante fazioni riguardo a chi identificare come il salvatore e chi il despota.
La storia di questa alleanza che si sta trasformando in disputa è ben rappresentata nel questo ricco e bel da-tze.bao realizzato da Gigaom riportato in appendice.
Come se non bastasse è il mondo del business ad entrare in campo a sostegno del rivale da sempre. Così, dopo il client di SAP per iTouch e quello ancor più importante di Citrix, quello che un tempo era il re dell'elettronica e che si è rigenerato come uno dei più grandi fornitori di piattaforme gestionali, nonché di strategie, Big Blue IBM, alla faccia di quanto possa pensare Bill Gates, sta esprimendo il più profondo credito nei confronti di iPad.
Ma anche qui ci sarebbe da domandarsi se si tratta più di una domanda di prodotti Apple (che ora non fa di certo più concorrenza a IBM) o di una guerra al nuovo colosso delle reti di Mountain View, che invece con lo sviluppo delle sue offerte d'impresa di concorrenza ne fa e tanta, dove i numeri che ballano sono ben più mostruosi di quelli di tutti i dispositivi del mercato. Qui tutto si gioca attorno alla parola magica del Cloud Computing che ha almeno quattro chiavi di interpretazione: oltre a quella di Microsoft (Ozzie) che forse sarà la più sconvolgente e quella più consolidata e tradizionale di Google, ci sono quelle, appunto di IBM e, da non sottovalutare, quella di Oracle (maggior giustificazione del megamiliardario acquisto di SUN).
Aspettative, comunque, quelle del mondo del business che non stanno dietro a quelle consumer, per tradizione destinatario discriminante di Jobs & c. Ed è proprio dai vicini di casa di Nokia, la ricca Norvegia, che arriva il primo sold-out: sono gà tutte esaurite le prenotazioni di iPad (con buona pace di chi sperava che Apple potesse temere di dover abbassare i prezzi). E nel frattempo anche i piccoli programmatori, vera anima del successo di Apple, stanno destreggiandosi con il nuovo SDK, lo strumento per sviluppare per iPad (che, librerie a parte, non dovrebbe essere troppo diverso da come si fa per iPhone).
Beh, se siete arrivati fino a qui e se non vi sentite ancora storditi, forse avrete qualche possibilità di affrontare le incertezze di questo e di altri futuri imperi.
Commenti